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Fragile, non folle: la Lucia di Rosa Feola al Teatro San Carlo. Sul podio Lanzillotta

«Non è la prima volta che interpreto Lucia, ma affrontare a distanza di dieci anni e in seconda battuta un ruolo per soprano apicale qui al Teatro San Carlo di Napoli, dando forma e voce a una delle massime protagoniste del belcanto italiano sul palcoscenico che ha da sempre sostenuto la mia carriera e soprattutto nel tempio per il quale è nato il capolavoro di Salvatore Cammarano e Gaetano Donizetti, vale per a me a tutti gli effetti come un grande esordio, che avverto come una sfida e affronto con particolare emozione. Anche perché da quel debutto avvenuto a Basilea – spiega in conferenza stampa Rosa Feola, attesa interprete della Lucia di Lammermoor in scena al Lirico partenopeo con cinque recite dall’11 al 24 marzo nella ripresa della produzione registica in repertorio della Fondazione firmata da Gianni Amelio – sento di essere cambiata tanto, sia come artista che come persona. Quindi di poter approfondire in modo decisamente diverso un ruolo complesso e profondamente rivelatore delle capacità tecniche ed emotive di un’artista qui di fatto, attraverso il pentagramma, messe a nudo dinanzi al pubblico. D’altra parte – prosegue il soprano campano – sin da quando ho aperto lo spartito con Renata Scotto, facendo tesoro delle parole di una speciale maestra e interprete, ho chiaramente compreso quanto Lucia sia una creatura diversa: non pazza, bensì fragile, circondata da un contesto che le è ostile e che l’annienta, così come i colori di tale allestimento significativamente narrano. La sfida? Va tutta giocata attraverso il canto. Ossia fra virtuosismi mai fini a se stessi, non limitati a dimostrare la bravura nel trillo o nel salto, bensì da forgiare come vere e proprie emozioni in voce. Emozioni in grado di accompagnarci nel viaggio di una psicologia che passa rapidamente dalla fragilità all’oblio, attraverso il dolore, come unica via di fuga, dissociandosi dalla realtà entro la gara con il suono disturbante e spettrale dell’originale glassarmonica, che qui in buca (e ne sono felicissima) per fortuna ci sarà».

A sottolinearne il peculiare e per nulla facile impiego dell’armonica a bicchieri in vetro, in attinenza a quanto comunque compiuto in edizioni recenti al San Carlo, è il sovrintendente Fulvio Adamo Macciardi che, oltre a ribadire il riconosciuto valore di «un titolo straordinario della lirica italiana, scritto apposta per il San Carlo di Napoli da un Donizetti particolarmente ispirato», ha voluto soffermarsi sull’originale presenza in organico dello strumento predisposto in partitura dall’autore per la grande scena e aria della follia della protagonista ma come noto, sin dalla prima rappresentazione avvenuta la sera del 26 settembre 1835, sostituita dal flauto «perché, finiti i soldi – aggiunge il nuovo vertice della Fondazione – l’impresa del Lirico napoletano non riuscì a pagare quella che oggi definiremmo una prestazione speciale».

Quindi Macciardi conclude, unitamente al coordinatore dell’area artistica e casting director Ilias Tzempetonidis, sul pregio della presenza di un terzetto di grandi interpreti che, al fianco del belcanto di coloratura di Rosa Feola nel ruolo del titolo, accoglie il canto spiegato romantico dell’eroe e dell’antagonista, rispettivamente affidati al René Barbera (Edgardo) e al baritono Mattia Olivieri (Enrico). Il cast è completato da Alexander Köpeczi (Raimondo) e da alcuni dei giovani talenti dell’Accademia di Canto lirico della Fondazione, ossia dagli ex allievi Sayumi Kaneko (Alisa) e Francesco Domenico Doto (Normanno) accanto all’allievo attualmente in corso Sun Tianxuefei (Arturo).

Se intanto dal punto vista scenico il celebre dramma tragico in due parti e tre atti ispirato al romanzo storico The Bride of Lammermoor di Walter Scott, nell’allestimento di repertorio ripreso per la quarta volta in quattordici anni (qui il link dell’ultima recensione, nel 2022) da Michele Sorrentino Mangini, non presenta cambiamenti sostanziali (le scene restano quelle di Nicola Rubertelli, la Sartoria della Fondazione ha ripreso i costumi mentre Gianni Bertoli ripropone il disegno luci di Pasquale Mari), nuovi spunti d’interesse arrivano senz’altro dalla direzione musicale affidata a Francesco Lanzillotta garante, sul podio di Orchestra e Coro (preparato da Fabrizio Cassi), di una lettura integralmente riaperta nei tagli, fedele al primo fuoco romantico e costantemente mirata a conferire il debito peso drammaturgico in ogni dettaglio dell’intesa fra l’enunciato poetico e la musica, variazioni comprese nel rimbalzo tematico assicurato in duplicato agli strumentini nelle ripetizioni interne alle cabalette.

Inediti saranno inoltre i movimenti coreografici d’arte e d’autore a firma del nuovo direttore del Corpo di Ballo, Renato Zanella al quale, al momento, è stato affidato anche il governo della Scuola di Ballo e dunque, in questi giorni, il via alle ammissioni per il prossimo anno accademico, il 13 aprile, in selezione su bando e domande da far pervenire con la relativa documentazione entro e non oltre il 28 marzo all’indirizzo scuolaballo@teatrosancarlo.it.

Ulteriori informazioni: www.teatrosancarlo.it

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