1

Donne libere? – Il Festival dell’Opera di Lione va in streaming

Come ogni anno, l’Opéra de Lyon propone un festival composto da opere accomunate da un tema. L’edizione 2021, che si svolgerà in streaming dal 22 e al 26 marzo, ha per titolo “Femmes Libres?” (Donne libere?) e comprende Il castello di Barbablù di Béla Bartók, Ariane et Barbe-Bleu di Paul Dukas, e la anteprima di una nuova produzione non ultimata a causa della pandemia: Mélisande da Pelléas et Mélisande di Maurice Maeterlinck. È la prima volta che il festival viene trasmesso in streaming e sarà possibile seguirlo gratuitamente in diretta, in tutto il mondo, collegandosi  a www.opera-lyon.com 

“Il nostro Festival annuale – spiega Serge Dorny, direttore generale dell’Opera di Lione – vuol mettere in luce donne emblematiche, Ariane e Judith che cercano la verità, Mélisande, personaggio misterioso, che la dissimula. Le loro storie sono le nostre, con le loro contraddizioni e segreti. Un invito a scoprire Ariane et Barbe-Bleu di Dukas, Il Castello di Barbablù di Bartók e Pelléas et Mélisande di Maeterlinck. Una trilogia che pone in discussione i rapporti tra uomini e donne, i loro chiaro-scuri, i loro enigmi, i loro misteri e che sonda la profondità di un’impossibile intesa. Un invito a scoprire i percorsi di donne vittime o vittoriose, protagoniste di storie dal valore simbolico, che colpiscono l’immaginazione. Alex Olé dà la sua visione dell’Ariane di Dukas, una donna forte e libera, Richard Brunel, in bilico tra musica e teatro affronta Maeterlinck, Andriy Zholdak nella stessa serata mette in scena due regie del capolavoro di Bartók, per rivelarne la molteplicità di significati”

Il 22 e il 23 marzo saranno dedicati a presentazioni e dibattiti sulle opere in programma

24 marzo

Ore 16.00
Atelier filosofico per bambini “Le bambine e i bambini”
Gratuito con iscrizione su www.opera-lyon.com o telefonicamente 00334698554 (lunedì-venerdì /12.00-18.00)
Età: 8-10 anni. Durata 1 ora.

Ore 18.30
Conferenza “Le voci femminili”. Relatrici Clothilde Leguil, filosofa, psicanalista e professoressa al Dipartimento di psicanalisi di Parigi e Cédric Enjalbert, vicedirettore della rivista Philosophie
Dura 1 ora. Poi disponibile in replay

Ore 19.30
Ariane et Barbe-Bleu di Paul Dukas. Opera in tre atti, 1907. Libretto di Maurice Maeterlinck.
Nuova produzione, in coproduzione con il Teatro Real di Madrid, 2 ore e 30 minuti. Replay in abbonamento su medici.tv
A partire da aprile su Arte Concert e Mezzo quest’estate.
Direttore Lothar Koenigs, regia Alex Ollé/La Fura dels Baus. Scene Alfons Flores
Interpreti: Ariane Alexandra Deshorties, la nutrice Enkelejda Shkoza, Barbe-Bleu Tomislav Lavoie.
Orchestra e coro dell’Opéra de Lyon

Unica opera di Paul Dukas, di grandissima ricchezza musicale, dove sonorità e colori predominano. L’orchestra è messa in primo piano e la musica sboccia, piena ed armoniosa. Vi si nota l’influenza di Debussy, del suo Pelléas et Mélisande, per i valori simbolici ed il ruolo di primo piano dell’orchestra. Entrambe le opere hanno in comune il librettista: Maurice Maeterlinck. Nell’Ariane et Barbe-Bleu Dukas richiama il tema del Leitmotiv, così caro a Wagner. Ma, a differenza di Wagner, lo sviluppa per tutta l’opera, e rappresenta sia Ariane che Barbe-Bleu, i contadini e il mistero. La musica è avvolgente, dai colori scuri, che richiamano il buio dei corridoi del castello, lungo i quali si vorrebbe accompagnare l’ascoltatore. Ariane potrebbe essere considerata un’opera femminista : composta principalmente per ruoli femminili, mette in primo piano una donna coraggiosa, esempio di sana trasgressione, alla ricerca della verità e della libertà, che lotta per salvare sé stessa e le altre mogli di Barbablù. Ma la figura d’Ariane va oltre le lotte femministe : il tema della libertà riguarda infatti tutta l’umanità .Ecco ciò che rende questo racconto, che parla di libertà, del comportamento umano e delle sue contraddizioni, un’opera estremamente attuale. Definita da Messiaen “capolavoro della musica”, dimenticata per molto tempo dalle scene francesi, è stata ripresa negli ultimi anni e grazie a Alex Ollé e alla sue regie così creative, si mostrerà sotto una luce completamente nuova.

25 marzo

Ore 19.00
Conferenza “Donne ispiratrici e creatrici”. Relatrice Cécile Demoncept, responsabile del servizio culturale e pedagocico del Museo dei Tessuti e delle Arti Decorative di Lione.
Gratuito, con iscrizione sul sito www.opera-lyon.com o telefonicamente 00334 69855454 (lunedì-venerdì/ 12.00- 18.00). Durata 1 ora.

Ore 20.30
Mélisande, dietro le quinte. Anteprima della nuova creazione Mélisande da Pelléas et Mélisande di Maurice Maeterlinck, regia Richard Brunel.
Durata 20 minuti. Poi disponibile in replay

Ore 21.00
Visita virtuale “entrate nella scenografia di Mélisande” a cura di Josselin Sicot, direttore tecnico dell’Opéra di Lione, che invita a passeggiare tra le scene di Mélisande al Museo dei Tessuti.
Durata 10 minuti.. Poi disponibile in replay

La nuova produzione di Mélisande, da Pelléas et Mélisande di Maurice Maeterlinck, con arrangiamenti musicali da Debussy e Sibelius, sarà realizzata in collaborazione con il Museo dei Tessuti e delle Arti Decorative, con la  regia Richard Brunel e le scene, Anouk Dell’Aiera. Interpreti: Mélisande Judith Chemla, Pelléas Benjamin Alunni, Golaud Jean-Yves Ruf. Ensemble strumentale

“Nell’opera di Debussy, Mélisande canta dall’alto della torre di fronte a un Pelléas rapito. Come Rapunzel, nella fiaba dei Fratelli Grimm, scioglie i suoi lunghi capelli che si snodano sensualmente fino al suolo. Il testo che Maeterlinck aveva scritto per questo passaggio era invece diverso. Si ricollegava ad un altro racconto, di Perrault, questa volta più aspro e crudele. Se rileggo l’opera alla luce di Barbablù, mi appare come il ricordo di un trauma originale, che si è iscritto profondamente e durevolmente in un corpo ferito. Mélisande, come la bambina spaventata che resta per sempre, come la sorella che abita eternamente tra le sue sorelle di sventura, sfuggita al suo boia, non sopporta più di essere toccata, nemmeno per dovere, nemmeno per amore. Non è una vittima , agisce, mette in atto meccanismi di difesa molto efficaci: il silenzio, il sottrarsi, la menzogna. La riproduzione della scena traumatica, la violenza di Golaud, che potrebbe spingersi fino all’omicidio, la libera dalla paura d’essere toccata, d’ essere ferita, d’ essere uccisa. Mélisande ritrova sé stessa, si libera della sua crisalide protettrice: la bambina diventa donna, si dona a Pelléas quando lo decide lei. Nell’ultima scena, non teme più Golaud, non teme più la morte. Mélisande non è per noi una storia d’amore, ma la storia di un trauma. Non è la storia di una coppia, ma quella di una donna ferita di fronte a tre diverse figure d’uomo, tre età della vita, che subiscono il suo fascino ma che non la capiscono, poiché manca loro la chiave della conoscenza, la chiave del passato. Per riattraversare questa storia, per accompagnare Mélisande lungo il cammino di una ricostruzione reale o sognata, inviterei gli spettatori a seguirla, in senso sia reale che figurato, lungo i frammenti dispersi della sua memoria. Ecco perché si è imposta la scelta del Museo dei Tessuti di Lione: luogo di memorie, che può servire idealmente da scrigno al riaffiorare dei ricordi. Antico Hotel Particulier sarà il castello di Golaud, questo principe che vive nel regno dell’oscurità. Il Museo, guardiano di un tesoro di vestiti, costumi, tele del passato sarà il sudario che proteggerà il corpo di Mélisande. Uno spazio particolare, un cammino tra figure dalla taglia umana, perché il pubblico sia più vicino ai cantanti, agli attori e possa rivivere con loro questo viaggio nel paese dell’ombra, della luce, della menzogna e della verità” (Richard Brunel)

26 marzo

Ore 19.00
Incontro sul tema Il Castello di Barbablù, a cura di Guy Cherqui, giornalista, critico musicale e teatrale, con la partecipazione di Andriiy Zholdak regista, Georges Banu, drammaturgo et Titus Engel, direttore d’orchestra.
Durata 1 ora. Poi disponibile in replay

Ore 20.00
Il castello di Barbablù di Béla Bartók. Opera in un atto, 1918, libretto di Béla Balazs.
Nuova produzione, durata 2 ore. Poi disponibile in replay. Su Radio Classica dal 30 aprile 2021
Direttore Titus Engel, regia Andriy Zholdak.
Scene: Andriy Zholdak e Daniel Zholdak
Interpreti: Barbablù Kàroly Szemerédy, Judith Eve-Maud Hubeaux/Victoria Karkacheva.
Orchestra dell’Opéra de Lyon

Prima ed unica opera di Bela Bartók, annoverata tra le opere fondamentali del modernismo d’inizio ‘900 e parzialmente ispirata al racconto di Charles Perrault, Il Castello di Barbablù si basa sul libretto del poeta Bela Balazs. Un libretto che segue la trama di Perrault, ma soprattutto il simbolismo di Maeterlinck. Barbablù non viene presentato come un personaggio crudele, secondo la concezione di Perrault, ma come un uomo dall’animo tormentato, che non vuole ricordare, che tiene i suoi segreti celati dietro le sette porte. Barbablù è l’uomo che porta la notte dentro di sé. La passione amorosa che unisce i due protagonisti è grande, violenta, e la notte ne è complice. Quando Judith chiede a Barbablù di aprire le sette porte, una ad una, insinuando il dubbio che dietro ad esse si celino sanguinosi delitti, tradisce il loro patto e per questo non se ne potrà più andare ma dovrà seguire il destino delle precedenti mogli prigioniere e rimanere per sempre rinchiusa nel castello che ripiomba nell’oscurità. La musica di Bartok è evocativa, ogni porta corrisponde all’immagine di un universo musicale, grazie al quale l’azione progredisce. Allo stesso tempo Balazs armonizza i sottintesi e lascia alla musica il compito di colmare i vuoti. L’opera si apre con un prologo recitato che insinua il dubbio, l’ambiguità e che giustifica la scelta di Andriy Zholdac di proporre nella stessa serata due diverse regie: una reale, nella prima parte, quale specchio della passione tra i due protagonisti, l’altra, nella seconda parte, legata all’inconscio, al non detto. Due differenti regie per rivelare la molteplicità dei significati dell’opera.

Ulteriori informazioni: Opéra de Lyon