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Scala, Daniel Harding dirige la Filarmonica, aspettando Le nozze di Figaro

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Lunedì 17 maggio (ore 19) torna sul podio scaligero Daniel Harding, che in queste settimane è stato impegnato in Adriana Lecouvreur al Maggio Fiorentino. Harding ha diretto alla Scala un repertorio operistico che spazia da Mozart a Mascagni, Leoncavallo, Dallapiccola, Bartók e Strauss ed è stato ospite regolare della Filarmonica, che ha guidato in numerose tournée in tutta Europa, conquistandosi l’affetto di pubblico e musicisti. L’impaginato comprende l’ouverture da Der Freischütz di Weber e la Sinfonia n° 9 “Dal nuovo mondo” di Dvořák. Il ritorno di Daniel Harding in uno dei concerti di riapertura al pubblico della sala del Piermarini ha il sapore di un rapporto che si riallaccia anche per il programma: quella Sinfonia “Dal nuovo mondo” di Dvořák tante volte eseguita in tournée, incluso il Festival Dvořák al Rudolfinum di Praga. Il concerto sarà anche trasmesso in diretta streaming sul sito e sui canali social del Teatro alla Scala

A Daniel Harding sarà affidato anche il primo spettacolo d’opera interamente aperto al pubblico: il 26 e 29 giugno e il 2 luglio, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Giorgio Strehler, dirigerà Le nozze di Figaro nell’allestimento del maestro ripreso da Marina Bianchi, protagonisti Luca Micheletti, Rosa Feola, Julia Kleiter, Simon Keenlyside e Svetlina Stoyanova.

Daniel Harding è un ospite frequente della nostra città. Claudio Abbado gli cede la bacchetta nell’attesissima produzione di Peter Brook del Don Giovanni di Mozart che nel 1998, dopo il debutto al Festival di Aix-en-Provence, arriva al Piccolo Teatro con la Mahler Chamber Orchestra e giovani cantanti. Nel 2005 Harding debutta alla Scala inaugurando la Stagione con Idomeneo, regia di Luc Bondy, agli albori dell’era Lissner. Nel 2006 debutta sul podio della Filarmonica, ancora con Mozart, mentre con Bondy torna nel 2007 per Salome di Richard Strauss con Nadja Michael protagonista. La ricerca sul repertorio, la scelta spiazzante e inattesa saranno costanti nella sua presenza scaligera per gli anni successivi. Nel maggio 2008 riporta alla Scala Il prigioniero di Dallapiccola insieme al Castello del duca Barbablù di Bartók in un nuovo spettacolo di Peter Stein, e a dicembre dello stesso anno accetta di partecipare al progetto di portare alcuni grandi direttori nella buca del balletto. Nella “Serata Béjart” dirige L’oiseau de feu e Le sacre du printemps di Stravinskij e i Lieder eines fahrenden Gesellen di Mahler. Ormai popolare presso il pubblico, che lo ha ascoltato anche alla testa della London Symphony e della Mahler Chamber, e vicino all’Orchestra scaligera che ha diretto in opera, balletto e concerto, Harding accetta e vince la sfida del grande repertorio italiano alla Scala cominciando da titoli apparentemente lontani dalla sua sensibilità: Pagliacci e Cavalleria rusticana nello spettacolo di Mario Martone. Un eguale livello di consentaneità con il palcoscenico si realizza nel gennaio 2013 con Falstaff di Verdi nello spettacolo di Robert Carsen, coprodotto dalla Scala con il Covent Garden in apertura delle celebrazioni del Bicentenario verdiano, replicato pochi mesi dopo in tournée in Giappone. L’anno si chiude con l’esecuzione dell’Elias di Mendelssohn per il Concerto di Natale. Negli anni seguenti l’attività scaligera di Harding si concentra sul rapporto con la Filarmonica, con la quale realizza 56 concerti tra il Piermarini e le frequenti tournée. Il 2018 è l’anno dell’omaggio a Claudio Abbado con la nuova produzione del raro Fierrabras di Schubert nello spettacolo medievaleggiante di Peter Stein.

Photo credit: Brescia e Amisano

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