A due anni dall’ultimo allestimento, accolto con grande successo, La bohème il 20 dicembre torna al Teatro del Maggio. L’opera di Giacomo Puccini, tra i titoli più amati del repertorio lirico, è proposta nella Sala Grande in una ripresa dell’allestimento andato in scena nell’autunno 2023. Il libretto è firmato da Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, tratto dal romanzo di Henri Murger Scènes de la vie de bohème.
Sul podio, alla guida dell’Orchestra, del Coro e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio, sale Diego Ceretta. La regia è di Bruno Ravella, ripresa da Stefania Grazioli; le scene sono di Tiziano Santi, i costumi di Angela Giulia Toso e le luci – riprese da Emanuele Agliati – di D.M. Wood. Maestro del coro è Lorenzo Fratini; maestra del Coro di voci bianche dell’Accademia Sara Matteucci.
Otto le recite in programma: il 20 e il 31 dicembre alle ore 17; il 21, 28 dicembre e il 4 gennaio alle ore 15.30; il 23 e 30 dicembre e il 2 gennaio alle ore 20.
Protagonista sul palcoscenico una compagnia di canto giovane, impegnata a rotazione nelle otto recite. Carolina López Moreno – di ritorno a Firenze dopo Madama Butterfly e La traviata dello scorso anno – e Nombulelo Yende (21, 28, 31 dicembre e 4 gennaio) interpretano Mimì; Long Long e Davide Giusti (21, 28, 31 dicembre e 4 gennaio) si alternano nel ruolo di Rodolfo; Danylo Matviienko e Francesco Samuele Venuti (21, 28, 31 dicembre e 4 gennaio) vestono i panni di Marcello, Mariam Battistelli ed Elisa Balbo (21, 28, 31 dicembre e 4 gennaio) quelli di Musetta. Completano il cast Matteo Loi e Giuseppe Toia (21, 28, 31 dicembre e 4 gennaio) come Schaunard; Manuel Fuentes nel ruolo di Colline; Davide Sodini nella doppia parte di Benoît e Alcindoro; Carlo Messeri e Massimiliano Esposito (30, 31 dicembre e 2, 4 gennaio) come Venditore ambulante; Alessandro Lanzi e Matteo Tavini (30, 31 dicembre e 2, 4 gennaio) nel ruolo di Parpignol. Lisandro Guinis e Dielli Hoxha (30, 31 dicembre e 2, 4 gennaio) interpretano il Sergente dei doganieri e un Doganiere, così come Nicolò Ayroldi ed Egidio Massimo Naccarato nelle stesse date.
Diego Ceretta, che torna sul podio della Sala Grande dopo il War Requiem diretto la scorsa primavera e che affronta con questo titolo la sua prima opera lirica al Maggio, sottolinea la complessità e al tempo stesso la naturalezza della partitura pucciniana: «La bohème è una grande sfida per un direttore, soprattutto per la gestione delle masse sonore, in particolare nel secondo quadro. Ma è anche l’opera ideale per avvicinarsi a Puccini: ha una freschezza e un’immediatezza che chiedono di essere lasciate esprimere». Ceretta evidenzia inoltre la centralità dei rapporti tra i personaggi: «La mia direzione non vuole forzare le relazioni, ma far capire passo dopo passo perché un personaggio canta o reagisce in un certo modo, aprendo nuovi spiragli interpretativi».
Lo spettacolo è la ripresa dell’allestimento con regia di Bruno Ravella presentato per la prima volta nel settembre 2017 e successivamente riproposto tra dicembre 2019, gennaio 2020 e novembre 2023, sempre accolto con favore da pubblico e critica. L’ambientazione è la Parigi di fine Ottocento: la soffitta del primo quadro è essenziale nelle forme; nel secondo domina un grande semicerchio luminoso che diventa la struttura del Café Momus; il terzo quadro, ambientato alla Barriera d’Enfer, è costruito su pochi elementi – una costruzione in legno, una sbarra, una panchina – con scene che suggeriscono gli spazi senza ricercare un realismo fotografico.
Nel corso della sua storia, il Teatro del Maggio ha fatto della Bohème uno dei titoli più rappresentati del proprio repertorio: dalla prima recita del 1929, questa nuova edizione segna la trentesima produzione dell’opera, per un totale di oltre 170 recite.
Ulteriori informazioni: www.maggiofiorentino.com
Photo: Michele Monasta

