Con l’inaugurazione dell’88º Festival del Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro del Maggio apre il sipario su The Death of Klinghoffer di John Adams, titolo di forte impatto civile e politico, mai rappresentato prima a Firenze. Una scelta che conferma la vocazione del Festival a proporre opere contemporanee rare o inedite, affidata alla regia di Luca Guadagnino – al suo debutto sulle scene del Maggio – e alla direzione di Lawrence Renes, anch’egli per la prima volta sul podio fiorentino per questo titolo.
Lo spettacolo va in scena nella Sala Grande il 19 aprile alle ore 17 (recita inaugurale trasmessa in diretta su Rai Radio 3 e in differita su Rai5 alle ore 18), il 22 aprile alle ore 20 e il 26 aprile alle ore 15:30. Sul palco, Orchestra e Coro del Maggio, preparato da Lorenzo Fratini, con coreografia di Ella Rothschild, scene e regia di Guadagnino, costumi di Marta Solari, luci di Peter van Praet e sound design di Mark Grey.
Al centro dell’opera, su libretto di Alice Goodman, il sequestro della nave Achille Lauro del 7 ottobre 1985 e l’uccisione di Leon Klinghoffer, episodio che segnò profondamente gli equilibri internazionali, fino alla cosiddetta crisi di Sigonella. Un fatto storico che Adams trasfigura in una dimensione teatrale di forte intensità, strutturata in un prologo e due atti, lontana dalla cronaca e prossima, per concezione, a una forma di oratorio.
Il sovrintendente Carlo Fuortes sottolinea il valore della scelta inaugurale: «Un teatro d’opera non deve limitarsi a intrattenere, ma ha anche il compito di confrontarsi con i grandi temi del nostro tempo, sempre attraverso un linguaggio artistico. Proprio per questo, la scelta di inaugurare il Festival con questo titolo incarna pienamente la nostra idea di teatro: un teatro che sappia parlare all’oggi senza trasformarsi in un trattato di geopolitica. The Death of Klinghoffer è, a mio avviso, un’opera che stimola il pensiero e invita alla riflessione senza imporre risposte, lasciando aperti gli interrogativi come è proprio delle grandi opere d’arte».
Sulla stessa linea il direttore Lawrence Renes, che evidenzia la complessità della partitura: «È, per certi versi, un Everest musicale, una sfida che mette alla prova ogni livello dell’esecuzione. La musica di John Adams possiede una bellezza straordinaria, ma richiede uno sforzo enorme da parte di tutti. Non esistono forme tradizionali come aria o recitativo, ma un flusso continuo in cui la musica si modella sulla lingua, sul ritmo e sul significato delle parole. È una scrittura che chiede precisione assoluta e che, allo stesso tempo, riesce a raggiungere momenti di intensa emozione e persino di trascendenza».
Per Luca Guadagnino, The Death of Klinghoffer: «È un’opera che considero uno dei grandi capolavori del nostro tempo e che possiede una forza capace di agire in profondità nello spettatore. Ci mette di fronte alla complessità dell’anima e ci chiede di confrontarci con essa senza rifugiarci in letture semplicistiche: non esistono categorie nette di bene e di male. Non si tratta di giustificare, ma di comprendere, di entrare nell’esperienza dell’altro. In questo senso è un teatro profondamente psicologico, quasi una confessione collettiva, e il mio lavoro è stato quello di restituirne questa dimensione, liberandola da sovrastrutture ideologiche».
Un ruolo significativo è affidato alla coreografia di Ella Rothschild, che contribuisce ad amplificare la dimensione emotiva dell’opera: «Può aprire leggermente lo spazio, rallentare il tempo per un momento e lasciare che queste emozioni attraversino il corpo».
The Death of Klinghoffer, presentata per la prima volta nel 1991 al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles e approdata in Italia solo nel 2002 tra Ferrara e Modena, arriva così per la prima volta a Firenze con un cast guidato da Daniel Okulitch (The Captain), Laurent Naouri (Leon Klinghoffer) e Susan Bullock (Marilyn Klinghoffer), affiancati, tra gli altri, da Marina Comparato e Joshua Bloom.
Ulteriori informazioni: www.maggiofiorentino.com
In copertina, Luca Guadagnino durante le prove
Photo: Michele Monasta

