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(m)orpheus: a Verona va in scena la prima opera italiana che parla di transessualità

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Il 2 aprile, nella ex Chiesa di San Pietro in Monastero a Verona, alle ore 20.00, si terrà la prima assoluta di (m)0rpheus, la prima opera lirica contemporanea in Italia a occuparsi di transessualità. Finalista per il primo concorso-residenza internazionale Opera Factor promosso da Verona Accademia per l’Opera, The Librettist e NED Ensemble, (m)0rpheus nasce dalla collaborazione fra il librettista Sebastiano Bazzichetto e il compositore bulgaro Milen Apostolov. Con un libretto che unisce inglese contemporaneo a sprazzi di inglese elisabettiano, (m)0rpheus vuole portare sulla scena italiana per la prima volta in assoluto una rivisitazione operistica che getti nuova luce sull’unicità dell’esperienza della transizione. Regia scene costumi sono a cura a Sebastiano Bazzichetto.

Il concept
(m)0rpheus è un’opera contemporanea in forma di cantata a due voci, maschile (baritono) e femminile (mezzosoprano), e un ensemble musicale. L’idea originale è radicata in diversi anni di ricerca personale sulla comunità trans in Nord America ed Europa. Il libretto è quindi immerso nel guardare, leggere e ascoltare interviste di persone che si riconoscono nella comunità trans e queer europea e internazionale. (m)0rpheus evoca il mito atavico di Orfeo ed Euridice, le Metamorfosi di Ovidio e le origini dell’opera stessa in Italia con Monteverdi, un mito da cui trae ispirazione lo stesso Orlando di Virginia Woolf e Self di Yann Martel, solo per citare alcuni predecessori. Con (m)0rpheus, si intende tracciare un percorso senza tempo (la seconda lettera del titolo è in realtà uno zero e non semplicemente una ‘o’) per parlare di transizione, transgenderismo e metamorfosi personale nella società contemporanea italiana e mondiale.

Il libretto
Su un paesaggio emotivo in tensione, il libretto si articola in tre momenti (scene) che ripercorrono le svariate interviste raccolte da Sebastiano Bazzichetto. Anche se in un corpo di uomo, il protagonista maschile uscendo da un bar di città ancora si volta per controllare alle spalle che nessuno lo segua. La donna che vedremo accostatagli si chiede se l’abito indossato per la serata non sia troppo corto e possa attirare sguardi indiscreti. È nella seconda scena che queste entità si rivelano con i nomi di Orfeo ed Euridice: la seconda è persa per sempre, in un limbo senza alcuna gioia; il primo piange apparentemente la scomparsa dell’amata. Nell’ultimo movimento capiamo che Orfeo è la nuova forma di Euridice e quel gesto, quel voltarsi indietro, non è frutto di incoscienza o imprudenza ma è in realtà – in questa nuova versione – un gesto forte che dichiara la volontà dell’individuo: abbandonare per sempre le fattezze femminili per abbracciare in toto la propria essenza maschile.

La musica
La musica per quest’opera si fonda su basi di musica classica e opera barocca ma con un’estetica tutta nuova che risulta in forme neoclassiche dovute al tempo e ai vincoli abilitativi. Inoltre, tutto questo reinventare qualcosa di ben noto e consolidato è innato nel libretto. Le parole dettano infatti un modo completamente nuovo di approcciare i numeri musicali, dando così una nuova prospettiva sul modo in cui si dovrebbe percepire e comprendere il genere operistico nel XXI secolo. Pensato e composto per una piccola ensemble, lo spartito dà la possibilità di mettere in campo tutte le più recenti tecniche di composizione e giochi legati alle nuove forme compositive della contemporaneità musicale. Vi è una stretta relazione tra l’ensemble e i due cantanti, dando alla parte strumentale un aspetto completamente diverso, un ruolo di vero e proprio personaggio. Questi nuovi modi di avvicinarsi alla forma musicale per blocchi combinati con le radici nel secolo barocco e nell’opera classica porta a uno stile fresco e allo stesso tempo bilanciato, uno stile che entra subito in relazione con gli ascoltatori di oggi.

Scene e costumi
Nello spazio evocativo dell’ex chiesa di San Pietro in Monastero, la semplicità degli arredi ancora presenti entrerà in dialogo con giochi di luci, proiezioni video e pochi oggetti di scena. I costumi sono stati pensati per rispecchiare a pieno il fluido transitorio del momento: è nella voce e nelle parole dei cantanti che risiede la vera forza evocativa ed immaginifica di quest’opera.

Il librettista
Nato a Venezia, formatosi in Italia e Canada (Ph.D. University of Toronto), Sebastiano Bazzichetto consegue nel 2020 un Master in Regia Lirica presso l’Accademia per l’Opera di Verona. Abbracciando la sua omosessualità e queerness fin dalla più tenera età, pensatore creativo e scrittore attento alla temperie sociale e culturale contemporanea, Bazzichetto ha sentito il bisogno di dare letteralmente voce a una tematica troppo poco praticata nel contesto dell’opera lirica: la transizione di genere. L’occasione si è presentata con Opera Factor. Con l’aiuto e sostegno dei membri della comunità transgender canadese ed europea, intervistati mentre l’autore stendeva il libretto, (m)0rpheus getta nuova luce su una tematica che merita maggiore attenzione in termini di produzione artistica e performativa.

Il compositore
Con un’esperienza più che decennale in direzione d’orchestra e con quella in composizione quasi altrettanto lunga (cominciata nel 2013), Milen Apostolov è stato nominato, tra i vari riconoscimenti già ricevuti, per Forbes Bulgaria nel 2015 tra i 30 under30 come giovane promessa del paesaggio culturale del suo Paese. Nominato (3 volte) e vincitore (nel 2020) del prestigioso premio “Icarus” per composizioni originali di musica per teatro, Apostolov si è subito detto interessato a collaborare con Sebastiano Bazzichetto e a poter dare il suo contributo agli strumenti e alle voci dell’opera (m)0rpheus. Oltre ai vari impegni musicali, il compositore sta portando a termine il suo Ph.D. in composizione per le Arti ed il Cinema all’Accademia Nazionale di Musica di Sofia, Bulgaria.

Ulteriori informazioni: info@veronaaccademiaopera.it

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