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Il Valli di Reggio Emilia riprende lo storico “Ballo in maschera” con le scene di Samaritani

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Venerdì 17 (ore 20.00) e domenica 19 marzo (ore 15.30) al Teatro Municipale Valli torna la Stagione lirica con Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi, una delle grandi opere della maturità, dove gelosia, tradimento, amore e rinuncia – tipici temi verdiani – si uniscono a un’inedita leggerezza e ironia nel raffigurare lo sfondo su cui si snoda il poema di un amore impossibile e disperato. Presentato nell’allestimento della Fondazione Teatro Regio di Parma, in coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, l’orchestra sarà la Filarmonica di Parma diretta da Alessandro D’Agostini, la regìa di Massimo Gasparon, da un’idea di Pierluigi Samaritani. Nel cast, Giorgio Berrugi, Riccardo, Devid Cecconi, Renato, Maria Teresa Leva, Amelia, Alisa Kolosova, Ulrica, Lavinia Bini, Oscar, Chao Liu, Silavno, Svetolik Belosliudov, Samuel, Gaetano Triscari, Tom, Paolo Leonardi, un Giudice, Luca Favaron, un Servo d’Amelia.

Secondo Massimo Mila, celebre critico e musicologo, il Ballo in maschera è “il Tristano e Isotta di Verdi”. Una maga predice il tradimento e l’assassinio del re per mano del suo migliore amico. Ma il regicidio non poteva essere rappresentato e la censura si accanì, costringendo a un’ambientazione americana (il protagonista, Riccardo, finirà per essere il conte di Boston).

Massimo Gasparon, partendo dallo storico allestimento parmigiano del 1989 crea una nuova prospettiva drammaturgica dei personaggi attraverso un aggiornamento emozionale ed empatico, che non si rivela superficialmente solo estetico. Scrive nelle sue note di regia: “Potremmo (…) definire questa una ri­presa con notevoli nuovi elementi scenogra­fici e drammaturgici, un’occasione impor­tante per ritrovare la modernità attraverso lo stile e la tradizione, dove il nuovo deve nascere dal nucleo classico della tradizione melodrammatica. La mia impostazione registica parte dalla ri­cerca profonda di una sensibilità sempre più attuale. Inoltre ho dato molta importanza alla componente esoterica e luciferina, che Verdi esalta continuamente: il numero Tre viene continuamente pronunciato e diven­ta un mantra satanico e denso di significati divinatori”.

Un ballo in maschera – spiega il direttore Alessandro D’Agostini – raccoglie in sé tanta diversità di registri stilistici, di colori orchestrali, di profondità dei personaggi, che una riflessio­ne sulle modalità interpretative generali di quest’opera si impone. (…) Qual è il risultato di questa ricerca? Rac­contare al pubblico una storia fatta di esseri umani, di emozioni e sentimenti comuni a ciascuno di noi, vivi e vibranti. Raccontare che ognuno di noi è un mondo, che ognuno di noi è capace di grandi azioni come pure di grandi miserie.

Ulteriori informazioni: www.iteatri.re.it

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