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Napoli, Casa Museo Enrico Caruso assegna il Premio alla carriera a Francesco Canessa

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Critico musicale, sovrintendente che dai primi anni Ottanta agli ultimi Novanta del Novecento ha capitanato con doppio mandato e per quasi un ventennio il Teatro San Carlo di Napoli alla maniera antica, nel solco del grande impresario Pasquale Di Costanzo. Tante le stagioni luminose e le trasferte sotto il suo scettro, con opere nella migliore tradizione e titoli rari, eventi, solisti e voci di prima grandezza: fra le sue scelte, Renata Tebaldi (nel febbraio 1992) e, in un 1996 di fuoco, Alfredo Kraus per il Werther, una Tosca inaugurale a tre assi con Raina Kabaiwanska, Luciano Pavarotti e Juan Pons, ancora Pavarotti nel 1997 con il suo miliare Elisir d’amore. A lui si devono inoltre il recupero in scena del Flaminio di Pergolesi nel 1985 con la preziosa regia di Roberto De Simone a sua volta autore dello Stabat mater pergolesiano con Irene Papas (1996), le celebrazioni per i 250 anni del Lirico napoletano, il grande “Omaggio a Caruso. Una voce, un mito” nel dicembre 1990 con José Carreras, la titanica impresa del Requiem di Verdi diretto da Oren nel Palazzetto dello sport a Ponticelli (dicembre 1996) con il poker Pavarotti-Esperian-Colombara-Zajick, dinanzi a migliaia di spettatori. Sul fronte editoriale, fra i saggi molteplici, qui si segnala con il suo “Ridi pagliaccio!” il racconto degli ultimi anni del più grande tenore di ogni tempo intersecando, fra vita, morte e miracoli, la storia di Caruso e quella della sua famiglia.
Sarà dunque consegnato a Francesco Canessa, nato a Capri nell’agosto 1927, formatosi a Milano e presto distintosi sia in ambito giornalistico che alla guida di uno dei principali enti lirici italiani, il Premio alla carriera Gran Medaglia “Casa Museo Enrico Caruso”, edizione numero uno.

Dopo il recente riconoscimento internazionale conferito al tenore Jonas Kaufmann, Gaetano Bonelli, direttore della Casa Museo Enrico Caruso, in qualità di Presidente del Comitato scientifico formato da Lello Reale (presidente Associazione “Casa Museo Enrico Caruso APS”), Guido D’Onofrio, (presidente onorario), Ivano Caiazza (direttore artistico), Filippo Zigante (compositore e direttore d’orchestra) e da chi scrive, ha disposto l’assegnazione della prima edizione della Gran Medaglia, oggi 9 giugno alle ore 11 nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Napoli, attigua alla dimora del mitico tenore nel rione di San Giovanniello.

La medaglia sarà accompagnata dalla seguente motivazione: “Francesco Canessa, uomo di grande sensibilità e raffinata cultura, assecondando la sua autentica passione per il Teatro d’Opera, dopo anni di attività di giornalista quale critico musicale di importanti testate, ha retto, con polso sicuro e grande competenza, le sorti del Teatro di San Carlo portandolo, in due diverse tornate, a grandi affermazioni in Italia ed all’estero. Va ricordato, a completamento della sua figura, l’impegno profuso, sempre quale sovrintendente, per lo Sferisterio di Macerata ed il Teatro Lauro Rossi della stessa città. Non possiamo inoltre non ricordare il concerto celebrativo tenutosi nel 1973 al San Carlo, con la direzione del maestro Oliviero de Fabritiis e con la partecipazione delle più importanti voci dell’epoca, da Tagliavini a Del Monaco a Pavarotti, concerto promosso da Canessa allora rappresentante della Stampa, nel quale, preziosità da sottolineare, Mario del Monaco, tenore, cantò ‘Vecchia zimarra’ ricordando così il gesto generoso di Caruso in favore di un basso improvvisamente in difficoltà. Il premio alla carriera, che abbiamo il piacere e l’onore di conferirgli nel nome del grande Enrico Caruso, la cui storia personale s’intreccia con quella della Famiglia Canessa, come è descritto con grande eleganza e con accorta puntualità nel suo libro Ridi pagliaccio, adempiendo così da par suo all’impegno di tener viva la memoria di un interprete e di un Uomo eccezionale, vuol essere il riconoscimento di una vita spesa nel nome dell’arte”.

«L’ulteriore iniziativa fortemente voluta dalla Casa Museo Enrico Caruso nel nome del leggendario tenore partenopeo – ha dichiarato Gaetano Bonelli – è finalizzata a rendere quanto più vivo e a trasmettere in particolar modo alle giovani generazioni il ricordo della sua sublime e ineguagliabile voce, grazie all’opera di quanti contribuiscono a tramandarne lo straordinario talento».

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