Legnago, Teatro Salieri – La scuola de’ gelosi

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Da anni la Fondazione Culturale Antonio Salieri opera a Legnago, città natale del compositore, per restituire all’attenzione generale la figura e il lascito artistico del musicista. Qualche anno fa toccò a Il mondo alla rovescia, ora è la volta di La scuola de’ gelosi, dramma giocoso che rinnova la fruttuosa collaborazione tra Salieri e il librettista Caterino Mazzolà. Il giovane autore (nato nella città veneta, ancora dominio della Serenissima, nel 1750) si era già inserito con lungimiranza e ottime doti relazionali nella fervida vita artistica viennese dove, oltre agli incarichi, aveva ottenuto la benevolenza dell’imperatore. Ma il dramma giocoso, proposto per la prima volta in tempi moderni, non è stato concepito per la corte bensì per il Teatro San Moisè di Venezia, per tradizione riservato al genere buffo, nella stagione di carnevale 1778-1779.

Due veneti al lavoro per una sala della propria capitale: un battesimo per Salieri, un ritorno, in seguito al suo primo cimento librettistico, per Mazzolà. Come la maggior parte delle opere buffe del tardo Settecento, memori della lezione goldoniana, anche La scuola de’ gelosi presenta una netta suddivisione dei personaggi: dal Conte Bandiera e la Contessa, appartenenti alla upper class, si passa a Blasio ed Ernestina, tipici rappresentanti della crescente importanza borghese, per giungere ai servitori Lumaca e Carlotta, con l’immancabile presenza della figura militare, medium tra nobiltà e middle class.
Come naturale sviluppo, rispetto ai canoni dei decenni precedenti, Salieri opta per una comicità a tutto tondo che non scende a patti con l’abitudine invalsa di rifarsi ad alcuni caratteri desunti dall’opera seria. Anche la struttura in due atti rompe la consuetudinaria suddivisione in tre, anticipando le convenzioni degli anni seguenti. Appositamente concepito per un teatro italiano, questo lavoro è il solo del legnaghese ad aver mantenuto, fino al principio dell’Ottocento, una posizione di rilievo all’interno della programmazione, con riprese lungo l’intera penisola e all’estero. Nel 1783 si udì anche a Vienna, in occasione del ritorno della compagnia italiana: Salieri rimaneggiò la partitura, con il contributo testuale di Lorenzo da Ponte, aggiungendovi tre nuovi pezzi tra i quali spicca, per freschezza inventiva e ispirazione, il rondò “Ah sia già de’ miei sospiri” composto per Nancy Storace.

Il meritorio lavoro di trascrizione dell’autografo, condotto da Jacopo Cacco e da Giovanni Battista Rigon, ha portato in scena la partitura approntata per la capitale austriaca. Lo stesso Rigon, dopo l’accurato impegno musicologico e filologico, si è cimentato dal podio, alla guida di I Virtuosi Italiani, nell’esecuzione della composizione salieriana. La lettura ha rivelato la sua puntuale conoscenza, frutto della lunga avventura affrontata per la messinscena, di un’opera decisiva nella carriera dell’autore di Legnago e di strategica importanza nell’ultimo quarto del XVIII secolo.

L’allestimento è affidato a Italo Nunziata che mostra una particolare affinità con il repertorio comico settecentesco risaltando, in questo titolo, il leitmotiv della gelosia trattata con un pizzico di malizia e immancabile moralismo. L’impianto scenico è semplice ma al contempo efficace: Andrea Belli sfrutta al meglio lo spazio, cogliendo il vorticoso succedersi delle ambientazioni, attraverso un disinvolto spostamento degli elementi che s’ispirano liberamente agli stilemi artistici d’inizio Novecento. Il contrasto tra pieno e vuoto contribuisce alla fattiva delineazione degli interni, ulteriormente valorizzati da arredamento, tratti sobri e richiami grafici funzionali. I costumi di Valeria Donata Bettella strizzano l’occhio alle forme settecentesche ma traggono ispirazione dalla moda dei primi anni del XX secolo. Il disegno luci è ideato da Marco Giusti.

La giovane compagnia vocale appare omogenea e ben istruita, per quanto attiene alle direttive attoriali. Il solo Patrick Kabongo, Don Filippo Conte Bandiera, palesa alcune difficoltà rispetto alle esigenze musicali richieste dalla scrittura di Salieri. Tuttavia la sua disinvoltura lo soccorre nei passaggi più ardui. Assai valide le prestazioni delle tre interpreti femminili: Francesca Longari rende il ruolo della Contessa con gusto e opportune doti canore, al pari della collega Eleonora Bellocci, Ernestina frizzante e simpatica. Si disimpegna anche Ana Victoria Pitts, Carlotta. Il geloso e collerico Blasio è valorizzato dalle intelligenti potenzialità del baritono Benjamin Cho. Certo dei propri mezzi e sorretto da schiettezza scenica, Qianming Dou affronta la parte di Lumaca, servitore disattento e sovente strapazzato dal padrone. Ben calato nei panni del Tenente, Manuel Amati dà prova di una preparazione conquistata con coscienziosità e perizia.

Un augurio alla produzione e all’intera operazione che vede coinvolta, oltre alla Fondazione culturale Antonio Salieri, la Fondazione Teatri delle Dolomiti di Belluno. La partitura dopo Legnago e Belluno verrà proposta anche, in una coproduzione di ampio respiro, dalla Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, dal Teatro Ristori di Verona, dalla Deputazione Teatrale Teatro Marrucino di Chieti e dalla Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Frequenti consensi durante l’esecuzione e grande successo al termine della serata in un teatro gremito e molto partecipe.

Teatro Salieri – Stagione 2016/2017
LA SCUOLA DE’ GELOSI
Dramma giocoso in due atti su libretto di Caterino Mazzolà
Musica di Antonio Salieri
Prima rappresentazione in tempi moderni
Trascrizione dall’autografo a cura di Jacopo Cacco e Giovanni Battista Rigon

Conte Bandiera Patrick Kabongo
Contessa Bandiera Francesca Longari
Blasio Benjamin Cho
Ernestina Eleonora Bellocci
Lumaca Qianming Dou
Carlotta Ana Victoria Pitts
Il Tenente Manuel Amati

Orchestra I Virtuosi Italiani
 Direttore Giovanni Battista Rigon
 Regia Italo Nunziata
 Scene Andrea Belli
 Costumi Valeria Donata Bettella
 Disegno luci Marco Giusti

Spettacolo realizzato su iniziativa di Fondazione Culturale Antonio Salieri di Legnago
con l’adesione di Fondazione Teatri delle Dolomiti di Belluno
in coproduzione tra Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, Teatro Ristori di Verona, Deputazione Teatrale Teatro Marrucino di Chieti, Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, e la partecipazione di Accademia del Maggio Musicale Fiorentino ed il sostegno di Fondazione Cariverona
Legnago, venerdì 11 novembre 2016

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