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Bolzano, Teatro Comunale – Die Antilope

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La terza stagione OPER.A 20.21, organizzata dalla Fondazione Haydn di Bolzano e Trento, chiude una trilogia impostata sulle caratteristiche più rilevanti dell’esistenza umana. A The irony of life e Love and other cruelties segue Escape from reality, denominazione che sembra adattarsi a meraviglia al mondo contemporaneo. La serie di titoli presentati, con due prime assolute, si apre con un lavoro del compositore austriaco Johannes Maria Staud, primo artist in residence per il nuovo progetto della fondazione altoatesina. Non poteva essere compiuta una scelta più felice, quanto a tematica e stile, per l’inaugurazione della stagione lirica. Die Antilope (prima esecuzione a Lucerna nel 2014), titolo enigmatico all’apparenza, è in realtà di ingegnosa trasparenza: l’antilope è un mammifero tendenzialmente solitario e prudente. Nella sua paura risiede l’incomprensione di chi “non vede”, spaventato e accecato dalla diversità, e si trova in fuga per la vita, alla ricerca di qualcuno che possa comprendere, senza condizionamenti, una realtà differente.

Staud, in stretta collaborazione con Durs Grünbein, autore del testo, lavora a una partitura armonicamente compatta in cui si fanno spazio venature pop, sentori cabarettistici e ritmi sensuali, con ampio uso di passaggi riservati alle percussioni. Con l’ausilio del live electronics (curato da Christina Bauer), tecnica che consente la produzione e rielaborazione di suoni, generati da fonti acustiche o elettroniche, in tempo reale, vengono manipolati rumori naturali, segmenti parlati, oltre a un clavicembalo e a un pianoforte. Questa selva di timbri e sonorità funge da caleidoscopico commento a una vicenda imperniata sulla figura di Victor, dipendente di un’azienda in cui tutti ambiscono al successo, raggiunto nei modi più disparati. I discorsi frivoli e maligni lo irritano. E lui, d’altro canto, intimorisce i colleghi per il carattere schivo e introverso. L’unica via di fuga è la finestra: il salto nel vuoto appare come una liberazione, momentanea però. Il mondo esterno presenta le stesse situazioni tragicomiche e surreali, fantastiche e pericolose al contempo. Anche lì Victor è solo, chiuso nel proprio guscio che il libretto evidenzia attraverso l’uso di un linguaggio, denominato “antilopese”, con cui il giovane si esprime, incomprensibile al mondo. La realtà viene come distorta: è lui l’intruso, con la sua lingua oscura, o sono “estranei” gli altri? Le scene si susseguono, con location sempre differenti, intervallate da puntuali interventi orchestrali, a mo’ di commento musicale all’ambientazione. Si incontrano un’umanità multiforme, costellata da presenze inquietanti (dottori feticisti, severi tutori della legge), e situazioni in grado di dare forti spunti di riflessione, finché la ciclicità della narrazione riporta alla scena iniziale in azienda.

I costumi guardano all’ambientazione naturale, con grandi mascheroni caricaturali di fattezza animale, oppure a una forma di critica surreale ben condensata nei tipici indumenti clowneschi indossati dai dottori. Le disadorne scene di Ingrid Erb e Werner Hutterli puntano sulla valorizzazione di alcuni elementi impattanti e si rivolgono a una formula minimal in grado di focalizzare l’attenzione dello spettatore sull’angosciante astrazione ambientale. Con la sua regia, Dominique Mentha pone l’accento sull’imbruttimento quotidiano attraverso una gestualità che sottolinea l’annullamento dell’individuo, in favore del gruppo e delle sue perverse esigenze. Norbert Chmel cura il disegno luci.

Il ruolo protagonistico è affidato a Wolfgang Resch. Il baritono austriaco comunica con intensità le varie sfaccettature di Victor, ne è interprete profondo in scena e abile per quanto attiene le molteplici esigenze canore, comprese frequenti emissioni eterodosse. Le altre voci maschili si distinguono per correttezza e solida preparazione: i baritoni Ardalan Jabbari, Dottore 3 e Vigile, e Christian Kotsis, Capo, Capocameriere, Collega 2, Passante e Dottore 2, eseguono con perizia quanto loro richiesto (non da ultimo l’uso del falsetto), trasmettendo, nella resa scenica, i messaggi specifici del testo; il tenore Gernot Heinich, Collega 1, Giovane Uomo e Dottore 1, è del pari accurato e capace di affrontare la linea vocale previste da Staud.
Il versante femminile vede in scena due mezzosoprani, l’ammiccante e sardonica Maida Karišik, Collega 2, Donna 2 e Donna anziana, e Catrina Poor, Madre, e due soprani, la valida Elisabeth Breuer, Collega 1, Donna e Scultura, capace di ascendere efficacemente il pentagramma e di esibirsi con felice esito, e Bibiana Nwobilo, Segretaria, Giovane Donna e Passante. Partecipa alla rappresentazione anche Leonhard Felix Mahlknecht, incarnazione del Giovane Victor.
Gli interventi corali che punteggiano la partitura, commentando con regolarità gli eventi, sono affidati all’eccellente Wiener Kammerchor, preparato da Michael Grohotolsky. La prestazione, maiuscola per fraseggio e nitore, rivela un’omogeneità e un compiuto amalgama tra i singoli e l’insieme, dando prova di rigore tecnico e profonda devozione alla musica.

Alla testa dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento vi è Walter Kobéra che si avvale della propria lunga esperienza nel repertorio contemporaneo per assecondare la compagine altoatesina nell’esecuzione solerte, vivida e organica della partitura. È inoltre evidente l’attenzione rivolta alle voci le quali sono costantemente sorrette e accompagnate diligentemente lungo il cammino della narrazione. Nei frequenti interventi sinfonici si comprende l’ormai felice e collaudata frequentazione della musica contemporanea da parte dell’orchestra.
Il successo finale, per questa coproduzione tra Fondazione Haydn e Neue Oper Wien, giunge unanime e caloroso.

Teatro Comunale – Stagione d’opera 2017/18
DIE ANTILOPE
Libretto Durs Grünbein
Musica di Johannes Maria Staud
Editore proprietario Universal Edition AG
Rappresentante per l’Italia Casa Ricordi, Milano

Victor Wolfgang Resch
Collega 1, Donna, Scultura Elisabeth Breuer
Collega 2, Donna 2, Vecchia signora Maida Karisik
Segretaria, Giovane donna, Passante Bibiana Nwobilo
Collega 1, Giovane Signore, Dottore 1 Gernot Heinrich
Capo, Capocameriere, Dottore 2, Vigile Ardalan Jabbari
Collega 2, Passant, Dottore 3 Yevheniy Kapitula

Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Direttore Walter Kobéra
Coro Wiener Kammerchor
Maestro del coro Michael Grohotolsky
Regia Dominique Mentha
Scene Ingrid Erb Werner Hutterli
Costumi Ingrid Erb
Light Design Norbert Chmel
Sound Design Christina Bauer
Coproduzione Neue Oper Wien, Fondazione Haydn
Allestimento Lucerne Festival, Theater Luzern, Oper Köln
Bolzano, 2 dicembre 2017

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