A più di centocinquant’anni dalla sua prima e unica rappresentazione, avvenuta il 13 gennaio 1867 al Teatro alla Scala, il Conservatorio di Como — in collaborazione con Casa Ricordi, che ha curato la revisione critica della partitura, e nell’ambito del progetto di finanziamento europeo “Casta Diva” — presenta il primo allestimento in età moderna di Turanda. Composta da Antonio Bazzini, apprezzato compositore bresciano di metà Ottocento nonché maestro di Giacomo Puccini, l’opera è tratta dall’omonima commedia di Carlo Gozzi, la stessa che fornirà al suo allievo l’ispirazione della più nota Turandot.
Lo spettacolo va in scena domenica 26 ottobre alle ore 20.30 al Teatro Sociale di Como, con replica lunedì 8 dicembre, sempre alle 20.30, al Teatro Lirico “Giorgio Gaber” di Milano. La regia è affidata a Stefania Panighini, vincitrice del Premio “Idee per Alfieri” al Festival Astiteatro nel 2004 e che ha firmato opere per il Wexford Festival, l’Opera di Tenerife e il Daegu Opera Festival in Corea. Sul podio sale invece il Maestro Bruno Dal Bon, direttore di titoli operistici in Europa, Cina e Giappone. A dar vita alla parte musicale della produzione sono i solisti, il coro e l’orchestra del Conservatorio di Como, tutti formati da soli studenti dell’istituzione, mentre a curare scene e costumi sono gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Brera, partner del progetto. La revisione critica per Casa Ricordi è di Antonio Moccia.
«Il progetto Turanda rappresenta molto più di un semplice allestimento di teatro lirico o di un’operazione di recupero filologico: è un atto di responsabilità culturale che riscopre, preserva e rivaluta un repertorio storico nel segno della creatività contemporanea — dice il direttore del Conservatorio di Como Vittorio Zago —, oltre che modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni accademiche e culturali. È anche frutto di un percorso di importante rilievo didattico che porta l’esperienza di quattro anni di precedenti allestimenti, e che ha visto il Conservatorio di Como coinvolgere i giovani studenti nella riscoperta di opera di teatro musicale raramente eseguite, tra cui Procedura penale di Luciano Chailly, La rondine di Puccini, La belle Hélène di Offenbach e Ascesa e caduta della città di Mahagonny di Brecht e Weill. Il progetto diventa così anche un modo per riaffermare il ruolo dei conservatori come motori di innovazione e custodi della memoria musicale, restituendo centralità agli studenti, veri protagonisti di questo percorso e nostri eredi artistici: un luogo dove si produce cultura, costruendo il futuro attraverso la valorizzazione del passato».
«Il mito è quello di Gozzi, di Schiller, di Puccini e di Busoni, che racconta di una donna che non vuole uniformarsi alle regole della società che la vuole moglie, ma soprattutto madre — dice di Turanda la regista Stefania Panighini. In quest’opera, Bazzini tratteggia una giovane sorprendentemente audace per la metà dell’Ottocento, capace di ribellarsi e di ostentare la propria ribellione come atto politico. Lungi dal farne un’algida amazzone però, il compositore lascia alla protagonista la scoperta del sé, la liberazione dall’ideologia e l’accettazione della fragilità e del sentimento umano, che la conducono a un finale di maturazione e consapevolezza del femminile».
Antonio Bazzini è stato un violinista e un compositore molto riconosciuto nell’ambito della musica strumentale. Di lui, Schumann diceva che «sembra venire da un paese del canto, da un paese sconosciuto, eternamente sereno». Originario di Brescia, nel 1873 fu chiamato a insegnare composizione al Conservatorio di Milano, del quale nel 1882 venne nominato anche direttore. Tra i suoi allievi, oltre a Puccini, figurano anche i nomi di Mascagni e Catalani. Turanda è la sua unica opera teatrale, composta su libretto di Antonio Gazzoletti. Dopo il tiepido debutto milanese, criticato sulla stampa dell’epoca, l’opera non fu mai più ripresa dal compositore e il manoscritto autografo considerato perduto, fino al fortunato ritrovamento avvenuto qualche anno fa in uno scantinato del Conservatorio di Milano.
Ulteriori infomazioni: www.teatrosocialecomo.it
In coperetina, bozzetto di scena realizzato
dagli studenti dell’Accademia delle belle arti di Brera

