Treviso, Teatro Comunale – Aura

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Poco meno di un anno è trascorso dalla proposta, al Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso, di Il gioco del vento e della Luna di Luca Mosca, compositore milanese con all’attivo numerosi lavori presentati in Italia e all’estero. Dopo quella fortunata esperienza trevigiana, è stata la volta della prima esecuzione assoluta della sua ultima fatica, l’opera comica in un atto Aura. Un titolo non casuale se rapportato ai significati e al percorso compiuto, durante la narrazione, dall’eroina eponima.
In un panorama di disoccupazione dilagante, tra i giovani amici e coinquilini serpeggia il malumore e la sfiducia: per combattere il disagio, e, non ultimo, il bisogno di soldi, il gruppetto fa uso di stupefacenti (chi più, chi meno) e qualcuno cerca di guadagnarci qualcosa mettendosi in affari con lo spacciatore della zona. Nel tentativo di salvare il proprio fidanzato, che si è fatto rubare la droga da rivendere, Aura dà prova della propria tempra, rivelando debolezze e punti di forza lungo il cammino della maturazione.
Definirla opera comica non è del tutto azzeccato, tanto per le dense tinte del libretto, quanto per la tensione sottolineata dalla musica. Il testo della spagnola Pilar García pare più intenzionato a fornire un sostrato ritmico, giocando con la musicalità della lingua italiana, che a delineare, con compiutezza, l’incedere del racconto e, soprattutto, i caratteri sovente trascurati.

Mosca concepisce la sua partitura per un organico eterogeneo che, pur rinunciando agli ottoni e agli archi, valorizza un amalgama in cui si fondono chitarre (anche elettriche), tastiere, vibrafono, arpe e alcuni legni. Il ridotto numero di strumenti dà luogo a sonorità particolari (si pensi alle innumerevoli possibilità offerte dal pianoforte preparato) le quali, anche grazie a un abile gioco di rimandi musicali mnemonico-spaziali, sottolineano l’avanzare irreversibile verso l’apparente catastrofe, attenuata da un più tradizionale e moraleggiante happy ending. Se talora l’intuizione drammaturgica del compositore evidenzia, avvalendosi delle cifre più opportune, il susseguirsi degli eventi, altri momenti palesano un connubio tra testo e musica eccessivamente enfatico e, a tratti, fuorviante.

Artefice di una vibrante esecuzione è il direttore Giovanni Mancuso che riesce nel difficile compito di dare coesione a buca e palcoscenico, durante l’esecuzione della difficoltosa partitura. La risposta dell’Orchestra del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia è solerte, entusiasta e accurata. I giovani componenti meritano un plauso per il lavoro svolto, una sfida vinta a dimostrazione della loro formazione.

Onore anche ai solisti per i quali sono concepiti interventi sovente assai complessi, secondo una struttura prossima allo Sprechgesang. La protagonista Fernanda Girardini, Aura, è abile interprete delle afflizioni di un animo buono, in lotta con il malato ambiente circostante. La continua e irrefrenabile corsa, volta al dovere e al benessere del prossimo, è ben colta nella sua appassionata partecipazione attoriale, peculiarità riscontrabile anche nella sardonica lettura del cinico boss Kapu offerta dal collega Dario Giorgelè.
Paolo, il dandy caduto nelle spire dello spaccio, trova in Francesco Basso una caratterizzazione affettata, capace di dar risalto alla doppiezza del personaggio. Anche i due scagnozzi del leader, Ria e Bisco, si avvalgono delle riuscite esibizioni di Elena De Simone e Andrea Biscontin.
I ruoli dei numerosi amici, che entrano con rilievo più o meno marcato nello scorrere della vicenda, impegnano vari giovani cantanti, scelti nell’ambito del progetto Opera Studio ideato dal Conservatorio veneziano con l’intento di avviare alla professione lirica. Sono: Erika Tanaka, Giulia, Kalliopi Petrou, Popi, Claudia Graziadei, Grazia, Federica Corrò, Fede, Valentina Corò, Vale, Asako Watanabe, Asako, Serena Bozzo, Erba, Ludovica Marcuzzi, Ludo. Completano la compagnia Mirijana Pantelic, Mira, e Safà Korkmaz, Safà, i quali danno vita, con felice credibilità, a una coppia esemplificativa delle infatuazioni giovanili.

Il coordinamento del lavoro e la regia sono affidati ad Alvise Zambon, affiancato da Francesco Bellotto, curatore del progetto drammaturgico. Zambon idea un unico ambiente che, oltre a ricreare un appartamento studentesco poco curato, è lo spazio adatto a valorizzare il nugolo di esistenze angosciate dall’incertezza del futuro e il via vai frenetico di un’umanità eterogenea. La recitazione, a tratti molto marcata, entra bene in sintonia con alcuni personaggi e rende con adeguatezza sia i tormenti interiori sia gli slanci repentini, il tutto inserito in un contesto quotidiano con tanto di ipad, smartphone e relative applicazioni, facebook, WhatsApp. È però la voglia di mettersi in gioco di questi ragazzi e ragazze a muovere l’intera produzione che beneficia della loro genuina passione per la musica. Li attendiamo con curiosità, sempre al Comunale di Treviso, teatro che ha intrapreso questo meritorio percorso con i giovani, per il dittico donizettiano in scena a dicembre.

Teatro Comunale Mario Del Monaco – Stagione lirica 2016/2017
AURA
Opera in un atto di Luca Mosca
su libretto di Pilar Garcia
Commissione di Teatri e Umanesimo Latino SpA
Prima esecuzione assoluta

Aura Fernanda Girardini
Paolo Francesco Basso
Kapu Dario Giorgelè 
Giulia Erika Tanaka
Popi Kalliopi Petrou
Mira Mirijana Pantelic
Safà Safà Korkmaz
Ria Elena De Simone
Bisco Andrea Biscontin
Grazia Claudia Graziadei
Fede Federica Corrò
Vale Valentina Corò
Asako Asako Watanabe
Erba Serena Bozzo
Ludo Ludovica Marcuzzi

Orchestra del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia
Direttore Giovanni Mancuso
Coordinamento del progetto e regia Alvise Zambon
Scene costumi e attrezzeria Teatri e Umanesimo Latino SpA
Progetto drammaturgico Francesco Bellotto
Disegno luci Andrea Gritti
Treviso, 18 novembre 2016

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