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Anna Pirozzi a Epidauro nel segno di Maria Callas: rivive la storica Medea del 1961

A distanza di 65 anni, una delle serate più leggendarie della storia dell’opera del Novecento è stata rievocata al Teatro Antico di Epidauro. L’Opera Nazionale Greca ha inaugurato con grande successo il Festival di Epidauro 2026 con una produzione della Medea di Luigi Cherubini che ha riproposto lo storico allestimento del 1961 interpretato da Maria Callas e firmato da Alexis Minotis, evento rimasto nella memoria collettiva come uno dei momenti più significativi della vita culturale greca del dopoguerra. La rappresentazione, andata in scena il 20 giugno davanti a circa diecimila spettatori, ha registrato il tutto esaurito già dal mese di febbraio, confermando l’enorme attesa suscitata dal ritorno dell’opera nello stesso luogo che contribuì a consacrare il mito callasiano.

Nei panni della protagonista, Anna Pirozzi ha ottenuto un successo entusiastico, confermandosi una delle interpreti più autorevoli di questo ruolo, già affrontato ad Atene per l’Opera Nazionale Greca (qui la nostra recensione). Accanto a lei Jean-François Borras nel ruolo di Giasone, Tassis Christoyannis in quello di Creonte, Alisa Kolosova come Neris e Danae Kontora nei panni di Glauce. Sul podio Jacques Lacombe, mentre la regia è stata curata da Panaghis Pagoulatos.

Più che di una ripresa, si è trattato di una rigorosa ricostruzione storica. Il progetto nasce infatti dallo studio dei quaderni di regia di Alexis Minotis, dei bozzetti originali di Yannis Tsarouchis e dell’ampio materiale fotografico conservato negli archivi dell’Opera Nazionale Greca. L’obiettivo dichiarato era quello di riportare in vita, per quanto possibile, lo spirito dell’allestimento che nel 1961 vide Maria Callas affrontare la tragica eroina nel contesto unico del teatro antico.

La storia di quella produzione affonda le proprie radici negli Stati Uniti. Nel 1958, quando la Dallas Opera commissionò una nuova Medea per Maria Callas, fu la stessa cantante a volere come regista Alexis Minotis (marito della grande attrice greca Katina Paxinou), già celebre per il suo lavoro sulla tragedia greca. Lo spettacolo, con scene e costumi di Yannis Tsarouchis, debuttò a Dallas ottenendo un successo straordinario, passò quindi alla Royal Opera House di Londra nel 1959, approdò a Epidauro nel 1961 e, ulteriormente rielaborato, concluse il suo percorso alla Scala nella stagione 1961-62.

L’approdo a Epidauro rappresentò il momento più emblematico di quella vicenda artistica. Per il teatro antico Minotis rielaborò la regia in funzione dello spazio monumentale, cercando di recuperare il rapporto originario tra mito e tragedia greca senza tradire la natura musicale dell’opera di Cherubini. La presenza di Maria Callas trasformò l’evento in un autentico caso culturale internazionale, destinato a entrare nella leggenda.

La nuova produzione si inserisce nel progetto artistico dell’Opera Nazionale Greca per la stagione 2025-2026, sintetizzato nel motto “L’opera del futuro nasce dal grembo del passato”. Non una lettura registica contemporanea, dunque, ma un confronto diretto con la memoria storica dello spettacolo, attraverso un lavoro di ricerca archivistica e di ricostruzione filologica che ha coinvolto documenti, fotografie e materiali originali.

Ad accompagnare l’evento è stata inoltre allestita nei pressi del teatro l’esposizione “Callas Point”, dedicata alla “divina” e al suo legame con Epidauro, ulteriore testimonianza della volontà di trasformare questa nuova Medea nella celebrazione della memoria artistica di Maria Callas e di una straordinaria stagione culturale.

Photo: Giannis Antonoglou

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