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Al Maggio Fiorentino, “Alcina” di Händel con Cecilia Bartoli e la regia di Michieletto

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Secondo appuntamento operistico per il Festival d’Autunno del Maggio: martedì 18 ottobre alle ore 19 il maestro Gianluca Capuano, sul podio della Sala Mehta, alla testa de Les Musiciens du Prince – Monaco per la prima recita di Alcina di Georg Friedrich Händel. L’opera, alla sua prima rappresentazione assoluta a Firenze e che segna il grande ritorno di Cecilia Bartoli al Maggio, è messa in scena con la regia di Damiano Michieletto. La compagnia di canto è formata da Cecilia Bartoli nel ruolo della protagonista, la maga Alcina; Carlo Vistoli come Ruggiero, Lucía Martín-Cartón come Morgana e Kristina Hammarström nel ruolo di Bradamante. Petr Nekoranec è Oronte e Riccardo Novaro interpreta il ruolo di Melisso. Il ruolo di Oberto è sostenuto da un giovane cantore del Wilten Boys’s Choir/Innsbruck

Le scene sono di Paolo Fantin, i costumi di Agostino Cavalca, il reparto luci di Alessandro Carletti; coreografia e video sono curati rispettivamente da Thomas Wilhelm e Rocafilm-Roland Horvath.

Altre quattro le recite previste in cartellone: il 20, 24 e 26 ottobre alle ore 19 e, sabato 22 ottobre alle ore 18. La durata dello spettacolo, intervallo compreso, è di 3 ore e 45 minuti circa.

L’8 ottobre 2022 alle ore 17.30 per il ciclo “Oltre il Sipario prima le parole, poi la musica” presso il foyer di galleria, è prevista la presentazione dell’opera tenuta da dal giornalista, scrittore e critico musicale Alberto Mattioli. Continuano inoltre, prima di ogni recita, le presentazioni al pubblico degli spettacoli che per Alcina saranno tenute da Maddalena Bonechi: le guide si tengono nel Foyer della Sala Zubin Mehta e nel Foyer di Galleria della Sala Grande 45 minuti circa prima l’inizio della spettacolo. Per la recita di sabato 22 alle ore 18, procede l’iniziativa “Crescendo: teatro in gioco, giocare in teatro”: i grandi assistono all’opera mentre i bambini sono accolti in una grande sala prove del teatro e sono intrattenuti da educatori fino alla fine della recita con giochi, musiche e storie legate all’opera in programma.

Il Festival d’Autunno del Maggio arriva al suo terzo appuntamento: in cartellone Alcina, gioiello barocco di Händel. L’opera, che debuttò al Covent Garden di Londra il 16 aprile 1735 riscuotendo un enorme successo, non è mai stata rappresentata a Firenze finora. La regia è di Damiano Michieletto, che firma la sua seconda produzione a Firenze a poco più di un mese di distanza dalla ripresa del Barbiere di Siviglia, opera inaugurale della stagione 2022/2023 e diretta da Daniele Gatti. Sul podio, alla guida de Les Musiciens du Prince – Monaco, il maestro Gianluca Capuano che torna a Firenze con la compagine monegasca dopo la straordinaria serata ‘Omaggio a Farinelli – Händel e i suoi tempi’ dell’ottobre 2020 con Cecilia Bartoli protagonista. L’orchestra è stata formata nella primavera del 2016 su iniziativa di Jean-Louis Grinda e della stessa Cecilia Bartoli, che ne ricopre anche il ruolo di direttrice artistica. Composta da alcuni dei migliori interpreti di strumenti antichi della scena internazionale, la visione artistica del gruppo si concentra sui più grandi compositori del periodo barocco, come Händel e Vivaldi, ma anche sul repertorio rossiniano. La ricerca musicale privilegia spartiti che non sono mai stati suonati o che sono stati suonati solo molto raramente affidati a un’orchestra che, per la sua flessibilità e la sua ricchezza di colori, apre un universo sonoro molto diverso da quello di un’orchestra moderna.

Gianluca Capuano, che al Maggio ha debuttato nel dicembre del 2016 in occasione di un concerto sinfonico, è uno degli interpreti di musica antica e barocca più apprezzati a livello internazionale. Parlando di questa produzione, Capuano si è soffermato sull’importanza di essere affiancato da un’orchestra così esperta e capace del periodo barocco: “Siamo felici, insieme ai Musiciens, di essere qui al Maggio: per opere come questa è richiesta una competenza tecnica molto specifica, anche dovuta agli strumenti d’epoca che vengono suonati. La sintonia con Damiano Micheletto è perfetta; il lavoro, secondo me, è sempre a doppio senso, e io sono sempre molto ispirato dal lavoro scenografico e registico. L’opera, piena di ‘colori’ e scritta da Händel nella sua piena maturità, è pensata per le più grandi voci dell’epoca; e lo si riscontra nell grandissime arie che tutti, in particolar modo la protagonista Alcina, hanno per i propri ruoli, virtuose e espressive a dei livelli davvero strepitosi. La mia lettura è basata sull’aspetto retorico dell’opera, una caratteristica tipica dei compositori di quel periodo; Händel è capace di scrivere un’opera in cui ogni aria esprime un affetto diverso, e noi cerchiamo di ‘aderire’ a questi aspetti nel modo più chiaro possibile”

La regia dello spettacolo è di Damiano Michieletto, che, dopo l’Idomeneo messo in scena nel maggio 2017 e diretto da Gianluca Capuano, Die Zauberflöte e Il barbiere di Siviglia giunge alla sua quarta produzione nel teatro fiorentino firmando la regia di questo allestimento marcato dai toni scuri e ambientazioni quasi sospese fra il mondo onirico, dove si muovono, quasi come spiriti, coloro che sono stati vittime della maga Alcina, e quello reale. La scena è divisa in due da uno specchio, al contempo anche un vero e proprio schermo, che separa questi mondi, rendendo tutto inganno e illusione ed evidenziando il grande conflitto che esiste fra la realtà e l’illusione della realtà. Ed è fra questi due spazi divisi ma connessi fra loro che si consuma la vicenda di Alcina, condannata dall’amore che prova verso Ruggiero a perdere i suoi poteri, il suo fascino e la sua giovinezza, che diventano infine solo riflessi di ciò che erano un tempo e destinati a diventare polvere nel tempo: “Nonostante sia una ripresa dello spettacolo di Salisburgo di 3 anni fa, questa produzione è come se fosse nuova, anzi lo è certamente: a parte Alcina e Bradamente cioè Cecilia Bartoli e Kristina Hammarström il cast è diverso, così come è stato necessario adattare completamente la scenografia” ha commentato Michieletto parlando del suo ‘nuovo’ lavoro fiorentino “È bello poterlo impostare come tale e non come una semplice ripresa. Questa produzione, nello spazio della Sala Mehta, funziona davvero perfettamente; questo deriva dal fatto che il mondo barocco è intimo, non ci sono vocalità melodrammatiche né orchestrazioni telluriche, anche le storie accarezzano aspetti molto intimi dei personaggi. Il concetto che abbiamo voluto trasmettere è quello dell’illusione; l’inganno, tema assolutamente comune del periodo barocco e parola ripetuta in modo costante nel libretto, ci dà una doppia dimensione della realtà. Il concetto di Alcina che, con l’inganno appunto, attira gli uomini alla sua isola, che è alla base del lavoro di Ariosto, in questa produzione ho cercato di identificarlo come se fosse legato alla paura della fine, della perdita di ciò che si ha e della morte stessa. Sono felice inoltre di poter ritrovare Cecilia Bartoli: il suo modo di lavorare e di approcciarsi fa sì che chiunque nel cast sia ‘trascinato’ dalla sua energia e sia così stimolato costantemente a dare il meglio di sé”.

Sul palcoscenico, nel ruolo che dà il titolo all’opera di Händel, Cecilia Bartoli che, come il maestro Capuano, torna protagonista al Teatro del Maggio dopo lo straordinario concerto dell’ottobre 2020, non nascondendo la sua felicità nel tornare a Firenze: “Io a Firenze debuttai quasi 30 anni fa, nel Così fan tutte del giugno del ’91 alla Pergola diretto dal grande maestro Mehta, per poi tornare solo nel 2020 per il concerto. Per me tornare qui al Maggio nella nuova Sala Mehta è davvero una gioia immensa, grazie anche all’acustica favolosa che rende, come diceva Damiano Michieletto, questo lavoro davvero intimo: questo ci regala la possibilità di esplorare non solo la storia la storia ‘magica’ di Alcina, ma anche di viverla attraverso le sfumature e i colori musicali che l’accompagnano. Questo evidenzia inoltre il grande cambiamento in lei; cambiamento dovuto a una forza incontrollabile, quella dell’amore, che condanna Alcina a perdere i suoi poteri. Un amore che, con ogni probabilità, lei non ha mai vissuto. La vocalità della protagonista è complessa, piena di cambiamenti inoltre: lo si evidenzia in modo inequivocabile quando lei, dal provare amore per Ruggiero, si ritrova infine ‘tradita’ da quest’ultimo; trasformando di conseguenza anche la sua vocalità che diventa furiosa, quasi violenta. Anche le arie sono complesse, legate a doppio filo alla storia raccontata, ma rendono il personaggio di Alcina il più interessante e affascinante della produzione handeliana”.

Carlo Vistoli, al suo debutto sulle scene del Teatro del Maggio, interpreta Ruggiero; parlando delle caratteristiche del suo personaggio, Vistoli ha evidenziato come le sfumature, musicali e drammaturgiche, rendano Ruggiero in assoluto fra i ruoli prediletti del controtenore: “Insieme all’Orfeo di Gluck il ruolo di Ruggiero è senza dubbio fra i miei preferiti ed uno dei più affascinanti in assoluto: è un ruolo completo, offre una varietà abbacinante di situazioni musicali e drammaturgiche e consente di poter esprimersi in un modo davvero ampio e complesso. Pur essendo un personaggio buono vediamo inoltre in Ruggiero altri aspetti del suo carattere, come se il suo animo in parte fosse ‘corrotto’ dalla magia di Alcina. Anche quando arriva la sua compagna Bradamante, travestita da Riccardo, egli la scaccia: questo in parte aumenta il dubbio nello spettatore; il labile confine fra ciò che effettivamente Ruggiero prova per Alcina e quanto invece questa attrazione sia dovuta al potere che ella ha su di lui”.

L’opera
Alcina di Händel debuttò al Covent Garden di Londra il 16 aprile 1735 riscuotendo un enorme successo. Due anni prima il compositore aveva dovuto lasciare il King’s Theatre, preso in gestione da un’impresa rivale, per trasferirsi nel nuovo teatro londinese. Lì diede vita alle sue ultime opere, tra cui Alcina, nate con l’intento di primeggiare sulle produzioni dell’impresa rivale e pertanto particolarmente curate e sontuose negli allestimenti. Al Covent Garden Händel poté disporre anche di un corpo di ballo, ragion per cui integrò la partitura con numeri di danza ed episodi corali sulla falsariga dell’opera francese. Il libretto anonimo dell’opera – che vede al centro il tema dell’incantamento d’amore – era ispirato al canto VII dell’Orlando furioso e a L’isola di Alcina, un’opera di Riccardo Broschi. La maga Alcina, grazie a un sortilegio, tiene legato a sé il cavaliere Ruggiero in un’isola incantata, ma grazie all’intervento di Bradamante Ruggiero riacquisterà coscienza e abbandonerà la maga nella disperazione. Tra apparizioni, magie, travestimenti e cambi di scena a vista svettano ovviamente le arie dei solisti, vero cuore pulsante dell’opera barocca. Per la maga e il suo amato il compositore realizzò infatti alcune tra le arie più apprezzate come “Ombre pallide”, cantata da Alcina o “Verdi prati, selve amene”, intonata da Ruggiero.

Ulteriori informazioni: www.maggiofiorentino.com

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