1

Martina Franca, Griselda di Scarlatti torna in scena per i 300 anni dalla prima esecuzione

Sadismo, insicurezza, abnegazione: sono i tre temi attorno ai quali ruota l’universo dell’opera Griselda di Alessandro Scarlatti, secondo titolo proposto dal Festival della Valle d’Itria nell’ambito della 47a edizione, che debutta a Palazzo Ducale sabato 24 luglio alle 21 (repliche il 29 luglio e il primo agosto). L’opera è messa in scena nel trecentesimo anniversario della prima esecuzione assoluta, avvenuta al Teatro Capranica di Roma nel 1721. Per celebrare l’anniversario, a Martina Franca sarà eseguita la nuova edizione critica, curata dall’ensemble La Lira di Orfeo – orchestra fondata dal controtenore Raffaele Pe che ha fra gli obiettivi anche quello della ricerca musicologica – insieme al musicologo Luca Della Libera.

Alessandro Scarlatti (Palermo 1660 – Napoli 1725), padre del dramma per musica e dell’aria col da capo (nonché di Domenico, apice dell’inventiva tastieristica barocca), compose La Griselda su libretto di Apostolo Zeno, rimaneggiato da un autore anonimo – forse lo stesso dedicatario Francesco Maria Ruspoli – e basato sull’ultima novella del Decameron di Boccaccio (ambientata fra Sicilia e Puglia), testo assai fortunato e intonato da moltissimi compositori, da Albinoni a Paër e poi anche da Massenet.

Alla guida dell’orchestra La Lira di Orfeo e del Coro Ghisleri, sarà il direttore greco George Petrou, che ritorna a Martina Franca dopo il successo del 2019 con L’Orfeo di Porpora: «Un aspetto interessante di quest’opera – spiega Petrou – è che Scarlatti ha persino modificato il plot per riuscire ad avere un dramma più autentico: si è impegnato per aumentare l’effetto drammatico del libretto originale di Zeno. E questo si sente molto nella musica, che è una musica complicata, assai meno diretta rispetto allo stile di Hasse o di Porpora. Mi ricorda in qualche modo ciò che accade con la musica di Brahms, che a volte a un primo ascolto non si riesce a cogliere appieno, perché ha bisogno di più tempo per riuscire a passare a un livello successivo di comprensione. Ma sono proprio i segreti nascosti di questa partitura a renderla cosi gratificante, sia per gli esecutori sia per gli spettatori»

La regia sarà firmata da Rosetta Cucchi, con le scene di Tiziano Santi e i costumi di Claudia Pernigotti: «Ciò che più mi ha attratto di quest’opera – racconta la regista – è il contrasto tra l’abnegazione e l’insicurezza: da una parte questa donna, Griselda, che nella storia sembra la parte debole a causa delle prove inimmaginabili che è costretta ad attraversare, dall’altra suo marito Gualtiero, che invece passa per il personaggio forte, quando le sue azioni sono mosse da una totale insicurezza e fragilità. Mi ha subito intrigato il fatto che un essere umano potesse svilire fino a tale punto sia se stesso sia la persona che lo ama. Al contrario Griselda ha un filo conduttore che la tiene sempre in piedi e che le da la forza per andare avanti».

Griselda sarà il soprano Carmela Remigio, che festeggia il quarto debutto consecutivo a Martina Franca, Festival in cui ha affrontato – riscuotendo grandi successi di pubblico e critica – ruoli estremamente differenti: Armida nel Rinaldo di Haendel/Leo, Ecuba nell’omonima opera di Manfroce e Arianna nell’Arianna a Nasso di Strauss. Un altro atteso ritorno è quello del controtenore Raffaele Pe che sarà Gualtiero. Completano il cast vocale specialisti del repertorio come Francesca Ascioti (Ottone), Miriam Albano (Roberto), Krystian Adam (Corrado) e Mariam Battistelli (Costanza)

Griselda
La lacrimevole vicenda di Griselda è un’allegoria della fedeltà femminile dai toni moraleggianti: ecco il “centro di gravità” dell’opera. La contadina Griselda è diventata nientemeno che la consorte di Gualtiero, re della Sicilia. Dopo la nascita del primo figlio maschio, Everardo, la donna viene osteggiata dalla nobiltà locale a causa delle sue umili origini rurali. Nell’intento di mostrare pubblicamente la virtù della moglie, Gualtiero è costretto a mettere in atto uno stratagemma: fingere di ripudiarla. Griselda, che non sospetta si tratti di finzione, con virtuosa abnegazione acconsente fin dal principio ai voleri del marito. Da questo momento in poi Griselda affronterà una serie di prove, una più insopportabile dell’altra: dapprima le insidiose profferte amorose del «fido vassallo» Ottone, invaghito della «beltà sì proterva» di Griselda. Lei lo rifiuta, con sdegno. Come conseguenza di questo furente diniego, in un secondo momento Ottone minaccerà di uccidere Everardo. Gualtiero poi, per meglio esinanire Griselda, la informa di essersi innamorato di Costanza: non solo le mostra il ritratto, ma senza scrupoli ne decanta a chiare lettere il «dolce incanto». Costanza, però, è innamorata di Roberto, il fratello minore del principe di Puglia: per il momento, non gli rimane che disperarsi. I tormenti di Griselda raggiungono livelli estremi. Non avrebbe più nulla da perdere, eppure vede rinnovarsi crudelmente gli oltraggi di Gualtiero. Ed ecco arrivare una nuova umiliazione: diventare l’ancella di Costanza, unico modo per essere riammessa a palazzo. Griselda, succube fino all’inverosimile, è costretta ad accettare. Dal canto suo, Gualtiero nel profondo si strugge, contemplando a ogni tratto la bellezza e il valore della sua sposa. Quale ultima, ingrata prova, il re di Sicilia prospetta il matrimonio di Griselda con il vassallo Ottone. Lei è terrorizzata: preferirebbe morire, piuttosto. Tanto basta per confermare agli occhi di tutti la fedeltà incondizionata di Griselda. Così, con piena soddisfazione etica e politica, può finalmente riacquistare il proprio rango di regina. Ma c’è di più. Viene svelata la vera identità di Costanza: si tratta della prima figlia di Gualtiero e Griselda, creduta morta. Ora Costanza può felicemente unirsi in matrimonio con l’amato Roberto. Il popolo siciliano giubila e inneggia ai casti amori e all’onestà.

Ulteriori informazioni:
www.festivaldellavalleditria.it
info@festivaldellavalleditria.it