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Reggio Emilia, al Municipale va in scena Anna Bolena. Protagonista Carmela Remigio, dirige Fasolis

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Anna Bolena di Gaetano Donizetti, tragedia lirica in due atti su libretto di Felice Romani, andrà in scena per la Stagione d’Opera, al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia venerdì 9 (ore 20.00) e domenica 11 febbraio (ore 15.30). La direzione musicale dello spettacolo è affidata a Diego Fasolis alla guida del suo complesso I Barocchisti. Il cast vedrà in scena Carmela Remigio nel ruolo del titolo, Arianna Vendittelli, Giovanna Seymour, Ruzil Gatin, Lord Riccardo Percy, Paola Gardina, Smeton, Simone Alberghini, Enrico VIII, Luigi De Donato, Lord Rochefort, e Marcello Nardis, Sir Hervey. In scena il Coro Claudio Merulo diretto da Martino Faggiani. Regia di Carmelo Rifici, scene di Guido Buganza, costumi Margherita Baldoni, luci Alessandro Verazzi.

Anna Bolena fu la seconda moglie di Re Enrico VIII di Inghilterra e madre della Regina Elisabetta I. La sua figura divenne celebre perché Enrico VIII, innamoratosi di lei, la volle al suo fianco con grande determinazione, ma essendo già sposato dovette affrontare un travagliato processo di annullamento del suo matrimonio con Caterina d’Aragona, che portò allo Scisma anglicano. Anna Bolena però non diede al re il tanto desiderato figlio maschio e questo fu l’inizio della sua fine. Tra lotte politiche e rivalità di corte, Anna fu accusata di adulterio e condannata a morte dopo un processo farsa.

Diego Fasolis sceglie di riportare in vita questa pietra miliare del romanticismo ottocentesco nella sua forma più pura, con una curatissima ricerca filologica: riaperti tutti i tagli per un totale di quasi quattro ore di musica, diapason a 430 Hz e strumenti d’epoca.

L’opera, che aveva debuttato nel 1830, dopo un successo iniziale, era gradualmente uscita dal repertorio fino a quando, nel 1957 al Teatro alla Scala, Maria Callas le aveva regalato una vera e propria seconda vita grazie ad una memorabile interpretazione, nell’allestimento diretto da Gianandrea Gavazzeni con la regia di Luchino Visconti.
In questo allestimento, coprodotto da Lugano Arte e Cultura, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale di Modena, Associazione “I Barocchisti, Anna è il vero fulcro drammatico di tutta l’opera, personaggio dotato di grandissima forza espressiva. Una caratteristica che, assieme alla precisione psicologica dei personaggi, alla capacità drammatica dei duetti, all’introspezione, così puntuale nel percorso che conduce Bolena fino alla morte, rendono quest’opera quasi unica.

Carmelo Rifici, che ha curato la regia, spiega: “Ascoltando l’opera non mi era possibile rinunciare a un’immagine dinamica dello spettacolo. La musica stessa sembra trasportarti in un mondo dove tutto si muove, senza sosta; nonostante i lunghi duetti, anzi proprio grazie alla lunghezza delle sezioni della partitura, il regista ha la possibilità di penetrare nei labirinti mentali e spirituali dei personaggi. La trama interiore e quella narrativa si muovono insieme. La sensazione che resta addosso a ogni ascolto è proprio questa: il dramma si muove minaccioso verso Anna”. E così lo scenografo Guido Buganza colloca l’opera su un dispositivo girevole dal design sobrio ma fatto di quinte scorrevoli, passaggi segreti, porte a scomparsa. Proseguendo nelle note di regia, Rifici spiega che “Questo eterno movimento, questa forza inarrestabile, così sottilmente amplificata da un coro tragico che accompagna sentimentalmente la tragedia fino alle sue nefaste conseguenze, mi ha fatto immaginare uno spazio scenico minaccioso e tumultuoso, che impedisce ai personaggi di trovare protezione o conforto. (…) Lo spazio non è rassicurante, ma cangiante, labirintico; porta i personaggi alla perdizione e allo smarrimento. Allo stesso tempo, non è uno spazio realistico, ma dell’anima: le stanze che i personaggi attraversano sono stanze interiori, aprono le porte alle loro paure, alle loro pulsioni più brutali. Per questo ho evitato dettagli troppo realistici, preferendo, al contrario, immaginare oggetti e suppellettili simbolici e artistici, capaci di contenere la forza brutale del dramma, ma anche di far vivere l’esigenza sentimentale dei personaggi, il loro bisogno di amore”.
Per quanto riguarda i costumi, ci sono solo accenni di quella che era la moda nei primi decenni del 1500 “Più che da dettagli stilistici, il ponte tra quell’epoca e la scelta artistica è dato dalla materia: – spiega la costumista Margherita Baldoni – pelle, pelliccia, lane, materiali che evocano un mondo freddo ed ostile, idea che viene ripresa sia per tutto il coro degli uomini che per quello delle donne, oltre che per i solisti”.

Ulteriori informazioni: www.iteatri.re.it

Photo: Masiar Pasquali

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