Dopo The Death of Klinghoffer, l’opera che ha inaugurato l’88° Festival del Maggio Musicale Fiorentino, la Sala Grande ospita da martedì 12 maggio, per cinque recite complessive, un nuovo allestimento di Un ballo in maschera. Eseguito l’ultima volta in forma di concerto nel 2020 in Cavea, il titolo manca dalla programmazione del Maggio con un vero allestimento scenico dal 1995.
Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio Musicale Fiorentino, Emmanuel Tjeknavorian; la regia è firmata da Valentina Carrasco. Sono cinque le recite in cartellone: martedì 12, venerdì 15 e venerdì 22 maggio alle ore 20 e domenica 17 e domenica 24 maggio alle ore 15:30. In questa nuova produzione le scene sono di Andrea Belli, i costumi di Silvia Aymonino, le luci di Marco Filibeck e i video sono curati da Massimo Volpini.
La compagnia di canto è formata da Antonio Poli e Max Jota (recita del 22 maggio) che interpretano Riccardo; Bogdan Baciu e Hae Kang (recite del 15 e 22 maggio) vestono i panni di Renato; Chiara Isotton e Alessia Panza (recita del 22 maggio) interpretano Amelia e Lavinia Bini è Oscar. La parte di Ulrica è interpretata da Ksenia Dudnikova; Janusz Nosek è Silvano; Mattia Denti interpreta Samuel e Adriano Gramigni è Tom. Chiudono il cast, rispettivamente nei ruoli di Un giudice e di Un servo di Amelia, Francesco Congiu e Roberto Miani.
Emmanuel Tjeknavorian, al suo debutto sul podio del Maggio e alla sua prima direzione assoluta di un titolo lirico, ha messo in luce gli aspetti musicali e interpretativi più importanti dell’opera di Verdi, evidenziandone i grandi ‘contrasti’ musicali e l’intensa energia musicale e narrativa: “Ci sono opere che si rivelano lentamente e altre che sembrano parlarci con immediatezza sin dal primo istante. Un ballo in maschera è entrambe le cose: a un primo sguardo può apparire quasi leggera, come priva di gravità. Ma più la si studia, la si ascolta, la si vive, più emerge ciò che si nasconde sotto la superficie, qualcosa di più complesso e diverso. È proprio questa duplicità a colpirmi. Da un lato eleganza, brillantezza e una naturale fluidità del discorso musicale; dall’altro una fragilità costante e la percezione che tutto possa incrinarsi da un momento all’altro. Tutti i personaggi abitano questa tensione. Musicalmente, significa accettare che l’opera non segue mai una sola direzione. I contrasti rimangono vivi e la luce non dissolve l’oscurità, ma la rende visibile. Spesso è proprio dalla leggerezza che affiora qualcosa di più profondo. Come direttore, cerco di accostarmi a questa musica come se tutto accadesse sul momento, pur avvertendo la direzione verso cui tende”.
Parlando di questa nuova produzione, Valentina Carrasco – che al Maggio ha debuttato come regista collaboratrice nella storica produzione wagneriana di Das Rheingold del giugno 2007 – ne ha sottolineato gli aspetti principali e la sua scelta di ambientarla in un momento molto particolare della storia americana, ossia nei movimentati e turbolenti primi anni ’60 del secondo dopoguerra, periodo segnato dell’amministrazione di J.F. Kennedy e da grandi e profondi contrasti sociali e politici: “La struttura originale di questo grande capolavoro ha come cuore narrativo la storia di un grande leader, molto carismatico e popolare che però, all’interno della sua ‘cerchia’, aveva dei nemici: questo mi ha fatto pensare a un episodio molto noto della storia recente: l’assassinio di John Kennedy. Dal momento che la versione scelta è quella più consueta, in cui l’azione del libretto viene spostata nelle colonie del Nord America e il re di Svezia viene trasformato, originariamente per ragioni di opportunità e censura, nel governatore britannico Riccardo, ho trovato interessante tracciare un parallelo con John Fitzgerald Kennedy. In particolare mi sono sembrati rilevanti alcuni aspetti della sua vita privata e politica, oltre che naturalmente la morte per mano di un assassino: esito di un complotto dai tratti ancora – in parte – oscuri. Anche Riccardo, il conte di Warwick, ci si presenta da subito con i suoi conclamati pregi, ma anche con evidenti difetti e una serie di atteggiamenti discutibili: lui stesso è conscio di star tradendo la fiducia di un amico e sodale politico per ragioni sentimentali”.
Ulteriori informazioni: www.maggiofiorentino.com
Photo: Michele Monasta

