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Venezia, alla Fenice ritorna dopo oltre 50 anni il Mefistofele di Boito. Dirige Luisotti

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Il Teatro La Fenice porta in scena un titolo chiave nella storia del melodramma italiano: Mefistofele di Arrigo Boito. Nell’ambito della Stagione lirica e balletto 2023-2024, l’opera sarà proposta in un nuovo allestimento con la regia di Moshe Leiser e Patrice Caurier, con le scene di Moshe Leiser, i costumi di Agostino Cavalca, il light design di Christophe Forey, il video design di Etienne Guiol e la coreografia Beate Vollack. Nicola Luisotti sarà alla testa di Orchestra e Coro del Teatro La Fenice – maestro del coro Alfonso Caiani – e di un cast che vede impegnati nei ruoli principali Piero Pretti, Maria Agresta e Alex Esposito, con Marta Torbidoni, Kamelia Kader, Maria Teresa Leva e Enrico Casari. In palcoscenico anche le voci bianche dei Piccoli Cantori Veneziani, preparati da Diana D’Alessio. Mefistofele era da lungo tempo assente dal palcoscenico veneziano: l’ultima rappresentazione in laguna risale infatti 1969. Cinque le recite in programma al Teatro La Fenice: il 12, 14, 17, 20, 23 aprile 2024. La prima di venerdì 12 aprile 2024 ore 19.00 sarà trasmessa in diretta Rai Radio3.

Opera in un prologo, quattro atti e un epilogo, su libretto dello stesso Boito tratto da Goethe, Mefistofele debuttò al Teatro alla Scala di Milano il 5 marzo 1868 quale ‘manifesto’ lirico dei nuovi ideali estetici di ispirazione wagneriana proclamati dal giovane letterato e musicista padovano, in polemica contrapposizione con il teatro di Verdi. Boito era considerato la punta di diamante dell’intellettualismo scapigliato della capitale lombarda, e nell’entusiasmo per le tematiche della cultura germanica vide nella fonte letteraria del dramma in versi Faust la possibilità di realizzare l’ambizioso progetto di rinnovamento dell’opera italiana. Dopo il clamoroso insuccesso della prima, Boito rimise mano alla partitura: la riabilitazione dell’opera fu nella ‘wagneriana’ Bologna, nel 1875.

«Mefistofele è più un affresco filosofico che una normale trama teatrale – ha dichiarato il regista Patrice Caurier –. Le questioni affrontate in quest’opera sono universali e non riferibili a un periodo storico, quindi non sarebbe rilevante relegarle al Medioevo. In questo spettacolo ci sono scene diverse, ma lo apriamo con un palcoscenico totalmente vuoto, a parte una poltrona dove è seduto Mefistofele. È un teatro abbandonato. L’opera ci conduce in un giardino, in un carnevale, in un sabba ecc. Ma questi non sono luoghi reali; sono tutti modi per Mefistofele di ingannare Faust».

«Non so se un palcoscenico vuoto sia contemporaneo o meno – prosegue il regista Moshe Leiser –. È solo un teatro, dove nulla viene più portato in scena. Ma alla fine, quando Faust si sta riconducendo all’idea di una città ideale dove la gente si ama reciprocamente, prende un violoncello e attende la morte suonando. Dunque questa è la risposta alla disperazione che circonda i nostri tempi: la musica può rappresentare un qualche tipo di consolazione».

«Sono da sempre profondamente affascinato dal mito di Faust – ha dichiarato il direttore d’orchestra Nicola Luisotti –. Il mito di Faust siamo noi. Nel momento in cui ci chiediamo il perché delle cose, desideriamo arrivare a comprendere la verità, tutti noi siamo Faust. È il mito della conoscenza, che è profondamente dentro di noi. Faust sono tutti coloro che non si accontentano di una spiegazione data, che pur credendo in Dio, e nella scienza, credono in Dio come a un’entità non trovata, ma reale. Come a un’energia creativa universale. Sono coloro che soffrono di più, diversamente da coloro che hanno una fede, che credono in un dogma. Per questo credo che il Faust di Goethe sia un capolavoro assoluto e credo anche che probabilmente non sia possibile metterlo in musica, trasporlo in un’opera lirica, meglio di come fece Boito nel 1868». Prosegue Luisotti, illustrando anche l’importanza di questo allestimento dal punto di vista della partitura che verrà eseguita, vale a dire l’edizione critica a cura di Antonio Moccia: «Toscanini modificò l’orchestrazione nel 1919, l’anno successivo alla morte del compositore, che è stata riportata in questa edizione al suo stato originale. La versione che proporremo alla Fenice sarà infatti quella che venne data al Teatro Rossini di Venezia il 13 maggio del 1876, con la direzione di Faccio, dove Boito aggiunse per l’occasione la difficile fuga nella ridda infernale e la bellissima aria di Margherita “Spunta l’aurora pallida” nella scena del carcere, già presente nell’edizione di Bologna del 1875, oltre a modifiche varie che faranno diventare la versione di Venezia, la più accreditata. E sono entusiasta di poter dirigere proprio a Venezia la prima esecuzione in tempi moderni di questa versione senza le correzioni di Toscanini».

Mefistofele sarà proposto nell’edizione critica a cura di Antonio Moccia, con i sopratitoli in italiano e in inglese. Ecco il dettaglio delle recite con orari e turni di abbonamento: venerdì 12 aprile 2024 ore 19.00 (turno A), domenica 14 aprile ore 15.30 (turno B), mercoledì 17 aprile ore 19.00 (turno E), sabato 20 aprile ore 15.30 (turno C), martedì 23 aprile ore 19.00 (turno D).

Ulteriori informazioni: www.teatrolafenice.it

Photo: Michele Crosera

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