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Bergamo, Teatro Sociale – Olivo e Pasquale

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Per il primo appuntamento del 2016 con un’opera del compositore orobico nella sua città natale, la Fondazione Donizetti ha scelto di rispolverare, per la prima volta in epoca moderna, l’opera buffa Olivo e Pasquale, nella versione andata in scena al Teatro Nuovo di Napoli nel 1827.
Lo spettacolo pensato da operAlchemica, ovvero Ugo Giacomazzi e Luigi Di Gangi, si segnala per le vivaci scenografie a metà tra il collage e il naïf, realizzate in collaborazione con varie realtà scolastiche e accademiche della zona. I costumi, in particolare, attirano l’attenzione per la realizzazione in stile patchwork e per i colori rutilanti. Sul palco, l’azione scenica viene affidata unicamente all’interazione fisica tra i personaggi, tutta giocata com’è sulla riproposta, pertinente ma pure un po’ noiosa, della gestualità esageratamente marcata, tipica del teatro napoletano.

Dalla buca, Federico Maria Sardelli dirige con vigore, forse troppo, una partitura nei confronti della quale non posso certamente gridare al capolavoro. In tutta sincerità, avrei preferito ascoltare qualche sfumatura o colorito strumentale in più, visto che sempre di Donizetti si tratta e, com’è noto, il maestro orobico, pur mutuando stilemi che affondano le radici in Cimarosa per arrivare al genio pesarese, ha sempre qualche freccia al proprio arco che meriterebbe una valorizzazione attenta da parte di chi si prende l’onore – e l’onere – di dirigerne il lavoro.

Sul versante vocale, Laura Giordano è un’Isabella dall’aspetto delizioso e che si esprime con un canto molto naturale. Il soprano è difatti abilissimo nel far sembrare facile una scrittura che facile non è. Nelle due arie affidate al suo personaggio, la Giordano volteggia di agilità in agilità con una levità invidiabile. Più fresca e rifinita nella prima, meno a fuoco, forse anche per la stanchezza, nel micidiale rondò finale d’impronta rossiniana, dove qualche nota si perde o scivola sulla successiva e il mi bemolle conclusivo suona un po’ avventuroso.

La coppia di fratelli si rivela piuttosto deludente, soprattutto a causa dell’Olivo di Bruno Taddia. Visivamente parlando, Taddia dimostra come suo solito una padronanza del palco e una sicurezza sulla scena lodevoli e, siamo d’accordo, il personaggio è pur sempre un burbero despota frequentemente portato, per così dire, ad “alzare la voce”; ma tutto il rauco gridare che si ascolta qui, nelle lunghe e stucchevoli parti recitate, rappresenta qualcosa di insopportabile per le mie orecchie. La situazione non migliora nei momenti riservati al canto, dove il baritono, cercando ovviamente di smussare tali abnormità, lascia trasparire una vocalità inevitabilmente provata su tutta la gamma. Insomma, c’è modo e modo di rendere l’aspetto grottesco di taluni personaggi del teatro musicale napoletano, senza bisogno di ricorrere a gigionate che nemmeno negli anni cinquanta. E poi c’è sempre il gusto, c’è la misura, c’è Donizetti.
Pasquale, invece, si giova solo in parte dell’interpretazione molto più cauta – quasi all’acqua di rose, se paragonata all’isterica esuberanza di Olivo – di Filippo Morace, giacché nemmeno il suo canto potrebbe essere definito irreprensibile. Tuttavia la buona resa dell’aspetto bolso, pigro e godereccio del personaggio, unitamente alla piena dominanza del dialetto napoletano, costituisce la carta vincente della sua prova.

Al tenore Pietro Adaini (Camillo) i panni dell’innamorato calzano sempre a pennello; la voce è di bella grana, non piccola; ciononostante, un percettibile affaticamento dato dalla spinta nel registro acuto ha fatto capolino più d’una volta durante la serata. Matteo Macchioni è un Le Bross ammirevole per lo stile perfettamente donizettiano del suo canto. Anche se il tenore non possiede uno strumento voluminoso o un timbro di particolare seduttività, il cantante risulta garbato e misurato. Le trascurabili imprecisioni nell’aria di sortita (che la regia ha reso oltremodo movimentata grazie al cambio d’abito, quasi un goffo e ridicolo spogliarello, del protagonista e alle divertenti controscene del coro) scompaiono del tutto nel bel duetto con Isabella, dove, anzi, Macchioni gestisce assai bene intonazione e dinamiche.
Edoardo Milletti veste i panni di un Columella circense nell’aspetto come nella recitazione. Silvia Beltrami è una Matilde vistosa e ben caratterizzata, mentre il Diego di Giovanni Romeo non dispiace nei suoi sporadici interventi. Positiva ma non impeccabile la performance del Coro Donizetti Opera.

Teatro Sociale – Donizetti Opera 2016
OLIVO E PASQUALE
Melodramma giocoso di Jacopo Ferretti
Musica di Gaetano Donizetti
(versione di Napoli, 1827)

Olivo Bruno Taddia
Pasquale Filippo Morace
Isabella Laura Giordano
Camillo Pietro Adaini
Le Bross Matteo Macchioni
Columella Edoardo Milletti
Matilde Silvia Beltrami
Diego Giovanni Romeo

Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala
Coro Donizetti Opera
Direttore Federico Maria Sardelli
Maestro del Coro Fabio Tartari
Regia operAlchemica (Ugo Giacomazzi, Luigi Di Gangi)
Scene e costumi Sara Sarzi Sartori, Daniela Bertuzzi e Arianna Delgrado
Light designer Luigi Biondi

Progetto realizzato con Accademia di Belle Arti “SantaGiulia” di Brescia
Associazione Formazione Professionale Patronato San Vincenzo di Bergamo
Istituto di Istruzione superiore “Caterina Caniana” di Bergamo
Liceo Artistico Statale “Giacomo e Pio Manzù” di Bergamo
Nuova produzione e allestimento della Fondazione Donizetti
Bergamo, 28 ottobre 2016

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