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Milano, Teatro alla Scala – Porgy and Bess

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“An American Wozzeck”. Così il musicologo americano Christopher A. Reynolds, in un suo saggio, definisce Porgy and Bess, opera in tre atti di George Gershwin su libretto di DuBose e Dorothy Heyward e Ira Gershwin, basata sul play Porgy dei coniugi Heyward. Ma di che si tratta, veramente? Grande epopea musicale del popolo di colore, “American folk opera”, è un titolo unico nel suo genere, in grado di unire e amalgamare il melodramma europeo e svariate componenti della musica d’oltreoceano: il blues, lo spiritual, il gospel, il dixieland, il jazz. Rappresentata per la prima volta al Colonial Theatre di Boston, nel 1935, la storia è ambientata a Charleston (South Carolina), nel cortile di Catfish Row, antico palazzo signorile in disuso ora abitato da famiglie di neri, vero e proprio villaggio-ghetto. La vicenda, dagli sviluppi indubbiamente melodrammatici, procede per inquadrature secche, mettendo in scena personaggi teatralmente e vocalmente sfaccettati e complessi: il mendicante storpio Porgy, altruista e di buon cuore; Bess, donna fragile e fatua, colta nel momento in cui la sua avvenenza comincia a sfiorire; il diabolico spacciatore Sporting Life; Crown, arrogante e violento marito di Bess; la dolce Clara.

Assente dal Teatro alla Scala dal 1996, viene ora eseguita per la prima volta a Milano la versione originale della partitura, dal momento che prassi comune e molto diffusa fu quella di apportare tagli e adattamenti al lavoro che tradirono la sua identità artistica. Uno dei più strenui fautori dell’esecuzione integrale dell’edizione del 1935 è stato il compianto Nikolaus Harnoncourt, inizialmente previsto sul podio ma scomparso il 5 marzo scorso, alla cui memoria è stata dedicata la recita qui recensita.

Quella proposta al Piermarini è un’esecuzione in forma semiscenica, poiché la Gershwin Foundation permette di allestire questo titolo solamente in presenza di un cast completamente afroamericano, coro incluso. Per l’occasione, la cura di regia, concezione scenica e luci è stata affidata all’austriaco Philipp Harnoncourt, figlio di Nikolaus, affiancato da Elisabeth Ahsef (costumi) e Max Kaufmann e Eva Grün (video). Lo spettacolo concepito è estremamente essenziale e sobrio, con una scenografia appena accennata costituita da pochi elementi (gradinate, pannelli mobili e sparuti oggetti scenici), nella quale i movimenti dei cantanti – in particolare dei coristi – sono spesso limitati. Fonte di dinamismo sono le colorate videoproiezioni, che alternano idee ispirate ad altre più semplicistiche e didascaliche. Una lettura fortemente astratta e abbozzata, ma non per questo povera di significato e possibilità espressive.

Alla guida dell’Orchestra del Teatro alla Scala, il newyorkese Alan Gilbert. Con gesto netto e breve, la sua è una direzione energica e brillante, di forte impatto, turgida e pulita nel suono, attenta a calibrare musica colta e tratto più marcatamente popolare. La resa è intensamente teatrale e coinvolgente, anche se va registrato un volume eccessivamente muscolare che, in alcuni casi, soverchia l’ensemble sul palcoscenico.

Imponente il Porgy del basso Morris Robinson. Vocalità profonda e scura, abbastanza omogenea, cupa e corposa nel registro medio-grave, più in difficoltà in quello acuto, non sempre bene a fuoco; convincente la resa di “I got plenty o’ nuttin’” e dell’atteso duetto d’amore “Bess, you is my woman now”.

Accanto a lui, il soprano Kristin Lewis, già nota al pubblico scaligero come protagonista di Aida e La cena delle beffe. La sua è una Bess scenicamente sensuale e civettuola, spigliata e briosa; voce autorevole dal timbro brunito e denso, con pochi armonici, scarsamente sonora nelle note gravi e a tratti stridula in quelle più alte. Rifinita e precisa la dizione, apprezzabili alcuni filati.

Istrionico e giustamente viscido lo Sporting Life del tenore Chauncey Packer, in possesso di uno strumento chiaro e non debordante ma parecchio musicale e con molto swing; ben ritmata e irriverente “Come wid me, dere you can’t go wrong, sister”.

Potentemente drammatica la Serena del soprano Mary Elizabeth Williams: voce ampia e rotonda, robusta nell’emissione, metallica in acuto; intriso di pathos il lamento funebre “My man’s gone now”, accolto da applausi a scena aperta. Nei panni del manesco Crown, il baritono Lester Lynch, scenicamente e vocalmente vigoroso e rude, ben calato nella parte. Ottimamente caratterizzata Tichina Vaughn, mezzosoprano che ha rivestito i molteplici ruoli di Maria, Strawberry Woman, Annie e Lily: partecipe e gustosa come interprete, sovente sopra le righe, risulta vocalmente disomogenea nei passaggi da un registro all’altro.

Il soprano Angel Blue canta la parte di Clara con gusto e garbo, grazie a una voce di bel timbro e musicale, luminosa nelle note alte; sognante e impeccabile nella celeberrima “Summer time an’ the livin’ is easy”, venata da malinconiche screziature blues. Prestante il basso-baritono Donovan Singletary (Jake/Frazier/Undertaker/Coroner), elegante nella recitazione e chiaro nel fraseggio. Centrato il tenore Cameo Humes nei panni di Mingo, Robbins, Peter, Crab Man. Completano il cast l’attore Stefano Guizzi (Mr. Archdale/Detective/Policeman), il baritono Massimo Pagano (Jim), il tenore Massimiliano Di Fino (Nelson) e Kelian Aruanno (Scipio).

Incisivi e ineccepibili i numerosi interventi del Coro del Teatro alla Scala – diretto con maestria da Bruno Casoni – che spesso hanno ricevuto applausi durante la recita.

Successo caloroso e festante per tutti gli interpreti da parte di un teatro quasi sold out, soprattutto per Morris Robinson.

Teatro alla Scala – Stagione d’opera 2015/2016
PORGY AND BESS
Opera in tre atti di George Gershwin, DuBose e Dorothy Heyward e Ira Gershwin
Esecuzione in forma semiscenica

Porgy Morris Robinson
Bess Kristin Lewis
Crown Lester Lynch
Serena Mary Elizabeth Williams
Clara Angel Blue
Maria, Strawberry Woman, Annie, Lily Tichina Vaughn
Jake, Frazier, Undertaker, Coroner Donovan Singletary
Sporting Life Chauncey Packer
Mingo, Robbins, Peter, Crabman Cameo Humes
Detective, Archdale, Policeman Stefano Guizzi
Jim Massimo Pagano
Nelson Massimiliano Di Fino
Scipio Kelian Aruanno

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Alan Gilbert
Maestro del coro Bruno Casoni
Regia, concezioni sceniche e luci Philipp Harnoncourt
Costumi Elisabeth Ahsef
Video Max Kaufmann e Eva Grün
Nuova produzione Teatro alla Scala
Milano, 13 novembre 2016

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