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Addio al regista inglese Graham Vick. Aveva 67 anni

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È morto oggi a Londra, per complicazioni dovute al Covid, Graham Vick, regista inglese che nell’importante cammino di modernizzazione della regia d’opera si è imposto fra le personalità più in vista dei nostri tempi. Era nato il 30 dicembre 1953 a Birkenhead vicino a Liverpool. Direttore artistico della Birmingham Opera Company, da lui fondata nel 1987, si è presto imposto a livello internazionale collaborando con maggiori teatri del mondo, lavorando con più grandi direttori e compositori contemporanei. È stato direttore della produzione della Scottish Opera (1984-1987) e del Festival di Glyndebourne (1994-2000).

I suoi numerosi riconoscimenti includono il Premio Abbiati (che ha vinto parecchie volte), il Premio Campoamor in Spagna, il South Bank Show Award for Opera nel 1999 e nel 2002. È stato Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres e Professore onorario di musica all’Università di Birmingham; è stato Visiting Professor of Opera Studies all’Università di Oxford nel 2002-2003 e nel 2014-2015 e nel 2016 è diventato membro onorario della Royal Philharmonic Society. Nel 2009 la regina Elisabetta II lo ha insignito del titolo di Commander of the Order of the British Empire

Notissimi in Italia alcuni spettacoli divenuti simbolo di un modo di fare regia contemporanea, come il Ring wagneriano al Massimo di Palermo, diverse produzioni di successo alla Scala di Milano, al Rossini Opera Festival di Pesaro, alla Fenice di Venezia e all’Opera di Roma per la trilogia Mozart/Da Ponte. Hanno fatto discutere, fra i molti suoi spettacoli di riferimento, lo Stiffelio di Verdi per il Verdi Festival e La bohème di Puccini per il Comunale di Bologna, ripresa proprio recentemente. Il Festival Verdi lo aspettava ancora per un nuovo allestimento di Un ballo in maschera previsto per settembre.

Il suo analitico modo di lavorare sui personaggi, scavando nella verità drammaturgica delle opere, anche dinanzi a spettacoli di forte e provocante impatto emotivo, rimarrà un esempio per molti.

Photo credit: Hugo Glendinning

 

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