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Alla ROH di Londra, un Rigoletto tutto italiano con Salsi, Feola e Demuro

Torna in scena dal 18 febbraio al 12 marzo la nuova produzione di Rigoletto che ha aperto la stagione operistica 2021/2022 della Royal Opera House di Londra. Il capolavoro verdiano, su libretto di Francesco Maria Piave, viene riproposto una seconda volta con un cast diverso in gran parte italiano, nell’allestimento firmato da Oliver Mears.

A dirigere l’orchestra della ROH sarà il violinista e maestro d’orchestra Stefano Montanari, che nel teatro londinese aveva debuttato già nella stagione 2018/2019 alla direzione del Così fan tutte di Mozart. Nel ruolo del titolo vedremo impegnato Luca Salsi, di ritorno alla ROH a distanza di sei anni dal debutto del 2016 come Giorgio Germont in La Traviata.  Si tratta invece di una prima volta al Covent Garden per il soprano Rosa Feola, che porterà ancora una volta in scena la sua Gilda, fresca fresca del successo al MET di New York. Un altro nome italiano si è aggiunto all’ultimo minuto a questa produzione, si può dire italianissima, di Rigoletto: il tenore Francesco Demuro interpreterà infatti il ruolo del Duca di Mantova, subentrando a Javier Camarena, ritiratosi da tutte le date di questa produzione. Demuro ha debuttato alla ROH nel 2011 come Rinuccio nel Gianni Schicchi e nel teatro londinese ha anche cantato in passato il ruolo di Alfredo Germont in La Traviata.
Completano il cast Evgeny Stavinsky (Sparafucile), Aigul Akhmetshina (Maddalena), Phillip Rhodes (Il Conte di Monterone), Kseniia Nikolaieva (Giovanna), Dominic Sedgwick (Marullo), Egor Zhuravskii (Matteo Borsa) e Blaise Malaba (Il Conte di Ceprano). Il Coro della ROH è diretto da William Spaulding mentre le coreografie e movimenti scenici sono curati da Anna Morrissey.

Questa produzione della ROH, che ha sostituito il fortunato e longevo spettacolo di David McVicar dopo circa un ventennio, ha segnato il debutto alla regia del sovrintendente operistico Oliver Mears. La messinscena, pur non innovativa o rivoluzionaria, si muove quasi sempre nei confini del buon gusto e si dimostra complessivamente rispettosa del libretto di Piave, senza forzature o riletture moderne in chiave mee too. Mears, invece di calcare la mano sugli eccessi e la depravazione della corte di Mantova, sposta l’attenzione su una delle passioni del vero Duca di Mantova, ovvero il mecenatismo artistico, usando l’arte sia come mezzo narrativo che come sfondo simbolico ai contrasti che animano questo titolo verdiano.  Le scene sono di Simon Lima Holdsworth, i costumi di Ilona Karas, mentre le luci, dai richiami caravaggeschi, sono curate da Fabiana Piccioli.

Photo: Ellie Kurttz