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All’84° Maggio Fiorentino debuttano I due Foscari di Verdi. Protagonista Plácido Domingo

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Quarto titolo operistico per l’84º Festival del Maggio Musicale Fiorentino: domenica 22 maggio, alle ore 20, il maestro Carlo Rizzi, alla guida del Coro e dell’Orchestra del Maggio, sul podio della Sala Mehta per il debutto assoluto de I due Foscari, di Giuseppe Verdi. La regia dell’opera, alla sua prima rappresentazione al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e che a suo tempo fu eseguita per la prima volta a Firenze al Teatro della Pergola nel gennaio del 1845, è firmata da Grischa Asagaroff, scene e costumi d’ispirazione d’epoca sono di Luigi Perego, le luci di Valerio Tiberi e la coreografia è curata da Cristiano Colangelo.

In locandina una compagnia di canto che schiera per iniziare uno dei più celebri nomi del panorama lirico mondiale: Plácido Domingo che è Francesco Foscari, Doge di Venezia. Suo figlio, Jacopo Foscari, è interpretato da Jonathan Tetelman; al suo debutto al Maggio è considerato uno dei più promettenti tenori della sua generazione. Un altro nome di caratura internazionale e grandissima voce verdiana è il soprano María José Siri che interpreta Lucrezia Contarini, moglie di Jacopo; il basso Riccardo Fassi al suo debutto fiorentino interpreta Jacopo Loredano, membro del Consiglio de’ Dieci.
Completano il cast, quattro artisti dell’Accademia del Maggio: Joseph Dahdah è il senatore Barbarigo, Xenia Tziouvaras nel ruolo di Pisana, Lulama Taifasi come Fante del Consiglio de’ Dieci e Adam Jon come Servo del Doge. Il Coro del Maggio è diretto dal maestro Lorenzo Fratini.

Altre quattro le recite in cartellone: il 25, 31 maggio e 3 giugno alle ore 20 e il 28 maggio alle ore 17.

Grazie alla Fondazione CR Firenze, la recita del 03/06/2022 è in vendita con uno sconto del 50% su i biglietti di ogni settore.

Per il ciclo “Oltre il sipario”, conferenze sulle opere del Festival realizzato in collaborazione con Publiacqua, venerdì 20 maggio alle ore 17:30 il musicologo Giuseppe Rossi parlerà dell’opera. L’incontro si svolgerà nel Foyer di galleria del Teatro con la partecipazione dei cantanti e dei pianisti dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino.

Il maestro Carlo Rizzi affronta per la prima volta I due Foscari, e non nasconde le sue emozioni nel tornare al Maggio: “Dopo Traviata e Un Ballo in Maschera dell’estate del 2020 sono davvero felice di ritornare al Maggio con I Due Foscari, questa volta nella nuova sala Zubin Metha. Una sala dall’acustica viva ma non spigolosa e che permette un rapporto molto diretto tra la buca e il palcoscenico: qui è possibile percepire tutte le sfumature che Verdi ha inserito in quest’opera, dal pianissimo mormorato del tema affidato al clarinetto all’esplosione violenta a tutta che sottolinea l’incubo di Jacopo Foscari in prigione. È un’ opera relativamente breve dove le scene si susseguono e il dramma si svolge rapidamente, mettendo a nudo i diversi stati d’animo dei personaggi che Verdi sottolinea anche con dei ‘ leitmotiv’ ante litteram. È la prima volta che dirigo i Foscari e sono particolarmente contento di poterlo fare con il coro e l’orchestra del Maggio che hanno un’innata affinità con questa musica e con un cast di grandissimi artisti”.

La regia è curata da Grischa Asagaroff, giunto alla sua seconda produzione per il Maggio dopo le due messe in scena di L’elisir d’amore per i bambini, riduzione per ragazzi del capolavoro di Donizetti andate in scena a febbraio e ottobre 2020 dirette da Gianna Fratta. “Non è la prima volta che affronto una composizione verdiana, come Ernani, Rigoletto o Otello, dice il regista, è però la prima volta che affronto I due Foscari e devo dire che più che mi addentravo nella conoscenza di quest’opera, più me ne sono assolutamente innamorato, anche grazie ai vari leitmotiv che mi hanno ricordato lo ‘stile wagneriano’. Anche la musica stessa è molto cupa, triste addirittura in molte sfumature. L’opera stessa vive di personaggi come Loredano per esempio, permeati da una personalità cupa e quasi sinistra. Anche con Luigi Perego, che ha curato le scene e i costumi, abbiamo pensato di cercare di sfruttare quanto più spazio possibile e questo ci è stato possibile anche grazie alla scenografia: ci siamo ispirati alla tomba di Foscari, nella Chiesa dei Frari a Venezia; è la nostra ‘torre scenica’, che gira e che crea gli spazi in cui i cantanti si muoveranno. Abbiamo anche avuto il modo di creare gli spazi per il balletto, che reputo molto importante perché unico momento dell’opera in cui le atmosfere cupe riescono ad allentarsi, prima del terribile finale. Un altro aspetto che ho apprezzato molto di quest’opera è la rivalità fra le famiglie Foscari e Loredano: impossibile non trovare un rimando alla spietata rivalità familiare che fa da sfondo a Romeo e Giulietta.”

Nel ruolo del Doge di Venezia, padre di Jacopo, Plácido Domingo, che nel corso della sua carriera ha interpretato il personaggio numerose volte. Fra i più apprezzati, acclamati e famosi tenori del XX secolo, Domingo è stato capace, nel corso degli ultimi anni, di imporsi, non solo come direttore d’orchestra ma anche come baritono. Con la recita del 22 maggio, Domingo taglia un suo personale traguardo: sarà la 4.100esima recita della sua luminosa carriera. Di questo ruolo, Plácido Domingo ha detto: “Ho avuto la grande gioia di impersonare i “due Dogi”: prima nel Simon Boccanegra e poi, qualche anno più tardi, ne I due Foscari. Penso che sia un’opera di Verdi assolutamente straordinaria, anche se, magari, poco conosciuta: è straordinario pensare inoltre che quest’opera sia stata scritta quasi in contemporanea all’altra uscita nello stesso anno, Ernani, nel 1844. Un personaggio, da un punto di vista drammaturgico, davvero stupendo. Vedo molto, nel personaggio di Francesco, del dolore che Verdi possa aver provato in quel periodo, segnato dalla perdita dei figli e della moglie. È inoltre un ruolo straordinario di baritono, che sono orgoglioso di aver portato anche a Los Angeles. Anche il cast è davvero stupendo: da Maria José Siri, che conosco bene perché abbiamo cantato spesso assieme e poco tempo fa eravamo proprio qui al Maggio per Nabucco, quando lei ha debuttato il ruolo di Abigaille. Maria è una cantante splendida; Jonathan Tetelman pure è un tenore straordinario. In questa produzione il lavoro del regista Asagaroff è semplice ma davvero efficace, e straordinario è pure poter collaborare con il maestro Carlo Rizzi, con cui ho lavorato al Metropolitan nel settembre del ’99 in una produzione di Cavalleria e Pagliacci. Quindi devo dire che sono davvero felice e divertito di tornare al Maggio, in questa produzione che segna mia recita numero 4100 come cantante! Iniziai con Traviata, appena diciottenne, quasi coetaneo di Alfredo Germont e ora, a 81 anni compiuti interpreto Francesco Foscari, che proprio da libretto ha la mia età. Ho avuto il piacere di sostenere questo ruolo in più di 30 recite. Penso proprio che il personaggio di Francesco mi si addica molto, e come già accennato per me, questo è stato il secondo ‘Doge’, dopo il “Simone”, mio primo ruolo assoluto quando nel 2009 passai dal registro di tenore a quello baritonale”.

Ulteriori informazioni: www.maggiofiorentino.it

Photo: Michele Monasta

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