Kaufmann contro la cancel culture: “Se si spinge oltre dovremo presto chiudere i teatri”

Nel periodo delle recite di Otello al Teatro San Carlo di Napoli, il tenore Jonas Kaufmann ha concesso un’intervista al giornale inglese The Guardian (qui il link per il testo completo) pubblicata il 10 dicembre. Il divo tedesco, adorato da folte schiere di fan in tutto il mondo, ha rilasciato alcune affermazioni di buon senso, oltre che coraggiose, a proposito dei rischi della cosiddetta cancel culture, ovvero di quell’andazzo revisionistico che vorrebbe rimuovere anche dalle opere liriche tutti i riferimenti considerati inaccettabili secondo gli odierni dettami del politicamente corretto. Otello, si sa, è sempre territorio di scontro al giorno d’oggi e anche di questo il bel Jonas ha parlato con la testata britannica. Riportiamo dunque alcuni passaggi salienti.

Al giornalista che gli faceva notare i fischi al termine della prima di Otello al San Carlo, Kaufmann ha chiarito ciò che segue: “Non stavano fischiando me…Ho parlato poi con diverse persone che si sono lamentate del fatto che Otello non fosse nero. Questa era l’idea del regista”. Incalzato poi su quale senso abbia che un tenore tedesco di carnagione bianca interpreti il ruolo di Otello, il tenore ha risposto: “Sono consapevole che si tratti di un argomento politicamente molto controverso…Personalmente vedo più razzismo nell’idea di proibire alle persone di far finta di essere qualcun altro nella nostra società moderna. Perché qua nessuno sta deridendo. Nessuno sta portando un volto nero come si faceva 50 anni fa.”

Continua Kaufmann: “È molto difficile stabilire dove ci dovremmo fermare e cosa dovremmo fare. Se tutto ciò si spinge oltre dovremo presto chiudere i teatri”. All’intervistatore che gli ricordava che in fondo Otello è un campo minato di atteggiamenti razzisti e sessisti, Kaufmann ha ribattuto con prontezza: “Oh mio Dio, certo che sì! Dovrebbero mettere messaggi di avvertimento al pubblico ovunque nell’opera. Finisco per uccidere mia moglie! Voglio dire: è adatto per una visione da parte dei bambini? Penso tuttavia che persino i bambini capiscano che si tratta di finzione e che cose molto brutte possono succedere anche nelle fiabe”.

Il problema posto con chiarezza da Kaufmann è reale. Se cominciamo a cancellare o rimuovere dall’opera tutto quello viene ritenuto non conforme all’idea di società moderna e politicamente corretta, rimarrebbe ben poco o nulla da portare in scena. Usiamo invece il buon senso e la capacità critica per capire, analizzare e storicizzare quello che vediamo. Certo si possono smorzare alcuni messaggi e renderli più condivisibili per uno spettatore moderno, ma la rimozione non è certo la via maestra per mantenere in vita questa forma d’arte. D’altronde, come affermato da Kaufmann, anche i bambini avrebbero l’intelligenza di usare la corretta chiave di lettura.

Photo: Gregor Hohenberg / Sony Classical