Milano, Teatro alla Scala – Le nozze di Figaro

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Il 5 dicembre ricorrerà il 225° anniversario della morte di Wolfgang Amadeus Mozart, spentosi a Vienna nel 1791. Per l’occasione, il Teatro alla Scala ha deciso di proporre vari spettacoli in onore del compositore. Dopo il balletto Il giardino degli amanti, su musiche del genio salisburghese e coreografia di Massimiliano Volpini, e il Singspiel Die Zauberflöte, fino al 27 novembre è ora possibile assistere a Le nozze di Figaro.

Primo dei tre titoli italiani di Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte, ispirato alla commedia di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais La folle journée ou Le mariage de Figaro, quest’opera buffa in quattro atti fu tenuta a battesimo nel 1786 al Burgtheater di Vienna, mentre la prima rappresentazione in Italia avvenne nel 1815 proprio sulle tavole del Piermarini.

Grandi aspettative erano riposte in questa nuova produzione, in primis per l’allestimento firmato dal giovane regista britannico Frederic Wake-Walker, che ha sostituito quello, oramai storico, concepito da Giorgio Strehler nel 1981 e riproposto alla Scala sino al 2012; previsioni che, in parte, sono state disattese.

Chiave di lettura di fondo è che la complessa vicenda, ricca di sospetti e di intrighi, non sia altro che una farsa, una finzione impersonata da attori; tale idea di metateatro è evidente sin dall’inizio quando, sulle note dell’Ouverture, numerosi figuranti capitanati da Figaro assemblano rumorosamente i fondali che faranno da quinte alla folle journée. In collaborazione con Antony McDonald (scene e costumi) e Fabiana Piccioli (Luci), Wake-Walker ha concepito uno spettacolo che indulge volentieri alla commedia buffa, al vaudeville, un divertissement a tratti camp e kitsch, dall’ambientazione vagamente settecentesca che, soprattutto negli elaborati costumi dalle cromie pop e nelle parrucche, strizza l’occhio al variopinto Rococò della pellicola del 2006 di Sofia Coppola Marie Antoinette.
Accanto a trovate interessanti, quali l’omaggio al precedente spettacolo di Strehler con la presenza di una poltrona (sfondata dal protagonista nel I atto) e, nella scena del giardino, di un enorme lampadario di cristallo, oppure il frenetico Finale Secondo, altre sembrano confuse o poco definite, soprattutto il coinvolgimento di mimi femminili e quello di un anziano e grottesco suggeritore situato a lato del palcoscenico. Non mancano poi momenti di leggerezza e di malizia, accanto a gag sovente spiritose ma, a volte, scontate e prevedibili.

Notizie migliori per quanto riguarda il versante musicale. Sul podio dell’Orchestra del Teatro alla Scala è stato chiamato l’alfiere della musica austriaca, Franz Welser-Möst: con gesto ampio e arioso, sempre molto elegante, predilige una lettura di estrema raffinatezza, rigorosa, solida, metronomica nella scansione dei tempi, attenta a non sovrastare mai i cantanti, caratterizzata da un suono corposo e pulito, omogeneo nella timbrica abbellita da finezze sinfoniche.

Il baritono carinziano Markus Werba è Figaro: voce piena e dai toni caldi, molto duttile, impersona un protagonista istrionico e rocambolesco, dall’espressività schietta e dalla forte comunicatività, scenicamente agile e brioso; ruvida e veemente la resa della cavatina “Se vuol ballare, signor Contino”, impetuosa e partecipe quella dell’aria “Aprite un po’ quegli occhi”.
Una piacevole rivelazione la Susanna del soprano sudafricano Golda Schultz, in possesso di un timbro brunito, molto musicale e attenta alla dizione, velatamente sensuale e civettuola; impeccabile nell’aria “Deh vieni, non tardar, oh gioia bella”, cantata seduta all’interno di un lampadario di cristallo sospeso a pochi centimetri da terra.

Vera trionfatrice della serata è stata il soprano tedesco Diana Damrau che, dopo aver vestito nel 2006 i panni di Susanna a Milano, questa volta indossa quelli della Contessa di Almaviva. Vocalità matura, più corposa e lirica rispetto ad anni fa, dal colore luminoso e avvolgente, armoniosa e compatta nei vari registri, brillante e salda in acuto, gioca con intelligenza su di una recitazione variegata, intensamente espressiva, delineando una Contessa sì disincantata ma, al contempo, ironica ed energica. Delicata ed introspettiva nella cavatina “Porgi, amor, qualche ristoro” e nell’aria “Dove sono i bei momenti”, accolta da calorosi applausi a scena aperta. Accanto a lei, si distingue il granitico e imponente Conte di Almaviva del baritono spagnolo Carlos Álvarez, esperto cantante mozartiano dalla voce rigogliosa e timbricamente scura, sontuosa e dalla linea di canto limpida; fisicamente autoritario, sopperisce con savoir-faire a un paio di sviste mnemoniche, sicuramente perdonabili.

Applaudita interprete in Lucio Silla e in L’Enfant et les sortilèges, torna al Piermarini il mezzosoprano francese Marianne Crebassa, un Cherubino sbarazzino e adolescenziale, timbratissimo, vocalmente omogeneo e chiaroscurato, convincente nell’aria “Non so più cosa son, cosa faccio” e nell’arietta “Voi che sapete” grazie a un fraseggio cesellato e a una pronuncia a fuoco, entrambe impreziosite da variazioni. Gustosa la Marcellina del mezzosoprano Anna Maria Chiuri, vocalità tornita e considerevole, divertente e ammiccante senza però mai scadere nel macchiettistico. Abbastanza autorevole il basso Andrea Concetti (Don Bartolo/Antonio), sobrio e misurato nel canto, di gran garbo nel recitare. Ben caratterizzati il lezioso e frivolo Don Basilio e il balbettante Don Curzio affidati al tenore croato Kresimir Spicer, in possesso di uno strumento generoso ma eccessivamente enfatico nell’emissione. Completano il cast tre soliste dell’Accademia di Perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala: il soprano austriaco Theresa Zisser, Barbarina deliziosa e maliziosa, e le due gradevoli e leggiadre contadine di Francesca Manzo e Kristín Sveinsdóttir. Centrati gli interventi del Coro, diretto da Bruno Casoni.

Successo festante, con ovazioni per Diana Damrau, Carlos Álvarez, Golda Schultz, Marianne Crebassa e Franz Welser-Möst.

Teatro alla Scala – Stagione d’opera 2015/2016
LE NOZZE DI FIGARO
Opera buffa in quattro atti su libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Il Conte d’Almaviva Carlos Álvarez
La Contessa d’Almaviva Diana Damrau
Susanna Golda Schultz
Figaro Markus Werba
Cherubino Marianne Crebassa
Marcellina Anna Maria Chiuri
Don Bartolo/Antonio Andrea Concetti
Don Basilio/Don Curzio Kresimir Spicer
Barbarina Theresa Zisser
Prima contadina Francesca Manzo
Seconda contadina Kristín Sveinsdóttir

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Franz Welser-Möst
Maestro del coro Bruno Casoni
Regia Frederic Wake-Walker
Scene e costumi Antony McDonald
Luci Fabiana Piccioli
Milano, 29 ottobre 2016

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