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Napoli, Casa Museo Enrico Caruso: i vincitori del Concorso e il premio a Gregory Kunde

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In esatta sintonia con i giorni del recente, prestigioso riconoscimento del canto lirico italiano proclamato debitamente dall’Unesco patrimonio culturale immateriale dell’umanità, i vertici e il comitato scientifico della Casa Museo Enrico Caruso hanno varato con esiti entusiasmanti sia in termini di partecipazione che qualità delle voci la prima edizione del Concorso Lirico Internazionale, promosso nei luoghi di origine del leggendario tenore napoletano. Il tutto, a centocinquant’anni dalla nascita e unitamente alla seconda edizione del Premio Internazionale Casa Museo Enrico Caruso che quest’anno è stato consegnato al magnifico tenore Gregory Kunde dopo il conferimento nel 2022 a Jonas Kaufmann.

Al termine delle tre prove che hanno visto partecipare al Concorso fra il Teatro Enrico Caruso (eliminatoria e semifinale) e la chiesa di San Giovanniello (finale in forma di concerto pubblico) candidati provenienti dai diversi paesi del mondo, la giuria presieduta dal maestro Filippo Zigante, dal celebre baritono Bruno de Simone, dal direttore artistico Casa Museo Enrico Caruso Ivano Caiazza, dal direttore generale e artistico dell’Opera Las Palmas di Gran Canaria Ulises Jaèn e dalla musicologa, docente AFAM e critico musicale Paola De Simone, ha votato e assegnato i seguenti riconoscimenti: primo premio al soprano Alexandra Zamfira (Spagna), giovane e splendida voce da lirico leggero ascoltata nella scena e aria della follia di Elvira dai Puritani di Bellini; a Greta Buonamici (soprano, Italia), interprete raffinata dell’ultima aria di Ilia (Zeffiretti lusinghieri) dall’Idomeneo, re di Creta di Mozart è andato il secondo premio mentre, per il terzo posto, un’assegnazione ex aequo è andata a premiare nel segno della stessa corda del mitico Caruso i bei talenti dei due tenori italiani Andrea Calce e Davide Battiniello, rispettivamente ascoltati in Massenet (“En fermant les yeux” dalla Manon) e in Puccini (“Che gelida manina” dalla Bohème). Alla vincitrice del Concorso è stato inoltre offerto e conferito, dallo stesso manager Ulises Jaèn, il Premio Opera de Las Palmas de Gran Canaria.

Parimenti in finale sono state applaudite dal pubblico e ampiamente apprezzate dalla giuria le voci dei soprani You Seunga (“Ritorna vincitor” dall’Aida di Verdi), Teresa Montaquila (“Piangete voi?… Al dolce guidami” dall’Anna Bolena di Donizetti), Jelena Dojcinovic (“Casta diva”, dalla Norma di Bellini), Lee Jin Kyong (“Je suis Titania” da Mignon di Thomas), Maria Cenname (“Signore, ascolta!” dalla Turandot di Puccini) e il tenore Kim Ingyeom (“Una furtiva lagrima” dall’Elisir d’amore di Donizetti). Al pianoforte, così come per tutte le altre fasi della competizione, c’era il maestro Francesco Pareti.

L’iniziativa, promossa nell’ambito degli eventi per le celebrazioni del centocinquantesimo dalla nascita di Enrico Caruso dal direttore artistico della Casa Museo Ivano Caiazza, resa possibile anche grazie alla disponibilità di don Salvatore Musella, parroco della Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo agli Ottocalli che, non esitando a definire l’iniziativa “un faro per l’intero quartiere”, ha concesso la disponibilità del Teatro “Enrico Caruso” nel quale si sono tenute le prove del Concorso, si è avvalsa del patrocinio e del contributo della Regione Campania e del patrocinio morale del Comune di Napoli, del Comune di Caserta e dell’Ente Ville Vesuviane (che ha offerto un concerto premio ai due tenori del terzo premio), nonché dell’oramai tradizionale e prezioso supporto tecnico dell’ISIS Enrico Caruso di Napoli.

Particolarmente emozionante quindi, nel cuore e all’apice della tre giorni, l’incontro-intervista a cura di Paola De Simone a complemento della premiazione all’immenso interprete Gregory Kunde. Incontro aperto al pubblico e ai partecipanti al Primo Concorso Lirico indetto dalla Casa Museo Enrico Caruso per volontà del presidente dell’Associazione, Lello Reale, del direttore Gaetano Bonelli e del direttore artistico Ivano Caiazza.
Dopo la lettura della motivazione da parte del direttore Bonelli, le parole di amicizia e di stima di Bruno de Simone sul modello esemplare offerto in primis ai giovani dal grandissimo artista e la consegna della targa con l’effigie del tenore e le icone del portone più balconcino della casa natale di Caruso da parte del presidente Reale, il maestro Gregory Kunde ha tenuto a ringraziare l’intero Comitato direttivo e scientifico con un suo accorato discorso, dicendosi felice e onorato per lo straordinario riconoscimento. «Quando sono stato informato della vostra generosa decisione – esordisce il grande tenore americano oggi sessantanovenne – mi sono sentito lusingato dal paragone con uno dei più grandi cantanti di tutti i tempi. Mi sono reso conto che non sapevo molto sulla vita di Enrico Caruso. E, documentatomi, ho scoperto di avere davvero molto in comune con lui. Caruso proveniva da umili origini, come me. I suoi genitori non erano musicisti, come nel mio caso ancora, ha cantato in un coro, qui, dove scopre di avere una voce “abbastanza” buona tanto da iniziare a studiare, affrontando un’ampia varietà di ruoli come Canio, Éléazar, Samson, Cavaradossi e Des Grieux, solo per citarne alcuni. Maturando passò al repertorio verista, lasciandosi alle spalle quello diciamo più leggero. Tutte cose che ancora condivido con il grande tenore». Poi si sofferma sulle eccezionali e sincere capacità attoriali di Caruso, sul colore speciale e unico della voce, sulla sua intelligenza, laboriosità e sul suo particolare intuito, aggiungendo con un filo di commozione nella voce: «Spero che in futuro anch’io possa lasciare un’eredità pari a quella di un così grande artista. Intanto posso dire che il premio ricevuto mi ispirerà, senz’altro, a continuare a esibirmi nel segno della sua straordinaria tradizione. La sua versatilità e il suo talento hanno fissato gli standard più alti per i cantanti di oggi. Ed è un mio onore e privilegio cercare di costruire e contribuire a questa straordinaria eredità».

In sede d’intervista aperta, inoltre, conversa amabilmente offrendo ulteriori risposte in merito ai segreti della sua straordinaria longevità canora, all’importanza della grande lezione tecnica assimilata attraverso l’esercizio del belcanto e per lui valida ancora oggi a quasi quarant’anni dal debutto europeo e al Metropolitan di New York pur affrontando, stando alla naturale maturazione del colore, ruoli più scuri e drammatici. Quindi ribadisce: «Il segreto? Sta, e lo dico soprattutto per i giovani, nel cantare quello che si può fare. Questa è stata d’altra parte l’indicazione illuminante raccomandatami quarantacinque anni fa da Alfredo Kraus, quando fu lui a dirmi di cantare solo le cose giuste per me, non di più, prendendo tempo, mai forzando, secondo un passaggio evolutivo sempre naturale e mai guidato da scelte ambiziose, come a salire una montagna. È molto semplice: non ho mai spinto la mia voce e funziona ancora dopo quarantacinque anni di carriera. E allora dico: grazie a Dio, grazie Alfredo».

Quanto al rapporto con i giovani ritiene poi importantissima la trasmissione dell’esperienza e dei saperi da una generazione all’altra. «Se ci sono regole nell’arte del canto? Non so, credo piuttosto nelle risorse di ogni singola voce. Prendiamo il giovanissimo e fenomenale tenore americano Freddie De Tommaso, un figlio per me, enorme in sala, magnifico in scena, dotato di una tecnica bellissima e di uno stile alla Corelli. Un caso a sé e forse anomalo. Le carriere non dovrebbero durare vent’anni secondo me, ma almeno quaranta. E in questo le scelte del maestro e del repertorio si rivelano decisive».

Infine, da americano, l’impronta lasciata da Caruso e, in generale, dall’opera italiana. «La prima opera ascoltata dal vivo fu, in verità, la Salome di Richard Strauss. Ma nei miei studi a seguire ho ascoltato e appreso tanto dalle incisioni su vinile di Gigli, Caruso, di Pavarotti, Domingo. E con tanti rossiniani della mia generazione, come Bruce Ford, Chris Merritt, Rockwell Blake, Samuel Ramey, seguivamo con forza questa passione. In più, iniziarono ad arrivare dall’Italia diversi maestri e coach di canto diventati punti di riferimento assoluto per l’insegnamento della tecnica e in special modo dello stile ad esempio a Chicago. Ora c’è YouTube, ma alla mia epoca era difficilissimo poter operare un confronto fra più interpretazioni. Veramente una caccia al tesoro trovare un’incisione, un disco di Kraus. Di fatti, la prima volta che ho potuto sentirlo, è perché era accanto a me, in una recita del Werther». Quindi conclude: «Quando sono più felice? Quando in camerino vengono a conoscermi o a salutarmi i più giovani. E sento che, come con i figli, sono riuscito a far prendere a ciascuno di loro qualcosa da me».

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