Milano, Teatro alla Scala – Die Zauberflöte

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Come ogni anno, un titolo del cartellone scaligero è completamente dedicato all’Accademia del Teatro alla Scala, così da permettere agli allievi di mettersi alla prova concretamente in veste di protagonisti. Per il 2016, la scelta è caduta su Die Zauberflöte, opera tedesca che Wolfgang Amadeus Mozart musicò nel 1791, a pochi mesi dalla morte. Molto è stato scritto su questo titolo su libretto dell’impresario e drammaturgo Emanuel Schikaneder: non un’opera tout court, quanto una Teutsche Oper o, meglio ancora, un Singspiel, ossia un’azione non interamente musicale ma comprensiva di dialoghi parlati e parti cantate. Nella fattispecie, Die Zauberflöte è l’avvio di un progetto, fortemente voluto dal sovrintendente del Piermarini Alexander Pereira, che impegnerà in ogni stagione un direttore d’orchestra ed un regista di rilievo internazionale nella preparazione degli studenti per un intero anno di workshop e prove (per il 2017 è previsto Hänsel und Gretel di Humperdink sotto la supervisione di Marc Albrecht e Sven-Eric Bechtolf).

Per l’occasione, l’aspetto visivo è stato affidato ad una personalità solida del panorama teatrale, il regista berlinese Peter Stein, coadiuvato da Ferdinand Wögerbauer (scene), Anna Maria Heinreich (costumi) e Joachim Barth (luci). Lo spettacolo da loro concepito è parso molto tradizionale e pulito, parecchio fedele alle didascalie del libretto: avvalendosi di pochi e semplici elementi scenici, di videoproiezioni mai disturbanti o invasive, di oleografici fondali dipinti e di un accattivante gioco di luci, con estreme filologia e chiarezza Stein è riuscito a rendere l’atmosfera fiabesca e, al contempo, misteriosa, che permea l’opera. Nonostante la linearità dello spettacolo, davvero inusuale ai nostri tempi, non sono certo mancati momenti di grande impatto estetico e visivo: basti citare, a titolo esemplificativo, l’ingresso di Astrifiammante nel I atto, assisa su di un trono a forma di stella luminosa posizionato in cima ad una scalinata, la danza degli animali selvatici ammaliati dalla musica del flauto magico di Tamino (e impersonati da bambini) oppure il gioioso finale, inondato di un’accecante luce solare. Apprezzabili gli eleganti e tradizionali costumi, curati sapientemente in ogni minimo dettaglio e nella scelta dei tessuti.

Sul podio della volenterosa Orchestra dell’Accademia, è stato invitato un sensibile e valido interprete della musica mozartiana, l’ungherese Ádám Fischer: con piglio sicuro e gesto preciso, all’occorrenza pimpante ed energico, ha prediletto una lettura rigorosa e nitida ma, non per questo, priva di mordente e brio, variegata nelle nuances, calibrata nelle dinamiche e variegata nei tempi, così da accompagnare per mano i cantanti sul palcoscenico.

Per volere del sovrintendente Pereira e del regista, si è deciso di proporre il titolo integralmente, con tutti i lunghi recitativi che, spesso, vengono sfrondati, se non addirittura espunti dalla partitura; sono stati quindi scelti cantanti prettamente di madrelingua tedesca, tutti giovani promettenti allievi dell’Accademia. Tamino era il tenore austriaco Martin Piskorski: in possesso di un bel timbro, a tratti brunito, è parso subito convincente e calato nella parte, sin dall’aria d’esordio “Dies Bildnis ist bezaubernd schön”, interpretata con estrema eleganza e precisione; grazie anche al fisico slanciato e alla figura nobile, è risultato credibile come principe timido ed innamorato. Accanto a lui, l’aggraziata Pamina del soprano egiziano Fatma Said: voce fresca e corposa, luminosa in acuto, la Said si è distinta per lo scavo profondo della parola e per la particolare attenzione data alla recitazione; intimistica e inappuntabile l’esecuzione dell’aria del II atto “Ach, ich fühl’s”. Istrionico lo scanzonato Papageno del baritono austriaco Till Von Orlowsky, vero mattatore della serata: di lui si sono apprezzati la vocalità esuberante e di bella grana, l’estrema proprietà di fraseggio e la recitazione coinvolgente e divertente senza, però, scadere mai nel volgare. L’ostico ruolo della Regina della Notte è stato affidato al soprano tedesco Yasmin Özkan: voce chiara e non debordante, aristocratica nel portamento e autoritaria nel recitativo, si è dimostrata abbastanza sicura nelle numerose colorature che infiorettano le due arie “O zittre nicht” e “Der Hölle Rache”, risultando più a suo agio nella seconda. Sarastro era il basso austriaco Martin Summer, vocalità piuttosto scura, sufficientemente omogenea, ieratico nella figura, convincente quanto basta nella resa dell’aria con coro “O Isis und Osiris”. Il tenore zurighese Sascha Emanuel Kramer è stato un Monostato spigliato e simpatico, mai macchiettistico, vocalmente preciso. Gustosa e brillante la Papagena del soprano austriaco Theresa Zisser; centrate le Tre Dame Elissa Huber (prima dama), Kristin Sveinsdottír (seconda dama), Mareike Jankowski (terza dama). Corretti gli altri comprimari: Philipp Jekal (primo sacerdote), Thomas Huber (secondo sacerdote), Francesco Castoro (primo armigero), Victor Sporyshev (secondo armigero), Marcel Herrnsdorf (primo schiavo), Tenzin Chonev Kolsch (secondo schiavo), Thomas Prenn (terzo schiavo), e i tre fanciulli impersonati da Moritz Plieger, Clemens Schmidt e Raphael Eysmair, solisti dei Wiltener Sängerknaben di Innsbruck (direttore Johannes Stecher). Lodevole la prestazione del Coro dell’Accademia, diretto da Alberto Malazzi.
Al termine della recita, il folto pubblico presente in sala ha tributato un festante e sentito successo a tutti gli interpreti e al team registico, con punte di entusiasmo in particolare per Till Von Orlowsky, Fatma Said, Martin Piskorski e Ádám Fischer. Scommessa vinta, verrebbe da dire. 

Teatro alla Scala – Stagione d’opera 2015/2016
DIE ZAUBERFLÖTE
Opera tedesca in due atti su libretto di Emanuel Schikaneder
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Sarastro Martin Summer
Tamino Martin Piskorski
Regina della Notte Yasmin Özkan
Pamina Fatma Said
Prima dama  Elissa Huber
Seconda dama Kristin Sveinsdottír
Terza dama Mareike Jankowski
Papageno Till Von Orlowsky
Papagena Theresa Zisser
Monostato Sascha Emanuel Kramer
Primo sacerdote Philipp Jekal
Secondo sacerdote Thomas Huber
Primo armigero Francesco Castoro
Secondo armigero Victor Sporyshev
Primo schiavo Marcel Herrnsdorf
Secondo schiavo Tenzin Chonev Kolsch
Terzo schiavo Thomas Prenn
Tre fanciulli Moritz Plieger, Clemens Schmidt, Raphael Eysmair
Wiltener Sängerknaben, Innsbruck (direttore Johannes Stecher)

Orchestra e Coro dell’Accademia Teatro alla Scala
Direttore Ádám Fischer
Maestro del coro Alberto Malazzi
Regia Peter Stein
Scene Ferdinand Wögerbauer
Costumi Anna Maria Heinreich
Luci Joachim Barth
Milano, 2 settembre 2016

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