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Modena, al Teatro Comunale ritorna Turandot di Puccini

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Va in scena al Teatro Comunale di Modena venerdì 15 marzo 2024 alle ore 20, sabato 16 alle 18 e domenica 17 alle 15.30 Turandot di Giacomo Puccini. L’opera ritorna in uno degli allestimenti più apprezzati del Teatro Comunale di Modena, già ripreso da importanti teatri in Italia e all’estero. La parte visiva dello spettacolo, presentato in coproduzione con i Teatri lirici di Piacenza, Ravenna e Rimini, è quella firmata da Giuseppe Frigeni nel 2003, ispirata nelle sue linee forti ed essenziali alle leggi estetiche e filosofiche che sottendono alla tradizione culturale cinese, dove è ambientata la vicenda.

Di rilievo il cast formato nei ruoli principali da Leah GordonAngelo Villari, Jaquelina Livieri e Giacomo Prestia, i giorni 15 e 17, mentre il giorno 16 i ruoli di Turandot e di Calaf saranno interpretati rispettivamente da France Dariz e Mikheil Sheshaberidze. La direzione musicale è affidata a Marco Guidarini, alla guida anche dell’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini, del Coro Lirico di Modena e del Coro del Teatro Municipale di Piacenza preparati da Corrado Casati e delle voci bianche del Teatro Comunale di Modena preparate da Paolo Gattolin. Regia, coreografia, scene e luci di Giuseppe Frigeni sono riprese da Marina Frigeni con costumi di Amélie Haas.

Giunto all’ultimo titolo di una mirabolante vicenda compositiva, Puccini nel 1920 si era infervorato per la fiaba Turandotte di Carlo Gozzi, e soprattutto per la figura della protagonista, principessa cinese fiabesca dai sentimenti congelati dall’eccesso di orgoglio e dal risentimento verso il genere maschile. La necessità di un soggetto nuovo, che si differenziasse da ogni altro precedente, lo aveva portato nel mondo favolistico dopo una carriera spesa su drammi realistici e sentimentali, certamente attratto dalla possibilità di sfruttare lo spettacolo, il gesto, i profumi orientali. L’evasione verso le zone del mito, dell’esotismo senza tempo, era del resto la risposta che Puccini intuiva necessaria alla mutata atmosfera postbellica, ormai disillusa verso gli argomenti realistici. La sua volontà fu comunque anche in questo caso quella di convertire la fiaba in “cervelli moderni”. La fanciulla capricciosa di Gozzi diviene così una figura altera, algida, terribile, che si è incaricata di vendicare lo stupro subito da un’antenata sacrificando i pretendenti alla sua mano attraverso l’ardua soluzione di tre enigmi che nessuno di loro riesce a risolvere. La suggestione di un colore musicale esotico fu nutrita da alcune melodie ascoltate su un carillon che apparteneva al console italiano in Cina e finite poi nella partitura dell’opera. Rimasta inconclusa per la morte dell’autore, l’opera venne ultimata dal compositore Franco Alfano su commissione di Casa Ricordi e di Arturo Toscanini che diresse l’opera alla Scala nel 1926.

“Turandot non è una storia d’amore – commenta il regista Giuseppe Frigeni -, ma lo scacco di un’illusione amorosa nel ribaltamento dei giochi di potere, delle leggi di un potere arcaico, attraversato dal cinismo maschilista, l’ambizione e l’arroganza di Calaf. Turandot non è la carnefice leggendaria, ma una donna ferita nel proprio orgoglio, vittima di una violenza maschile atavica”.

Giovedì 14 marzo alle 18, al Ridotto del Teatro (ingresso libero da via Goldoni 1, durata 60 minuti) Oreste Bossini illustrerà l’opera al pubblico per la serie “Invito all’opera” in collaborazione con Amici dei Teatri Modenesi.

I biglietti si possono acquistare online, presso la biglietteria del Teatro, o telefonando allo 059 2033010.

Ulteriori informazioni: www.teatrocomunalemodena.it

Photo: Rolando Paolo Guerzoni

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