Siamo ancora (felicemente) malati di metateatro. Perché è la forma che più parla di un mondo, il nostro, eccentrico e immutabile, con le sue logiche, le sue manie. E con dinamiche di ruolo incredibilmente immutate nei secoli. Il percorso intrapreso dal Teatro alla Scala che negli anni scorsi ha portato in scena opere di Cavalli, Vinci e Cesti, si sofferma in questa Stagione sulla Vienna del decennio che va dal 1770 al 1780, nei cui confini artisti e compositori di diversa provenienza erano protagonisti di una ricchissima scena teatrale, per lo più in lingua italiana. Di questo ambiente è frutto significativo L’opera seria (1769), satira spietata dell’ambiente teatrale precedente la riforma gluckiana messa in musica dal compositore di origine boema Florian Leopold Gassmann su libretto di Ranieri de’ Calzabigi, in scena dal 29 marzo al 9 aprile con la direzione di Christophe Rousset, regia e costumi di Laurent Pelly e scene di Massimo Troncanetti.
In un incontro pubblico al Ridotto dei Palchi Arturo Toscanini, Raffaele Mellace, musicologo e consulente scientifico per i programmi di sala al Piermarini ha spiegato, insieme a Lorenzo Mattei e Lucio Tufano in tre ore dense ed esilaranti con il format Opera allo Specchio, perché l’Opera seria di Gassmann è un titolo da non perdere.
Anzitutto c’è un tema di legami: Florian Gassmann, boemo che si affermò a Venezia e che in pochi anni avrebbe scalato tutte le posizioni chiave alla Corte imperiale, è il maestro di Antonio Salieri, compositore veneto (nato a Legnago nel 1750) che con Europa Riconosciuta inaugurerà il Teatro alla Scala e di cui si celebrano i 200 anni dalla morte. «L’umorismo dei testi e delle situazioni, la verve della musica e dell’azione scenica tipici del dramma giocoso goldoniano sono messi al servizio nell’Opera seria di un’operazione carissima al secolo dei Lumi: la satira del mondo dell’opera – sottolinea Mellace – Un soggetto collaudato ma inesauribile, che sfrutta le infinite occasioni di comicità offerte dalle diverse figure professionali di quel mondo dello spettacolo (che poi, mutatis mutandis, è il nostro), caratterizzato in termini esilaranti dalla penna caustica e raffinata di Ranieri de’ Calzabigi, il librettista delle opere riformate di Gluck»
L’opera seria di Ranieri de’ Calzabigi con musica di Florian Gassmann viene rappresentata nel 1769 alla corte di Vienna. La forma è quella del metamelodramma, e cioè di quel genere satirico inaugurato idealmente dal«Teatro alla moda», il fortunato pamphlet di Benedetto Marcello in cui l’opera si fa beffe di se stessa e nel quale la finzione scenica rimanda direttamente al mondo del teatro. «Nel tracciare il plot si ride già dai nomi – aggiunge Lorenzo Mattei, musicologo tra i massimi esperti del Teatro settecentesco – contrario a una visione meramente edonistica (e dunque in linea con la “riforma” dell’opera seria che due anni prima, nel 1767, Calzabigi aveva esposto nella prefazione all’Alceste di Gluck) l’impresario Fallito non solo scorcia versi e ritornelli, facendo indignare il poeta Delirio e il musicista Sospiro, ma non si attiene neppure al cerimoniale adeguato alla gerarchia delle voci, indispettendo il castrato Ritornello e i soprani Stonatrilla, Smorfiosa e Porporina». L’intervento di Lucio Tufano si è invece soffermato sulla musica e sui rimandi testuali che l’opera seria in esecuzione, l’Oranzebe, ha con uno dei libretti classici del tempo, l’Artaserse di Pietro Metastasio.
L’incontro è stato anche l’occasione per approfondire la vita di Gassmann che – al netto della linea di successione con Salieri alla corte degli Asburgo – rimane più o meno un Carneade. La carriera di autore inizia con un’opera seria, Merope, rappresentata al San Moisè di Venezia nei 1757, ma a Vienna Gassmann si dedicherà prevalentemente all’opera buffa, dando notevole impulso a un genere portato poi avanti da Salieri, e più tardi da Wolfgang Amadeus Mozart. «È una musica di alto valore, davvero bella – ha concluso Christophe Rousset – non credo si debba enfatizzare troppo l’effetto comico, è una partitura che va presa molto sul serio perché tutta la comicità è già nel libretto».
Photo: Brescia e Amisano

