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Bergamo, Teatro Sociale – Il borgomastro di Saardam

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Il 1827 è un anno importante per la vita e la carriera di Gaetano Donizetti. Il trentenne maestro si fidanza con Virginia Vasselli, che diventerà poi l’amatissima moglie, e stipula un contratto con il re degli impresari, quel Domenico Barbaja, milanese operante a Napoli, che tanta parte ha nella storia dell’opera italiana della prima metà dell’Ottocento. Il primo lavoro scaturito dall’incontro con Barbaja è Il borgomastro di Saardam, su libretto di Domenico Gilardoni, rappresentato al Teatro del Fondo di Napoli il 19 agosto 1827, in dialetto napoletano, e poi ripreso con testo italiano l’anno successivo alla Scala. Di fatto dimenticata, l’opera viene riesumata in tempi moderni nel 1973 proprio nella città olandese di Zaanstad, la “Saardam” del libretto. Torna ora in scena sul palco del Teatro Sociale di Bergamo nell’ambito del Festival che la sua città d’origine dedica al grande compositore, in una nuova edizione critica approntata dalla Fondazione Donizetti, a cura di Alberto Sonzogni.

La vicenda rimanda al soggiorno incognito dello zar Pietro il Grande nella cittadina olandese, allo scopo di acquisire le competenze tecniche in campo navale, da importare in patria. La trama è semplice. Pietro il Grande si finge carpentiere nei cantieri di Saardam e lavora insieme al disertore russo Flimann. Flimann è di umili condizioni e dispera di poter sposare Marietta, figlia del Borgomastro. Costui, saputo che lo zar è venuto in incognito in città , si convince che Flimann sia in effetti Pietro il Grande. Il vero zar intanto è richiamato in patria per sedare una rivolta e deve rivelare la sua vera identità. Prima di partire concede un alto titolo a Flimann, che potrà sposare la sua Marietta.
Diverse le fonti dell’intreccio: la commedia in tre atti Le menuisier de Livonie; ou, Les illustres voyageurs scritta nel 1805 da Alexandre Duval e Le Bourgmestre de Sardam ou Les deux Pierre del trio Melesville, Boirie, Merle, pubblicata nel 1815. Sul fronte operistico, oltre al dramma eroico di Giuseppe Rossi Pietro il Grande ossia il trionfo dell’innocenza, su testo di Antonio Simon Sografi (1793), si contano un’opera di Giovanni Pacini su libretto di Felice Romani (Il falegname di Livonia, Scala, 1819) e il dramma buffo Pietro il Grande ossia Un geloso alla tortura di Nicola Vaccaj (Parma, 1824). Donizetti stesso non affrontava per la prima volta questo soggetto: nel 1819 aveva licenziato Il falegname di Livonia, ossia Pietro il grande, Kzar delle Russie, su libretto in due atti di Gherardo Bevilacqua-Aldobrandini, tratto dalla commedia di Duval. Attinge invece a Le Bourgmestre de Sardam ou Les deux Pierre il libretto confezionato da Gilardoni per il nuovo cimento. Che si presenta come un lavoro interessante, anche se non troppo originale per il suo aderire di fatto al modello rossiniano imperante. Certo, ci sono la consueta facilità melodica donizettiana (non sempre ispiratissima, però) e una innegabile perizia di scrittura orchestrale: elementi che assicurano una tenuta complessiva, grazie anche all’efficace libretto di Gilardoni.
Ci pare che l’emancipazione più marcata dal riferimento a Rossini si colga nella bella ouverture, dove l’abile uso coloristico dei legni rivela una volontà descrittiva sconosciuta ai compositori italiani coevi. Dopo un pregevole coro marinaresco, si segnala l’aria di esordio della primadonna, tipicamente donizettiana e molto impegnativa dal punto di vista vocale. Il Borgomastro è un basso buffo plasmato sul Don Magnifico de La cenerentola, mentre la vocalità dello Zar appare più debitrice dell’opera seria, in particolare nell’articolata aria del secondo atto.

A Bergamo, la direzione è affidata alla bacchetta sapiente di Roberto Rizzi Brignoli, alla guida dell’orchestra Donizetti Opera, ottimamente in grado di imprimere slancio all’azione e di rendere giustizia alla scrittura musicale. Tra gli interpreti, lo Zar di Giorgio Caoduro brilla per bellezza di timbro e autorevolezza di interpretazione, così come il Borgomastro di Andrea Concetti, musicalmente sciolto e scenicamente accattivante. Molto bravo anche il Pietro Flimann di Juan Francisco Gatell, tenore lirico dotato di voce morbida, estesa ed agile, recentemente apprezzato nel Falstaff al Regio di Parma. Il soprano Irina Dubrovskaya, dall’indubbia disinvoltura scenica, vanta un bel timbro chiaro e luminoso: risulta così molto brava nelle agilità ma fatica a venire a capo di una scrittura che spesso insiste su note centrali e gravi, compromettendo la resa dell’insieme. Ottimo il coro istruito da Fabio Tartari e bravi gli interpreti dei ruoli secondari: il preciso e autorevole Leoforte di Pietro Di Bianco, il simpatico Ali Mahmed di Pasquale Scircoli, la vivace Carlotta di Aya Wakizono, l’uffiziale di Alessandro Ravasio.
Apprezzabile (anche se non memorabile) la regia di Davide Ferrario, che ambienta la vicenda a inizio Novecento in un cantiere navale, complici le belle scene di Francesca Bocca e i gradevoli costumi di Giada Masi, con le luci affidate ad Alessandro Andreoli.

Teatro Sociale – Donizetti Opera 2017
IL BORGOMASTRO DI SAARDAM
Melodramma giocoso di Domenico Gilardoni
Musica di Gaetano Donizetti
Revisione sull’autografo a cura di Alberto Sonzogni

Lo Czar Giorgio Caoduro
Pietro Flimann Juan Francisco Gatell
Wambett Andrea Concetti
Marietta Irina Dubrovskaya
Carlotta Aya Wakizono
Leforte Pietro Di Bianco
Alì Mahmed Pasquale Scircoli
Un uffiziale Alessandro Ravasio

Orchestra e Coro Donizetti Opera
Direttore Roberto Rizzi Brignoli
Maestro del coro Fabio Tartari
Regia Davide Ferrario
Scene Francesca Bocca
Costumi Giada Masi
Luci Alessandro Andreoli
Nuovo allestimento e produzione della Fondazione Donizetti
Bergamo, 2 dicembre 2017

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