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Roma, si è spenta a 93 anni Lina Wertmüller. Aveva firmato anche regie liriche

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Si è spenta a Roma a 93 anni  Lina Wertmüller, una delle più grandi registe italiane,  protagonista del nostro cinema con film passati alla storia come Mimì metallurgico ferito nell’onore, Film d’amore e d’anarchia o Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto. Nel 2019 le era stato assegnato il premio Oscar alla carriera, poi consegnato nel 2020.
Nata a Roma il 14 agosto 1928, Wertmüller si era dedicata anche alla regia lirica. Nel 1986 aveva debuttato al Teatro San Carlo di Napoli, inaugurando la stagione con una felice regia della Carmen di Bizet, ripresa in diretta su Rai1. Tra le sue altre incursioni nel teatro d’opera, anche una Bohème all’Opera di Atene nel 1998 e un’edizione de Le nozze di Figaro che a Viterbo, nel 2007, aveva inaugurato la prima edizione del Tuscia Operafestival.

Nel cinema, è stata la prima donna a ottenere una nomination come migliore regista ai tempi di Pasqualino settebellezze (1976) che ne totalizzò ben quattro; è stata inoltre la prima donna ad avere successo in tv ai tempi degli “sceneggiati” con la trionfale accoglienza del Giornalino di Giamburrasca (1964/65) e ha diviso con Iaia Fiastri il privilegio di avere avuto spazio nella premiata ditta Garinei&Giovannini.

A 17 anni si iscrive all’accademia teatrale di Pietro Sharoff, debutta come regista di burattini con la guida di Maria Signorelli, scrive per la radio e la televisione mettendo in mostra un estro surreale e comico che sarà la sua arma vincente, va a scuola di cinema da Fellini sui set di La dolce vita e 8 ½, collabora alla prima Canzonissima della Rai e quando debutta nel lungometraggio con I basilischi nel 1963 vince la Vela d’oro del Festival di Locarno. L’anno dopo, il sodalizio con Rita Pavone per Il giornalino di Giamburrasca ne fa d’un colpo una regista ricercata dai produttori. Nello stesso periodo incontra l’apprezzato scenografo teatrale Enrico Job con cui si sposerà, dividerà tutta la carriera artistica e adotterà la figlia Maria Zulima. Il suo primo, grande successo è del 1972: Mimì metallurgico ferito nell’onore, in cui per la prima volta fa coppia artistica con il suo protagonista per eccellenza, Giancarlo Giannini. Il film ha un travolgente successo in sala e si guadagna l’invito al festival di Cannes.
La sua mania per i titoli di lunghezza fluviale diventa in fretta un marchio di fabbrica, così come i vistosi occhiali bianchi, la battuta sferzante, la simpatia contagiosa. Film d’amore e d’anarchia, Tutto a posto e niente in ordine, Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, Pasqualino settebellezze segnano in modo personale il cinema italiano degli anni ’70 e ogni volta mettono d’accordo critica e pubblico. Arriva un’accentuazione dei temi storici e politici che percorrono gli anni ’80 (da La fine del mondo… e Fatto di sangue tra due uomini… fino a Notte d’estate…).

Dall’inizio degli anni ’90 conosce un nuovo successo scommettendo su attori che plasma e trasforma secondo il suo gusto personale. Ecco allora il sodalizio con Sophia Loren per portare in tv un riuscito adattamento di Sabato, domenica e lunedì da Eduardo, e quello con Paolo Villaggio per Io speriamo che me la cavo dal romanzo-verità di Marcello D’Orta. Ritorna due volte a fare coppia fissa con l’amica Loren, tenta l’affresco storico con Ferdinando e Carolina, rivisita i suoi personaggi tipici aggiornandoli con volti nuovi come Veronica Pivetti o Claudia Gerini. Si diverte anche in veste di doppiatrice per Mulan  della Disney (1998), o come esponente dei “poteri forti” in Benvenuto Presidente di Riccardo Milani.

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