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Su Rai5, dallo Sferisterio di Macerata, una “Norma” in stile tibetano

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Una edizione della Norma di Vincenzo Bellini in stile tibetano: è la tragedia lirica in due atti, andata in scena nel 2007 allo Sferisterio di Macerata, che Rai Cultura propone giovedì 2 settembre alle 21.15 su Rai5. L’opera è diretta da Paolo Arrivabeni alla guida della Fondazione Orchestra Regionale delle Marche e del Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”. Maestro del Coro Davide Crescenzi. Protagonista dell’opera anche la Banda “Salvadei”.

La regia, le scene e i costumi “simil Pizzi” sono firmati da Massimo Gasparon, che agganciando la religione druidica a quelle orientali, immagina una ambientazione di tipo tibetano, come evidenziano la foggia dei costumi e alcune simbologie, fra cui la croce a svastica, utilizzate nelle scene. Ma è una soluzione posticcia, superficiale, che non approfondisce la drammaturgia dell’opera e presenta non poche incongruenze rispetto alla vicenda raccontata nel libretto.

Nel cast, la migliore in campo è Daniela Barcellona, una Adalgisa di adeguata caratura belcantistica e drammatica, sempre espressiva nel fraseggio. Dimitra Theodossiou delinea invece una Norma incompleta, senz’altro volenterosa, ma poco incisiva nell’accento. Le arie vengono risolte con buon legato, mezzevoci in sé suadenti, ma anche con un canto poco coinvolgente nelle espansioni liriche, forzato negli acuti, impacciato nelle agilità di forza. Mediocri le voci maschili: Carlo Ventre è un Pollione sgradevole timbricamente e fuori stile, mentre Simón Orfila tratteggia un Oroveso privo di nobiltà e dalla vocalità chiarissima: non c’è una sola inflessione che ricordi quella di un basso. Completano la locandina Roberta Minnucci (Clotilde), Giancarlo Pavan (Flavio).

Di routine la direzione di Paolo Arrivabeni, spesso affrettata, non sempre in regola filologicamente (vedi il taglio dei “da capo”), piatta nei colori e carente nella rievocazione delle atmosfere romantiche. Un’edizione nell’insieme molto modesta e non certo all’altezza di un festival come quello maceratese.

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