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Il Teatro del Maggio apre la stagione invernale con “Peer Gynt” di Grieg. Sul podio Nikolas Nägele

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Il 16 gennaio 2024, prende avvio ufficialmente la stagione invernale del Teatro del Maggio: in cartellone, nelle serate di martedì 16 e mercoledì 17 gennaio alle ore 20, sul palco della sala Mehta, il sipario si apre su Peer Gynt, le musiche di scena composte da Edvard Grieg per il capolavoro omonimo di Henrik Ibsen, proposto al Teatro del Maggio a distanza di 22 anni dagli spettacoli del gennaio 2002. Il poema drammatico che si basa sulla figura di Peer, giovane perdigiorno che vive la sua vita tra piaceri materiali e trovate fantastiche e si dipana su una partitura musicale di Grieg molto nobile e raffinata (che nelle suites sinfoniche che ne sono derivate – per esempio il riconoscibilissimo “mattino” sono divenute armonie emblematiche e celeberrime), viene proposto in forma di concerto nell’elaborazione del regista e drammaturgo Pier Paolo Pacini. Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, sale il maestro Nikolas Nägele, che torna al Maggio dopo aver diretto Hänsel und Gretel – nel marzo 2016. Nägele si è formato all’Accademia del Maggio ed è stato Kappellmeister alla Deutsche Oper di Berlino dal 2017 al 2019 e più volte assistente di Christian Thielemann a Salisburgo e a Bayreuth. Il cast è capitanato dal grande attore fiorentino Sandro Lombardi nei panni del protagonista della vicenda, Peer Gynt; dall’attrice Elena Ghiaurov nella parte di Aase, Solvejg e dall’attore Annibale Pavone, nel ruolo de Il mago. Gli interventi cantati sono affidati al soprano Aitana Sanz-Pérez e al mezzosoprano Olha Smokolina, entrambe talenti dell’Accademia del Maggio, rispettivamente nelle parti di Solvejg e Anìtra; Constanza Antunica, Nadia Pirazzini, Chiara Chisu, artiste del Coro del Maggio, nel ruolo delle Drei Säterinnen (Tre mandriane), completano la locandina.

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini. Lo spettacolo è presentato in due parti dalla durata di un’ora circa ognuna, con un intervallo di trenta minuti.

Venerdì 12 gennaio 2024, alle ore 17, nel Ridotto del Foyer di Galleria del Teatro del Maggio, Luisa Sclocchis presenta l’opera al pubblico.

A distanza di oltre vent’anni, dunque, è proposto nuovamente al Maggio il Peer Gynt, poema nato dalla penna dello scrittore norvegese Henrik Ibsen nel 1867: il drammaturgo, all’epoca in Italia, aveva conosciuto l’anno precedente a Roma il compositore, suo connazionale, Edvard Grieg. Fu proprio Ibsen a chiedere al musicista, nel 1874, la collaborazione per trasformare il suo lavoro in una rappresentazione teatrale con musiche di scena: egli infatti riteneva che la presenza di un commento musicale avrebbe contribuito alla maggiore appetibilità del Peer Gynt, ‘addolcendo’ così lo spettacolo al pubblico. Inizialmente Grieg accettò con entusiasmo la proposta – allettato dal considerevole rientro economico dell’operazione oltre che dalla grande ammirazione che nutriva per la personalità artistica di Ibsen – ma dopo un frizzante avvio il lavoro procedette con lentezza e Grieg stesso disse in privato che il Peer Gynt fosse “il meno musicale dei soggetti possibili”, forse a causa della spettacolarità e complessità dell’azione narrativa. Nonostante questa incertezza, nel volgere di breve tempo le musiche di scena composte da Grieg conobbero un successo davvero notevole, tanto che il musicista decise di ricavare due suite sinfoniche di quattro episodi ciascuna da questo lavoro, che diventarono le sue composizioni più popolari.

Sul podio il maestro Nikolas Nägele, che nel parlare di questa produzione ha evidenziato la capacità di Grieg di trasformare le emozioni – di cui il racconto di Ibsen è ricchissimo – in musica: “Il testo di Henrik Ibsen è davvero molto romantico e filosofico, ricco di emozioni che Grieg è stato capace di trasformare in musica; una musica bellissima e dotata di una strumentazione ricca e personale, che fa trasparire in modo chiaro lo stile ‘genuino’ del compositore: è un linguaggio davvero unico. Abbiamo inoltre un cast davvero formidabile, composto non solo da cantanti ma anche da grandi attori come Sandro Lombardi; abbiamo dunque come risultato questo dialogo interessantissimo fra l’Orchestra, il Coro, i cantanti e gli attori; una situazione davvero singolare, nella quale l’attore ha modo di trasmettere delle emozioni particolari, evocando determinate sensazioni solo con il modo di parlare o di recitare.”

Riprende la drammaturgia dello spettacolo, dopo aver curato anche quella del 2002, Pier Paolo Pacini che, nel parlare della produzione, ha sottolineato di come la componente psicoanalitica sia assolutamente centrale, non solo nel racconto di Ibsen, ma anche nella sua rielaborazione semiscenica: “Nel 1900 con L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud finisce una concezione del mondo basata su un ordine creato dalla ragione e si entra in un mondo diverso, inquieto, dove i confini tra realtà e immaginazione non sono più così definiti. Henrik Ibsen scrisse Peer Gynt nel 1867. Sarebbe quindi un falso storico affermare che ci possa essere una relazione tra questo lavoro e il saggio di Freud, ma la forte simbologia dell’opera di Ibsen, i vari riferimenti del protagonista ad un “io gyntiano” e la storia stessa, così complessa e misteriosa, autorizzano a pensare alla possibilità di spostare la vicenda da un piano realistico ad uno onirico, trasformando i luoghi del viaggio di Peer in rappresentazioni di diversi luoghi della mente; una metafora del suo mondo interno, un viaggio senza spostamento fisico che trasforma la realtà esterna “nella stessa sostanza dei sogni”. Da qui l’idea di un concerto per voci e orchestra e di una rielaborazione del testo come una vera e propria lettura psicoanalitica, una lettura volutamente parziale, che però permette di evidenziare il vero tema di questa opera, che parte dalla vicenda specifica di Peer Gynt – o a questo punto potremmo dire del suo Io – per arrivare a quella più generale della condizione umana, passando cioè dal livello personale di Peer a quello di Umanità. Infatti la linea psicoanalitica, per sua stessa natura indotta a prendere le distanze dalla filosofia, dalla metafisica e dalla teologia, non affronta il tema del trascendimento e quindi dello sviluppo spirituale. Così lascia pieno spazio per permettere a Peer di porre la domanda finale del dramma di Ibsen, necessaria, ineluttabile, ed evidenziarla come universale: che cosa succederà del “nostro vero Io?”.

Parlando del protagonista del racconto, Peer Gynt, da lui interpretato, Sandro Lombardi – che torna al Maggio a distanza di pochi anni dallo spettacolo La valigia di Ravel del maggio 2017, ha definito le caratteristiche della parte: “Interpretare il personaggio di Peer Gynt è come affrontare un intero mondo poetico: tutto quello che riguarda non solo l’opera di Ibsen ma anche tutta la mitologia nordica, dei fantasmi, è quasi come se uno dovesse interpretare Sogno d’una notte di mezza estate; parliamo davvero di un mondo a parte che si riassume in questo furfantello che sì, è circondato da numerose donne, tra cui sua madre, ma comunque un po’ stordito e che si ritrova improvvisamente vecchio, con la sensazione di non aver combinato quasi nulla in vita propria. Persino il diavolo, che lo fronteggia a un certo punto, gli fa notare come egli non abbia neanche dei peccati da mettere in conto e dunque di non essere stato nemmeno capace ‘di guadagnarsi’ l’inferno.”

Ulteriori informazioni: www.maggiofiorentino.com

In copertina, Nikolas Nägele
Photo: Juliane Naumann

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