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Al Maggio Fiorentino va in scena Jeanne Dark, la nuova opera (comica) di Fabio Vacchi

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La programmazione lirica dell’86°Festival del Maggio Musicale Fiorentino prosegue con una novità assoluta: in programma, martedì 14 maggio 2024 alle ore 20, in Sala Mehta, la prima rappresentazione dell’opera lirica Jeanne Dark, di Fabio Vacchi, ispirata sulla leggendaria figura di Giovanna d’Arco. Il debutto dell’opera, che rappresenta la quarta commissione di Vacchi per il Maggio Musicale Fiorentino, era in origine previsto per il 2020 salvo poi essere rimandato a causa delle restrizioni dovute alla pandemia.

Sul podio, alla guida del ContempoArtEnsemble, il maestro Alessandro Cadario; la regia è invece affidata a Valentino Villa. Sul palcoscenico della Sala Mehta il cast vocale è formato da Alexia Voulgaridou nei panni di Jeanne, Elia Schilton nella parte di Voltaire; Olha Smokolina come Agnese, Lorenzo Martelli interpreta lo Stalliere. Michele Galbiati veste i panni di un Asino; Alfonso Zambuto interpreta il triplo ruolo del Delfino, del Re e del Diavolo; Anicio Zorzi Giustiniani è San Giorgio, mentre Gianluca Margheri è San Dionigi.
La parte di Frate Bordone è sostenuta da Davide PivaLuca Tamani interpreta il doppio ruolo di un Soldato Francese e del Primo Soldato Inglese così come Dielli Hoxha che interpreta un Soldato Francese e il Secondo Soldato Inglese. Chiudono il cast come voci soliste Dalai ChenHyunmo ChoManuel Epis e due artisti del Coro del Maggio, Diego Barretta Davide Ciarrocchi.
In questa nuova produzione le scene sono di Serena Rocco; i costumi di Gianluca Sbicca; i movimenti coreografici sono curati da Marco Angelilli mentre l’ideazione delle luci e la loro realizzazione sono rispettivamente di Pasquale Mari Oscar Frosio.

Altre due le recite in programma: giovedì 16 maggio alle ore 20 e sabato 18 maggio alle ore 18.

(Prima di ogni recita sono inoltre proposte al pubblico le presentazioni degli spettacoli, tenute da Katiuscia Manetta, Maddalena Bonechi e Marco Cosci: le guide si tengono nel Foyer della Sala Zubin Mehta o nel Foyer di Galleria della Sala Grande 45 minuti circa prima dell’inizio di ogni recita).

L’opera, come detto, segna la quarta collaborazione tra il Teatro del Maggio e il compositore Fabio Vacchi, consolidando un legame più che quarantennale: la prima opera musicata da Vacchi, sempre su commissione del Teatro, fu infatti Girotondo, messa in scena nell’ambito del 45° Festival del Maggio nel giugno del 1982. Successivamente fu la volta de Il letto della Storia, andata in scena nel febbraio del 2003, seguita dall’ultima opera firmata da Fabio Vacchi, ossia Lo specchio magico, che ha debuttato sulle scene del Maggio nel 2016, durante la 79ª edizione del Festival del Maggio.

Jeanne Dark, il cui libretto porta la firma di Stefano Jacini, è ispirata a Giovanna d’Arco. Come sottolineato da Fabio Vacchi , l’opera – che si basa sul poema eroicomico di Voltaire La Pucelle d’Orléans – ha un carattere decisamente comico, in netto contrasto con i suoi due ultimi lavori operistici: “Arrivo da due esecuzioni, ovvero Madina Bandiere Nere – rispettivamente a Milano e Roma – dove ho trattato temi molto crudi e attuali, come guerra e terrorismo; al contrario Jeanne Dark è un’opera comica e ho scelto come fonte il poema di Voltaire perché quest’ultimo rappresenta per me la nascita della modernità: un momento storico in cui si sono portate alla luce problematiche che spesso risultano attuali anche al giorno d’oggi. Il poema eroico visto in chiave comica era un modo per fare satira sul presente attraverso i racconti dell’antichità e penso che la visione di Voltaire sia assolutamente attuale. La satira comica era spesso ricca di satira feroce e in alcuni casi anche parecchio scurrile in alcuni casi: con Stefano Jacini abbiamo deciso di effettuare anche alcuni tagli rispetto al testo originale, ‘censurando’ per così dire alcune scene che potevano risultare eccessivamente disturbanti e per facilitare, inoltre, lo svolgimento narrativo del racconto che altrimenti rischiava di diventare troppo lungo e pesante. All’interno dell’opera ci sono due personaggi – San Dionigi e San Giorgio – che nella satira rappresentano quelle che sono le lotte da stadio di oggi e gli attuali dibattiti politici, pieni in sostanza di banalità, strumentalizzazioni e risse. Rispetto al poema di Voltaire abbiamo invece aggiunto un personaggio, quel Gilles de Rais che – realmente – combatté contro i francesi al fianco di Giovanna d’Arco e che quindi possiamo dire rende la nostra un’invenzione parziale. Gilles de Rais è inoltre citato da Voltaire stesso in un suo scritto come una di quelle figure mandate a morte a causa di inconcepibili superstizioni e oscurantismi. Rispetto al finale originale concepito da Voltaire, noi abbiamo pensato a un lieto fine, con la fuga di Jeanne in sella al personaggio dell’Asino. In tutto questo abbiamo aggiunto anche il personaggio di Voltaire stesso, che altri non è che la voce narrante e colui che tiene in mano le fila della storia”.

Sul podio il maestro Alessandro Cadario, che torna al Maggio a quasi dieci anni di distanza dall’ultima volta, quando diresse il Pollicino di Hans Werner Henze nel febbraio 2015: “Sono felicissimo di tornare sul podio del Maggio – dove ho debuttato come direttore – e di farlo in occasione del Festival: normalmente per quello che riguarda le opere ‘nuove’ il pubblico ha qualche preconcetto, che riguarda la durata magari o anche la pesantezza dei temi trattati: non è affatto questo il caso; Jeanne Dark è un’opera buffa e breve, con un meraviglioso e irriverente libretto di Stefano Jacini e un’altrettanta varia e stupefacente musica di Fabio Vacchi che rendono quest’opera interessante, innovativa e veramente godibile nell’ascolto. Ci sarà il personaggio narrante, Voltaire, e in dei momenti dei cori quasi da stadio che si contrappongono tra le varie fazioni degli inglesi e dei francesi, che la rendono un’opera davvero fresca, interessante e soprattutto innovativa”.

Firma la regia di questa prima assoluta Valentino Villa, che torna a curare uno spettacolo al Maggio dopo il successo degli Intermedi della Pellegrina andati in scena al Giardino di Boboli nell’estate del 2019: “Affrontare un titolo assolutamente nuovo e mai andato in scena, per quanto possa sembrare una cosa semplice da dire, è una vera e propria occasione in cui, ‘costruendo’ lo spettacolo, si possono prendere dei rischi, aspettando il momento in cui tutto sarà nella sua forma definitiva. Credo di essermi approcciato a quest’opera inquadrandola non esclusivamente da una prospettiva comica: ho cercato – non essendo un musicista – di essere costantemente sollecitato sia dal libretto di Stefano Jacini che dalla musica del maestro Vacchi, sentendo e percependo questo lavoro come davvero simile al concetto di poema eroicomico. Non sarebbe del tutto aderente al materiale musicale e letterario che dobbiamo raccontare, quindi, inquadrare come solamente comica questa produzione, per cui la mia scelta è stata quella di creare uno spazio che potesse tenere insieme una molteplicità di sollecitazioni visive e che permettesse lo slittamento costante fra il serio, il buffo, la satira e il farsesco. Grazie anche al ruolo dei costumi e a come questi sono stati pensati – in alcuni casi sono grotteschi, in altri quasi seriosi – visivamente si compone un’immagine scenica che è più simile a un pastiche rispetto ad un quadro autodefinito”.

L’opera,  il soggetto:

Jeanne fa la cameriera in un’osteria ed è insidiata da frate Bordone e dallo Stalliere, finché non si presenta San Dionigi annunciandole che è destinata a salvare la Francia dagli Inglesi invasori e dai loro alleati Borgognoni. Per questo compito non potrà avere a disposizione un cavallo bianco alato, ma dovrà accontentarsi di un asino, pur se con le ali. Il santo si presenta al Delfino di Francia e ottiene l’investitura della Pulzella, della quale garantisce la verginità, assoluta rarità all’epoca. All’assedio di Orleans assistono fra le nuvole San Dionigi e San Giorgio, ciascuno fa il tifo per la propria squadra. Jeanne e Gilles de Rais combattono fianco a fianco, fino a tarda sera. Col buio Jeanne e Gilles raggiungono il castello dell’Ermafrodito, che è femmina solo di notte e all’alba attenta alla virtù di Jeanne ricevendone in cambio una gragnuola di pugni. Per questa intemperanza Jeanne e Gilles rischiano la forca, ma riescono a fuggire sull’asino alato. Agnese e lo Stalliere potrebbero amoreggiare in una locanda, se lei non gli chiedesse di farle una commissione. Ne approfitta frate Bordone, si porta a letto Agnese, ma viene poi ucciso a bastonate dallo Stalliere con l’aiuto dello stesso Voltaire. Frate Bordone finisce all’inferno. Bollito in un pentolone e preso a colpi di forcone dal Diavolo, ha modo di riconoscere fra i dannati molti politici e alti prelati. Dopo l’incoronazione a Reims del Delfino di Francia, comincia una festa da ballo durante la quale il re confessa a Gilles di essere al verde. Jeanne viene catturata dai Borgognoni e messa all’asta, alla quale partecipano solo gli inglesi, il re di Francia l’abbandona al suo destino. Al processo, Voltaire veste i panni del giudice Cauchon e interroga Jeanne cercando d’incastrarla. Ripresa la propria identità, spiega come in realtà Jeanne sia stata condannata perché si ostinava a vestirsi da uomo. In carcere Jeanne è raggiunta dall’asino alato che le confessa di essere sempre stato innamorato di lei e le propone di fuggire con lui nel mondo della luna. A loro si unisce Gilles de Rais.

Ulteriori informazioni: www.maggiofiorentino.com

Photo: Michele Monasta

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