Treviso, Teatro Comunale – Il campanello, Il giovedì grasso

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A pochi giorni dalle festività, il Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso presenta, come terzo evento operistico in cartellone, un frizzante dittico donizettiano che vede abbinate due partiture di rara esecuzione: Il campanello e Il giovedì grasso. Come in altre occasioni recenti, il progetto nasce nell’ambito di Opera Studio, un’iniziativa ideata dal Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia per avvicinare i giovani allievi alla professione lirica. Il capoluogo della Marca è particolarmente attento alle proposte affidate alle cure e allo zelo delle nuove generazioni, indirizzate, anche in questo caso, da Francesco Bellotto, comprovato donizettiano. È proprio lui, a lungo alla guida del Festival Donizetti di Bergamo, a suggerire ai ragazzi le due farse, stimolando, per il secondo titolo, una nuova trascrizione dell’autografo operata da Carlo Emilio Tortarolo, Giovanni Sparano e Alvise Zambon, con la supervisione di Maria Chiara Bertieri e Franco Trinca.

La levità drammaturgica di Il campanello si avvale della preziosa e istrionica vena creativa dell’autore bergamasco che, in occasione della composizione, avvenuta in una decina di giorni, per il Teatro Nuovo di Napoli, stese da sé il libretto, mostrando di padroneggiare appieno, piegandole a proprio piacimento, le convenzioni teatrali desunte dal vaudeville, La sonette de la nuit, di Léon Lévy Brunswick, Mathieu-Barthélemy Troin e Victor Lhérie. La narrazione scorre fluida, snocciolando una serie di trovate messe in atto dallo scaltro Enrico per impedire a Don Annibale Pistacchio di trascorrere la prima notte di nozze con la sposa Serafina. L’utilizzo del dialetto napoletano dona ulteriore verve al testo, mai privo di quella sapida combinazione di elementi buffi e ingredienti attinti dall’opera seria.
La medesima caratteristica è rintracciabile in Il giovedì grasso che il librettista Domenico Gilardoni ricavò da Le nouveau Pourceaugnac, vaudeville di Eugène Scribe e Charles Delestre-Poirson a loro volta memori della lezione di Moliere e del suo Monsier de Pourceaugnac. Alla già sardonica trama, Donizetti aggiunge l’ironia di una partitura capace di cogliere la dardeggiante rivincita di Ernesto Rousignac il quale da vittima si trasforma in castigatore. L’elemento vernacolare unito al rapido intrecciarsi dei colpi di scena rende queste farse, concepite a cavallo tra gli anni venti e trenta dell’Ottocento, le degne depositarie di quell’arte musicale napoletana così vitale nei decenni precedenti e immortalata da numerosi autori italiani. Alla parodia letteraria si abbinano, in maniera vincente, la tecnica dell’autoimprestito, i rimandi a composizioni dei colleghi e la mescolanza di situazioni provenienti da vari generi operistici.

Le intuizioni di Francesco Bellotto, regista, calano lo spettatore in un racconto che accomuna le due farse in una ciclicità ulteriormente rimarcata dalla presenza di alcuni personaggi prestati dall’una all’altra. Espedienti come questo consentono a Bellotto di affrontare il lavoro fornendo tracce utili al pubblico e sottolineando le cifre peculiari della comicità donizettiana. L’abilità nell’istruire i giovani artisti sortisce un benefico effetto al cospetto di due lavori imbevuti di teatro, specie nei lunghi dialoghi per i quali è indispensabile possedere una certa naturalezza attoriale. Le scene di Angelo Sala riproducono sobri interni delineati da armadi che, oltre alla loro funzione specifica, vengono utilizzati anche come finestre con vista sul golfo di Napoli. I costumi di Alfredo Corno sono graziosi e perfettamente adattati alle esigenze delle vicende. Il disegno luci di Roberto Gritti illumina con garbo gli spazi.

Il vero istrione di entrambe le farse è Filippo Morace che con la sua consumata vis comica passa dallo speziale beffato nel Campanello a Sigismondo Futet (alias Annibale Pistacchio trasferitosi a Parigi, per esigenze drammaturgiche), uomo di spirito deciso a gabbare il rivale. Il suo istrionismo scenico conquista per naturalezza espressiva ed estrema disinvoltura nel passaggio da italiano a dialetto napoletano.
Nella prima partitura, al suo fianco vi sono Dario Shikhmiri, giovane baritono che sopperisce ad alcune disomogeneità vocali con la spigliata e valida prestazione scenica nei panni di Enrico, e Mara Gaudenzi, gustosa Serafina. Ottimi gli interventi di Francesca Gerbasi, Rosa, e Antonio Cappetta, Cola mai gigione nella resa del buffo giovane di bottega. Gli altri interpreti, presenti come invitati alla festa di nozze, sono Kalliopi Petrou, Mary Rosada, Valeria Girardello, Diego Rossetto, Alvise Zambon e Francesco Basso.
Nel Giovedì grasso il perno dell’azione è nelle mani di Ernesto Rousignac affidato ad Andrea Biscontin. Il tenore è messo in difficoltà dalla temibile scrittura concepita per Giovanni Battista Rubini. L’emissione soffre di talune spoggiature e l’ascesa all’acuto appare difficoltosa e non sempre naturale. L’impegno nell’affrontare il ruolo denota comunque un buon lavoro di preparazione e il tentativo di affrontare convintamente l’esibizione scenica. Valeria Girardello, Nina, dà prova di promettenti doti canore alle quali un coscienzioso approfondimento offrirà gli strumenti necessari per una florida maturazione. Simpatica e riuscita la resa del Colonnello affidato a Francesco Basso. Efficaci anche i restanti esecutori: Mara Gaudenzi, Camilla, Diego Rossetto, Teodoro, Francesca Gerbasi, Rosa, Antonio Cappetta, Cola, Alvise Zambon, Giulio, Kalliopi Petrou, una cameriera, Mary Rosada, la moglie del colonnello.
L’Orchestra del consorzio tra i Conservatori del Veneto fa il possibile per rendere meno evidenti i problemi insiti in una compagine che si riunisce in queste occasioni, non avendo dunque modo di sviluppare coesione e precisione. Il direttore Franco Trinca imprime all’esecuzione una personale ed esperta concertazione che pare cogliere con efficacia i punti nodali del genere farsesco. Spiace constatare una scarsa affluenza di pubblico, a fronte dell’impegno dimostrato nell’organizzazione e al tentativo di dare spazio al repertorio meno frequentato.

Teatro Comunale Mario del Monaco – Stagione lirica 2016/2017
IL CAMPANELLO
Farsa in un atto con dialoghi
Libretto e musica di Gaetano Donizetti

Don Annibale Pistacchio Filippo Morace
Enrico Dario Shikhmiri
Serafina Mara Gaudenzi
Rosa Francesca Gerbasi
Cola Antonio Cappetta
Gli invitati alla festa Kalliopi Petrou, Mary Rosada, Valeria Girardello,
Diego Rossetto, Alvise Zambon, Francesco Basso

IL GIOVEDÌ GRASSO
Farsa in un atto con dialoghi
Libretto di Domenico Gilardoni
Musica di Gaetano Donizetti

 Sigismondo Futet Filippo Morace
Ernesto Rousignac Andrea Biscontin
Colonnello Francesco Basso
Camilla Mara Gaudenzi
Nina Valeria Girardello
Teodoro Diego Rossetto
Rosa Francesca Gerbasi
Cola Antonio Cappetta
Giulio Alvise Zambon
Una cameriera Kalliopi Petrou
La moglie del colonnello Mary Rosada

Orchestra del Consorzio tra i Conservatori Veneti
Direttore Franco Trinca
Regia Francesco Bellotto
Scene Angelo Sala
Costumi Alfredo Corno
Disegno luci Roberto Gritti
Treviso, 19 dicembre 2016

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