Milano, Teatro alla Scala – Christian Gerhaher in recital

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Dopo la pausa estiva, al Teatro alla Scala stanno pian piano riprendendo tutte le attività; riavviata a spron battuto la stagione lirica con addirittura tre titoli in contemporanea, domenica 25 settembre è stato proposto al pubblico scaligero il penultimo appuntamento dei recital di canto. Per l’occasione, il baritono tedesco Christian Gerhaher ed il pianista Gerold Huber (suo partner al pianoforte da quasi trent’anni) si sono esibiti in un raffinato programma imperniato sulla musica mitteleuropea di Antonín Dvořák e Robert Schumann, all’interno di una tournée che, dopo le tappe di Ingolstadt e Milano, li vedrà impegnati sui palcoscenici di Lipsia, Berlino, Londra, Oxford, Vienna e Colonia.

Classe 1969, nativo di Straubing in Baviera, Gerhaher è considerato oggi uno dei migliori interpreti in campo liederistico (molti lo ritengono erede naturale di Dietrich Fischer-Dieskau), nonché di ruoli operistici come Papageno, Don Giovanni, Conte d’Almaviva, Rodrigo marchese di Posa, Wolfram von Eschenbach, Pelléas, Orfeo e Wozzeck, debuttato con successo a Zurigo lo scorso anno. Al Piermarini si è esibito solo due volte: nel 2013 nell’Elias di Mendelssohn, diretto da Daniel Harding, e nel 2015 in una Liederabend che spaziava da Beethoven e Haydn a Berg e Schönberg.

Nella serata sono emerse tutte le qualità del baritono bavarese: voce non debordante e di timbro chiaro, morbida e flessuosa nell’emissione, uniforme nei vari registri, brunita in quello basso, folgorante e corposa in acuto. Sua caratteristica peculiare è, però, la grande immedesimazione nel testo, resa con rigore ed estrema eleganza distillando ogni nota, ogni singola parola, ogni fremito, cesellando e centellinando con dovizia di accenti e profondo scavo.

Il recital si è aperto con Biblické písně op. 99 di Dvořák, i Canti biblici in lingua ceca tratti dai Salmi e musicati dal compositore nell’ultimo decennio del XIX secolo, quando si trovava negli Stati Uniti. Gerhaher, spartito alla mano, ha affrontato i dieci brani con piglio solenne e severo, con introspezione ed inquietudine, dando grande importanza alla frase e curando nei minimi dettagli la dizione. Nel corso dell’esecuzione si sono alternati momenti di intenso e sofferto pathos slavo, come in Oblak a mrákota jest vůkol něho (Nubi e tenebre lo avvolgono), di rasserenante speranza, di rarefatta commozione – valga, a titolo esemplificativo, Slyš, ó Bože, volání mé (Ascolta, o Dio, il mio grido), sorta di cullante riflessione dell’anima dell’orante – , per sfociare nella rutilante e festante gioia di Bože! Bože! Píseň novou (Mio Dio, ti canterò un canto nuovo) e del conclusivo Zpívejte Hospodinu píseň novou (Cantate al Signore un canto nuovo).

La Liederabend è proseguita nel nome di Schumann con Sechs Gedichte und Requiem op. 90, Sei poesie e Requiem su testi di Nikolaus Lenau (1802 – 1850), messi in musica nel 1850, affettuoso omaggio del musicista al poeta austriaco. Il baritono ha dimostrato di essere notevolmente a suo agio con la scrittura schumanniana, interpretando con sensibilità e raffinatezza il piccolo ciclo di Lieder e conferendo un’atmosfera differente ad ognuno di essi: spensieratezza e arcadica allegria in Lied eines Schmiedes (Canto di un maniscalco) e Die Sennin (La pastorella); appassionata tenerezza in Meine Rose (La mia rosa), davvero impeccabile; velata malinconia in Kommen und Scheiden (Incontro e separazione); sofferenza e intimismo screziato di nuances notturne in Einsamkeit (Solitudine) e Der schwere Abend (Sera opprimente) – da segnalare la trepidante espressività con la quale ha pronunciato la frase conclusiva del sesto Lied, “Wünscht’ ich bekümmert beiden/Im Herzen uns den Tod” (“A entrambi ho augurato sconsolato, nel mio cuore, la morte”), ponendo in risalto la parola “Tod”. Cocente e impetuosa la resa del Requiem, quasi fosse un canto d’amore.

Dopo l’intervallo la serata è proseguita, in un continuum, con altri brani del compositore di Zwickau: Drei Gesänge op. 83, Tre canzoni su testi di Julius Buddeus (Resignation Rassegnazione), Friedrick Rückert (Die Blume der ErgebungIl fiore della rassegnazione), Josek Karl Benedikt von Eichendorff (Der EinsiedlerL’eremita), e Zwölf Gedichte op. 35, Dodici poesie su versi di Justinus Kerner, non Liederkreis tout court, quanto una serie di Lieder, Liederreihe. Anche in questo caso Gerhaher, vero maestro della poesia cantata, si è distinto per un fraseggio fantasioso, rifinito, sostenuto da un’ottima musicalità e da preziosismi, facendo forza su di una vocalità duttile e tornita, suggestiva e inconfondibile, e sul cangiantismo dell’interpretazione. Con classe innata, dizione ineccepibile, clima raccolto e cameristico, il baritono ha mostrato di prediligere maggiormente le composizioni più profonde e meditative, come Wer machte dich so krank? (Chi ti ha fatto ammalare?) o Alte Laute (Antiche voci), eseguite con struggente lirismo e melanconica dolcezza, quasi a fior di labbra, sognanti e dilatate nei tempi. Emblematico lo stacco sulle parole “Im Blütenbett des Tals” (“nel letto fiorito della valle”) nell’undicesimo Lied delle Dodici poesie.

Al pianoforte, il monacense Gerold Huber ha accompagnato con talento e dedizione l’esecuzione canora.

Il pubblico presente in sala – purtroppo davvero sparuto – ha tributato una cordiale accoglienza a Christian Gerhaher e Gerold Huber, ricambiata con un bis: Mein schöner Stern di Schumann. Un vero peccato per i troppi posti vuoti.

Teatro alla Scala – Recital di canto 2015/2016
RECITAL DI CANTO

A. Dvořák: Biblické písně op. 99
1. Oblak a mrákota jest vůkol něho
2. Skrýše má a pavéza
3. Slyš, ó Bože
4. Hospodin jest můj pastýř
5. Bože! Bože!
6. Slyš, ó Bože
7. Při řekách Babylónských
8. Popatříž na mne
9. Pozdvihuji oči svých
10. Zpívejte Hospodinu píseň novou

R. Schumann: Sechs Gedichte und Requiem op. 90
1. Lied eines Schmiedes
2. Meine Rose
3. Kommen und Scheiden
4. Die Sennin
5. Einsamkeit
6. Der schwere Abend
7. Requiem

R. Schumann: Drei Gesänge op. 83
1. Resignation
2. Die Blume der Ergebung
3. Der Einsiedler

R. Schumann: Zwölf Gedichte op. 35
1. Lust der Sturmnacht
2. Stirb, Lieb’ und Freud’!
3. Wanderlied
4. Erstes Grün
5. Sehnsucht nach der Waldgegend
6. Auf das Trinkglas eines verstorbenen Freundes
7. Wanderung
8. Stille Liebe
9. Frage
10. Stille Tränen
11. Wer machte Dich so krank
12. Alte Laute

Bis:
R. Schumann, Mein schöner Stern

Christian Gerhaher baritono
Gerold Huber pianoforte
Milano, 25 settembre 2016

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