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Il Verdi di Trieste chiude la stagione con Turandot. Dirige Bernàcer, regia di Garattini Raimondi

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Da sempre porta d’Oriente del continente europeo, protagonista indiscussa dell’Orientalismo dei primi del ‘900 per naturale vocazione e in musica a partire da Lehàr, Trieste ha per Turandot un amore particolare e anche quest’anno al Teatro Verdi, come nel 2019, verrà presentata al pubblico – dal 12 al 21 maggio – la versione lasciata incompiuta da Giacomo Puccini senza il cosiddetto “finale Alfano”, scelta che rende il mistero dell’opera ancora più incisivo fuggendo il repentino lieto fine.

Capolavoro complesso che necessita di un cast vocale solido in ogni dettaglio, questo allestimento verrà guidato sul podio dallo spagnolo Jordi Bernàcer, ospite dei migliori teatri internazionali, mentre la regia è affidata di nuovo a Davide Garattini Raimondi, che ha scelto un radicale bianco e nero per sottolineare i contrasti sociali ed emotivi del libretto. I costumi del palermitano Danilo Coppola, già autore di un’edizione della cineseria musicale Bataclan di Offenbach, completeranno un allestimento in equilibrio tra tradizione e rivisitazione del titolo in chiusura di una stagione operistica che è felicemente vissuta di questa alternanza, offrendo un costante bilanciamento tra le esigenze di gusto del pubblico. Le scene e le luci di Paolo Vitale, storico collaboratore di Garattini Raimondi, restituiscono una Turandot di grande impatto visuale, come ci si attende tradizionalmente dal titolo fra i più potenzialmente estetizzanti del repertorio operistico.

Le voci vedono il difficile ruolo della protagonista affidato in alternanza ai soprani Kristina Kolar, artista croata molto attiva in tutto il bacino danubiano e in costante crescita di reputazione, e Maida Hundeling al suo debutto a Trieste dopo aver trionfato su palchi eccellenti quali il Covent Garden di Londra o Vienna. Liù sarà invece affidata alla giovane russa Ilona Revolskaya, al suo debutto nel ruolo, di cui The Guardian ha lodato di recente le “colorature stratosferiche”. A lei si alternerà Angela Nisi, voce d’elezione di direttori quali Tony Pappano, Gelmetti, Oren, Renzetti fra i tanti. Calaf vedrà sul palco il franco-tunisino Amadi Lagha, già apprezzato nel ruolo a Trieste, e Carlo Ventre, scoperto da Riccardo Muti e già acclamato all’Opera di Vienna, in Scala e altri teatri internazionali. Le parti di Ping, Pang e Pong saranno affidate a un eccellente terzetto italiano, Nicolò Ceriani, Saverio Pugliese ed Enrico Iviglia. L’intero cast vocale vive, dunque, di questa alternanza tra giovani talenti e nomi affermati, che è stata una delle cifre stilistiche di questa stagione e che promette di diventare una costante di tutte le future scelte del direttore artistico Paolo Rodda.

Racconta il regista Davide Garattini Raimondi: “Un mondo diviso in due, dove il bianco e nero dividono la società, da una parte chi detta le leggi di vita e di morte e dall’altra chi resta a osservare l’antico potere sgretolarsi come pezzi di vasi frantumati. Per ogni pezzo che cade la musica di Puccini racconta un’emozione, una storia e tra tante la più importante è quella della fragilità umana in tutte le sue sfaccettature. Questo mondo imperiale, che riporta a una China onirica, fatta di vasi perfetti ma che ora si trovano come in bilico tra il restare e il rompersi, ricorda la condizione della principessa Turandot che ha costruito una corazza intorno al suo cuore e al suo regno per non essere intaccata dal mondo esterno, così come la piccola Liù cerca nel sorriso di Calaf la riedificazione della sua libertà lontana dalle guerre. In quest’opera tutti amano; tutti i personaggi di questa fiaba esotica vivono questo sentimento come una possibile ricostruzione del proprio io, della propria storia e della propria salvezza, come se l’altro fosse un riscatto per il dolore subito”.

Commenta il sovrintendente Giuliano Polo: “Turandot è uno dei titoli più amati dal nostro pubblico tanto che sin dall’annuncio è stato subito gettonatissimo al box office e credo che rispettare l’orizzonte d’attesa della città sia uno dei nostri doveri di operatori culturali sul territorio. Senza dimenticare che dobbiamo scaldare i motori per il 2024 quando cadrà l’importantissimo centenario pucciniano che vedrà impegnati nelle celebrazioni tutti i più importanti teatri del mondo, Italia in testa”.

Ulteriori informazioni: www.teatroverdi-trieste.com

Photo: Fabio Parenzan

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