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Al Verdi di Trieste torna Macbeth con la regia di Brockhaus. Sul podio Carminati

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Dal 27 gennaio al 5 febbraio torna a Trieste dopo dieci anni lo storico allestimento di Macbeth del regista tedesco Henning Brockhaus, oggi vero classico della regia operistica non affidato ad assistenti, bensì allo stesso Brockhaus al lavoro in città da settimane. Dunque la versione ancora più matura e ponderata di un grande progetto drammaturgico nella terra del suo mentore, Giorgio Strehler, al fianco di Fabrizio Maria Carminati sul podio e di un cast italiano e internazionale che unisce interpreti di provata esperienza a giovani leve nell’ormai consolidato stile del Teatro Verdi.

Titolo assai popolare a Trieste dal 1848 al 1873, Macbeth è rimasto poi ineseguito per quasi cento anni e nel Novecento ha visto solo tre allestimenti al Verdi. Spiccano dunque i due allestimenti ravvicinati degli anni 2000, nel 2005 con il regista belga Van Hoecke, poi nel 2013 e nella ripresa odierna, con un grande maestro novecentesco della drammaturgia, il tedesco Henning Brockhaus, legato idealmente al territorio giuliano per aver trascorso la parte iniziale della sua importante carriera internazionale a fianco di Giorgio Strehler, al Piccolo di Milano, in Scala e nel mondo.

E se il teatro d’opera oggi è non solo rilettura vivente di grande repertorio musicale, ma anche specchio della storia dell’interpretazione registica, questo Macbeth è, soprattutto per gli appassionati più giovani, appuntamento imperdibile in quanto vero masterpiece di un’imprescindibile filosofia interpretativa che ha segnato profondamente il secondo Novecento: la sua trentennale vita su palchi di grande pregio, a partire dall’Opera di Roma nel ’95, dimostra infatti che ancora oggi le intuizioni di questo spettacolo eminentemente artigianale sono davvero grandi momenti di altissima scuola. Un mondo violento ed illogico, usurato dalla brama di potere, con guerrieri zombies, inconsapevolmente morti, mossi solo dal desiderio di nuocere e giochi di luce sui veli, proiezioni, trasparenze, specchi animati dai proiettori: una vera antologia di quelle soluzioni visuali ancora considerate innovative ed al centro dell’arte teatrale nel mondo.

L’intero gruppo produttivo vede poi al lavoro nomi di altissima qualità, come la coreografa, ex attrice di Strehler, Valentina Escobar, la pluripremiata – anche a Hollywood – costumista per teatro, cinema e tv Nanà Cecchi, senza dimenticare le scene, ricostruite da Benito Leonori, ex assistente di Brockhaus, di uno dei più grandi e geniali protagonisti del rinnovamento scenografico del secondo dopoguerra, il ceco Josef Svoboda.

Fabrizio Maria Carminati, nome ben noto a Trieste e con una capillare conoscenza delle masse artistiche del Verdi, dirige un cast nel quale spiccano voci di sicuro esito come il soprano veneto Silvia Dalla Benetta, già Lady Macbeth con Gelmetti e Roberto Abbado, l’olandese Gabrielle Mouhlen, scoperta di Riccardo Muti proprio per i ruoli verdiani drammatici, mentre per Macbeth si alterneranno sul palco il baritono Giovanni Meoni, voce che dopo un esordio belcantistico ha trovato nella maturità verdiana la sua più alta espressione, e il giovane ma già stimato coreano Leon Kim, presenza importante di questa stagione. Macduff vedrà protagonisti sia un’eccellenza uscita dal Tartini di Trieste, il tenore Riccardo Rados, oggi scelto al fianco di star internazionali come Jonas Kaufmann e Anna Netrebko, sia il giovane Antonio Poli, voce di riferimento per bacchette come Pappano e Muti. Il versatile e affermato Dario Russo darà voce a Banco in staffetta con il giovane basso rumeno Cristian Saitta, già noto al pubblico giuliano per le esecuzioni dell’inedito di Respighi Al Mulino e per la prima mondiale dell’opera di Piovani Amorosa Presenza nel 2022. Completano il cast Cinzia Chiarini, Dama di Lady Macbeth, Gianluca Sorrentino, Malcolm, Francesco Musinu. Medico, Damiano Locatelli, Domestico di Macbeth/Apparizione, Giuliano Pelizon, Sicario/Apparizione, Francesco Paccorini, Araldo.

Ulteriori informazioni: www.teatroverdi-trieste.com

Photo: Fabio Parenzan

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