Venezia, Teatro La Fenice – Concerto di Capodanno 2017

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Quando il Teatro La Fenice inserì nella propria programmazione il Concerto di Capodanno, promettendo di farne un evento duraturo, forse nessuno avrebbe immaginato un successo che si ripete ormai da quattordici stagioni. Da quasi tre lustri questa iniziativa accompagna i festeggiamenti del pubblico in sala, e, con speciale soddisfazione degli organizzatori e della tv di Stato, quello numerosissimo che segue la diretta l’1 gennaio dall’Italia e da tutto il mondo.
Nonostante l’impegno per dare allo spettacolo una struttura meno artificiosa, persiste la sensazione di scarsa identità che pervade il programma e le due parti nelle quali è suddiviso. Rammentando i vari concerti a cui ho assistito negli ultimi capodanni a Venezia, è probabilmente questo uno dei più riusciti per la presenza istrionica di Fabio Luisi. Il direttore genovese ha in pugno la situazione fin dal principio, dimostrando di non temere la frammentata suddivisione della kermesse “televisiva”. Il rapido susseguirsi di brani, desunti dal repertorio operistico, mette in evidenza il fine lavoro di cesello operato dal concertatore italiano capace di imprimere alle partiture una personale visione nella quale spicca l’attenzione per i dettagli e l’estrema varietà del fraseggio. Caratteristiche riscontrabili nella vibrante lettura del coro “Di Madride noi siam mattadori” da La Traviata, nella frizzante e attentissima esecuzione di “Fuoco di gioia” da Otello e nella struggente, ma un po’ meno originale, interpretazione dell’immancabile “Va’ pensiero sull’ali dorate” da Nabucco.
È apprezzabile l’idea di dare spazio, per ben due volte, a Benjamin Britten con le sue divertenti Matinées musicales op. 24, seconda suite in cinque movimenti, che si ispira alle Soirée musicales di Rossini, dalla quale si ascoltano March, in cui è citato ironicamente il Pas de six dal primo atto di Guillaume Tell, e Waltz, allegra rivisitazione dell’Orgia rossiniana dove vengono decantati i benefici poteri di Bacco e Amore. Immancabile un ulteriore guizzo verdiano con la giovanile ed effervescente Sinfonia da Un giorno di regno.

Come da tradizione non possono mancare i solisti di canto, in quest’occasione il soprano Rosa Feola e il tenore John Osborn. La prima denota una spiccata musicalità e un valido senso teatrale, ingredienti in grado di corroborare degnamente la sua prestazione. Benché appaia ancora alla ricerca di un repertorio d’elezione (la si era apprezzata come Susanna, qualche anno fa), la rotondità e il bel timbro le consentono di accostare con convinzione “Qui la voce sua soave… Vien, diletto” da I puritani e “Quel guardo il cavaliere” da Don Pasquale.
Al secondo, approdato alla Fenice recentemente per La favorite, spettano “Questa o quella per me pari sono” da Rigoletto e “A, mes amis, quel jour de fête” da La fille du régiment. Se il cimento verdiano lascia trapelare qualche asperità nella linea canora, è con l’ardua prova donizettiana che il tenore statunitense cala una serie di assi tra i quali spiccano la felice inventiva scenica e la freschezza nell’affrontare la girandola dei nove Do, a cui Osborn aggiunge ulteriori sopracuti, sempre raggiunti con grande facilità e cristallina luminosità. Il conclusivo “Libiam ne’ lieti calici” da La traviata vede uniti i due solisti che concedono, come di consueto, il bis del brindisi.

L’intera prima parte della serata, quella, purtroppo, non teletrasmessa in diretta, è occupata dalla Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 di Ludwig van Beethoven. Opera tra le più controverse per i contemporanei dell’autore tedesco, la Settima è dominata dal ritmo che indusse Wagner a definirla “l’apoteosi della danza”. Luisi scandaglia, con notevole virtuosismo, i quattro movimenti dando prova della sua perizia nel delineare il turbinio di situazioni che Beethoven appronta in un coinvolgente crescendo d’intensità, ben colto nell’esecuzione veneziana ricca di intuizioni dinamiche e agogiche. L’orchestra del Teatro La Fenice, salvo qualche sporadica imprecisione, è attenta e solerte durante l’intera serata, al pari del Coro, preparato da Claudio Marino Moretti. Alle reazioni festanti, al termine del concerto, si è unita l’allegria, piena di aspettative, per il nuovo anno.

Teatro La Fenice
 CONCERTO DI CAPODANNO 2016-17

Ludwig van Beethoven
Sinfonia n. 7 in la maggiore Op. 92

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Giuseppe Verdi
La traviata «Di Madride noi siam mattadori»

Benjamin Britten
Matinées musicales, op. 24
seconda suite in cinque movimenti da G. Rossini: March

Giuseppe Verdi
Rigoletto «Questa o quella»
Otello «Fuoco di gioia»

Benjamin Britten
Matinées musicales, op. 24
seconda suite in cinque movimenti da Gioachino Rossini: Waltz

Vincenzo Bellini: I puritani «Qui la voce sua soave…Vien, diletto»

Giuseppe Verdi: Un giorno di regno, Sinfonia

Gaetano Donizetti
La Fille du régiment «A mes amis»
Don Pasquale «Quel guardo il cavaliere»

Giuseppe Verdi
Nabucco «Va’ pensiero sull’ali dorate»
La traviata «Libiam ne’ lieti calici»

Soprano Rosa Feola
Tenore John Osborn

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore Fabio Luisi
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Venezia, 30 dicembre 2016

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