Cremona, Teatro Ponchielli – La traviata

Condivisioni

Ultima opera di questo cartellone 2016 targato OperaLombardia, La traviata di Giuseppe Verdi approda sul palcoscenico del Teatro Ponchielli, in un allestimento di non facile comprensione, cui però arride un incondizionato e pienamente giustificato successo di pubblico.

La regista Alice Rohrwacher instaura un parallelismo tra la dimensione cinematografica da cui proviene e il mondo di Violetta. Al levarsi del sipario, la protagonista appare seduta su un letto, all’interno di una piccola camera riempita di fiori, un luogo angusto che è allo stesso tempo casa di bambole e loculo funereo. Violetta è “una bellissima bambina” che sfoglia una margherita dopo l’altra. Le luci rivelano la collocazione della vicenda all’interno di un set cinematografico, una valle fatta di dune sabbiose e popolata da una moltitudine di lavoratori dello spettacolo, resi tutti identici dal medesimo camice grigio indossato. Rivolgendosi all’amico scultore Vincenzo Luccardi e facendo riferimento all’intervento della censura sulla Traviata – che per l’improbabile riscrittura di anonimi e grigi burocrati era diventata Violetta – Giuseppe Verdi scriveva in una lettera “una puttana deve essere sempre puttana. Se nella notte splendesse il sole non vi sarebbe più notte”. Ed è così che la zolla di terreno su cui si erge la camera di Violetta, che è anche tutto il suo mondo, all’inizio del secondo atto viene sradicata e sospesa in aria, lasciando al suo posto un desolato cratere; la cortigiana (ma anche la diva del cinema) non può esistere al di fuori del proprio ambiente. Violetta è incapace di relazionarsi con Alfredo, un uomo normale, immerso in tutt’altra quotidianità, e la malattia che la affligge non è qualcosa visibile nel fisico, ma è piuttosto un malessere dell’anima. Quando, dopo l’intervento di Germont padre, la protagonista decide per il “sagrifizio” e ritorna fra i propri simili, la zolla che rappresenta il suo passato le ricade maldestramente addosso, senza però ricompattarsi compiutamente nel terreno, giacché, secondo la Rohrwacher, “così come quando sradichi una pianta, poi non puoi rimetterla nel buco che prima occupava, per Violetta non c’è più modo di rimettere le cose come erano prima”. Uno spettacolo che, pur nel suo essere audacemente concettuale, risulta interessante e colpisce nel segno.

Musicalmente parlando, Francesco Lanzillotta conduce la partitura con linearità e pulizia, due caratteristiche quantomai benvenute in un titolo così frequentato. La riapertura di tutti i tagli di tradizione (salvo l’aria della lettera, ripristinata nella sua interezza) non fa soffrire più di tanto, mentre l’Orchestra de I Pomeriggi Musicali asseconda il gesto del direttore con attacchi precisi, sonorità morbide e dinamiche equilibrate.

Claudia Pavone, che debutta il ruolo di Violetta proprio in questa produzione, è un’eccellente protagonista. Dotata di un’agile voce di schietto soprano lirico leggero, dal timbro limpido come il cristallo, la Pavone canta la parte con una tale naturalezza da lasciare quasi increduli. Se è vero che gli estremi acuti necessiterebbero di ulteriore studio al fine di limare le asperità di re bemolli che, nella cabaletta, suonano un poco tesi o del mi bemolle che non riesce come dovrebbe, è però altrettanto vero che la cantante appare tecnicamente già molto ferrata. La vocalità squillante, l’emissione libera e omogenea, la dizione chiarissima a tutte le altezze, sono elementi che concorrono alla definizione di una prova di assoluto rilievo. Il soprano non lesina nemmeno sulle dinamiche: l’alternanza forte/piano, piano/forte dei si bemolle in corrispondenza dei “gioìr” nella prima aria, o il sostegno dei lunghi la naturali in pianissimo nell'”Addio del passato” ne sono preclari esempi. A mio avviso, quello che ancora manca in termini di intensità e pathos all’interprete, viene compensato dalla preparazione pressoché completa della vocalista.

Antonio Gandia non esibisce quella solarità nel timbro che spesso si associa al personaggio di Alfredo, cionondimeno il tenore canta con correttezza, gusto e senso della misura. Questo Alfredo risulta sempre espressivamente in linea con il momento scenico: timido e trattenuto sul principio, com’è giusto che sia, il suo canto si scioglie man mano, dimostrando di saper veicolare passione, gelosia, rabbia e disperazione sempre con notevole efficacia.

Il baritono Marcello Rosiello è un Giorgio Germont più autorevole nell’aspetto che nella voce, ma il cantante si distingue con eleganza per la capacità di dosare lo spessore sonoro in funzione del peso emotivo della frase, costellando il proprio canto di suggestive e poetiche mezzevoci. Il suo Germont, quindi, lascia da parte il patriarca despota per fare spazio al padre preoccupato che trasmette, fin dal suo ingresso, quei dubbi e quelle incertezze che lo porteranno, sul finale, all’amaro pentimento.

Tra le parti di fianco, spicca la Flora insolitamente luciferina del mezzosoprano Daniela Innamorati.
Brillante la prova del Coro OperaLombardia, preparato da Diego Maccagnola.

Teatro Ponchielli – Stagione Opera 2016
LA TRAVIATA
Melodramma in tre atti. Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Violetta Valéry Claudia Pavone
Flora Bervoix Daniela Innamorati
Annina Alessandra Contaldo
Alfredo Germont Antonio Gandia
Giorgio Germont Marcello Rosiello
Gastone Giuseppe Distefano
Il Barone Douphol Davide Fersini
Il Marchese d’Obigny Matteo Mollica
Il Dottor Grenvil Shi Zong
Giuseppe Alessandro Mundula
Domestico di Flora Pietro De Fino
Commissionario Victor Andrini

Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
Coro OperaLombardia
Direttore Francesco Lanzillotta
Maestro del coro Diego Maccagnola
Regia Alice Rohrwacher
Scene Federica Parolini
Costumi Vera Pierantoni Giua
Light designer Roberto Tarasco
Movimenti coreografici Valentina Marini
Nuovo allestimento, coproduzione dei Teatri di OperaLombardia, della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e del Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena
Cremona, 8 dicembre 2016

Download PDF