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Nuovo decreto: i teatri restano chiusi

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È arrivata la nuova stretta. Secondo il Dpcm che entrerà in vigore dal 15 marzo al 6 aprile compreso, tutte le regioni in zona gialla passeranno in zona arancione, con la conseguente applicazione delle misure stabilite dai provvedimenti anti-Covid. In sostanza, tutta l’Italia si colorerà di arancione e di rosso, ad eccezione della Sardegna, per ora in zona bianca.

In base a queste misure, il mondo della cultura e dello spettacolo chiude ancora le sue porte: con il Dpcm firmato il 2 marzo scorso si stabiliva che nelle regioni in zona gialla avrebbero riaperto i musei a partire dal 27 marzo anche nei giorni festivi e che pure cinema e teatri (tetto massimo di 400 spettatori all’aperto e 200 al chiuso) avrebbero riaperto in quella data. Ora cambia di nuovo tutto e teatri e cinema, come i musei, resteranno chiusi al pubblico.

Nessuna sorpresa. La riapertura del teatri annunciata in pompa magna dal ministro Dario Franceschini proprio negli stessi giorni in cui si prevedeva che tra il 20 marzo e la fine del mese si sarebbe verificato il picco dei contagi, si conferma per quello che era: un annuncio demagogico, un diversivo per attenuare la pressione esercitata da artisti e lavoratori dello spettacolo dal vivo, e illudere quindi il pubblico. Facile prevedere che i teatri non riapriranno nemmeno dopo il 6 aprile e che ci vorranno ancora diverse stagioni prima di ritornare alla normalità.

Resta invece confermata la possibilità di organizzare spettacoli da trasmettere in streaming o di utilizzare gli spazi come ambienti per riprese cinematografiche e audiovisive, nel rispetto delle misure di sicurezza previste per tali attività.

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