Chiudi

Il ventennale della scomparsa di Nicolai Ghiaurov, un basso dalla voce di velluto

Condivisioni

Vent’anni fa, il 2 giugno 2004, se ne andava Nicolai Ghiaurov, considerato uno dei maggiori bassi del XX secolo. Nato a Velingrad in Bulgaria nel 1929, dopo gli studi compiuti all’Accademia di musica di Sofia e il perfezionamento presso il conservatorio di Mosca, debutta nel 1955 come Don Basilio nel Barbiere di Siviglia all’Opera di Sofia. Di lì a poco segue l’esordio al Bolshoi di Mosca nella stessa opera e quindi nel Faust e nel Boris Godunov (Pimen). Risale invece al 1960 il debutto alla Scala, dove il trentunenne Ghiaurov interpreta Varlaam nel Boris diretto da Votto.

Nel corso di quasi quarant’anni di carriera, si afferma come il basso per antonomasia del teatro milanese, dove il suo repertorio spazia da Don Giovanni al Creonte di Medea, cantata nel 1961 a fianco di Maria Callas, ai principali ruoli per basso della produzione italiana, francese e russa. La sua ultima apparizione al Piermarini risale a 1997, quando interpreta Alvise Badoero nella Gioconda. All’interno della carriera scaligera particolare importanza riveste la collaborazione con Claudio Abbado: Ghiaurov partecipa a storiche edizioni di Simon Boccanegra, Don Carlo, Boris Godunov, Macbeth, Messa da Requiem, Oedipus rex, Pélleas et Melisande. Accanto agli impegni scaligeri, Ghiaurov si esibisce nei più importanti teatri italiani ed esteri. Da citare almeno il Boris nell’edizione diretta da Karajan al Festival di Salisburgo e il Rigoletto diretto da Riccardo Chailly al Comunale di Bologna.

Estesa, di affascinante velluto e di notevole volume, quella di Ghiaurov è stata una splendida voce di basso, sostenuta negli anni migliori da una ottima tecnica, adeguatamente scura da consentire qualche appropriato excursus sul terreno del vocalismo profondo (Gli Ugonotti, Rigoletto, Simon Boccanegra). Mezzi che gli hanno permesso di aderire agevolmente sia al repertorio di lingua russa che all’opera italiana (verdiana in particolare), trascurando invece il teatro tedesco, dove peraltro la duttilità dello strumento gli avrebbe forse consentito di raggiungere risultati interessanti.

Nicolai Ghiaurov resta senz’altro uno dei bassi più autorevoli del secondo Novecento sia per la bellezza e il calore del timbro che per l’incisività del fraseggio e la sensibilità interpretativa. Proprio per questo avrebbe meritato un omaggio più consono rispetto a quello che Rai Cultura gli riserva domani, domenica 2 giugno alle ore 10, trasmettendo su Rai5 La bohème di Puccini, dal Regio di Torino, nell’allestimento firmato da Patroni Griffi con la direzione di Oren e la partecipazione di Luciano Pavarotti e Mirella Freni. Una produzione del 1996 che vede, nei panni di Colline, un Ghiaurov già usurato e impegnato in un ruolo poco significativo della sua carriera.

image_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino