Chiudi

29 opere e tanti divi del canto per la nuova stagione dell’Opernhaus di Zurigo

Condivisioni

L’Opernhaus Zürich guarda con fiducia al futuro e svela al proprio affezionato pubblico una ricca, allettante, nuova stagione, formata da ventinove titoli d’opera, otto di balletto, otto recital di canto e molteplici concerti sinfonici; pandemia permettendo, le alzate di sipario (più di trecentosettanta) si avranno da settembre 2021 a luglio 2022. La presentazione, avvenuta rigorosamente in streaming, ha visto protagonisti il sovrintendente Andreas Homoki, il nuovo direttore musicale Gianandrea Noseda (che subentra a un altro italiano, Fabio Luisi), la neo Operndirektorin Annette Weber e Christian Spuck, direttore artistico del Corpo di ballo. Una programmazione, sulla carta, che si prospetta interessante e variegata, con numerosi importanti debutti, e che spazia dal Barocco al contemporaneo, dal repertorio italiano a quello straniero, dalla tradizione all’innovazione.

Per quanto riguarda il repertorio operistico, sono previste tredici nuove produzioni. Inaugurazione il 12 settembre nel nome di Richard Strauss, con Salome diretta da una sensibile interprete straussiana e wagneriana come l’australiana Simone Young e regia di Andreas Homoki, protagonisti Elena Stikhina (che recentemente ha trionfato nel ruolo del titolo al Teatro alla Scala), il basso-baritono lituano Kostas Smoriginas, il tenore Wolfgang Ablinger-Sperrhacke, il mezzosoprano Michaela Schuster e il Narraboth di Mauro Peter.
Tra ottobre e novembre Gianandrea Noseda dirige il suo primo titolo da direttore musicale dell’Opernhaus, Il trovatore, con un cast di grandi voci (il tenore polacco Piotr Beczała, Marina Rebeka debuttante come Leonora, il baritono hawaiano Quinn Kelsey e una certezza come Anita Rachvelishvili) e a fianco della giovane regista britannica Adele Thomas. Dopo la prima mondiale dell’opera per famiglie Die Odyssee di Leonard Evers, un fine belcantista come Enrique Mazzola e l’americano David Alden esplorano il secondo capitolo della “Trilogia Tudor” di Donizetti (dopo la Maria Stuarda del 2018), Anna Bolena; nel cast, il soprano Diana Damrau (debuttante nei panni della sventurata regina), il mezzosoprano francese Karine Deshayes (Giovanna di Seymour) e Luca Pisaroni.
Seguono, tra dicembre 2021 e marzo 2022, uno spettacolo basato sull’operetta Die Fledermaus, in coproduzione con il Casinotheater Winterthur, e la monumentale opera di Poulenc Dialogues des Carmelites, diretta dall’italiano Tito Ceccherini e con regia dell’olandese Jetske Mijnssen: tra i numerosi interpreti, ricordiamo almeno la virginale Blanche dell’ucraina Olga Kulchynska, Madame de Croissy dell’intramontabile soprano Evelyn Herlitzius, che riappare all’Opernhaus dopo il trionfo del 2019 in Věc Makropulos, e il mezzosoprano inglese Alice Coote (Mère Marie de l’Incarnation). Sempre a marzo torna a Zurigo la regina di Salisburgo, la star Cecilia Bartoli, con la produzione salisburghese del 2018 de L’italiana in Algeri allestita (con qualche grossolanità di troppo) dal duo Moshe Leiser e Patrice Caurier: sul podio dell’Orchestra La Scintilla troveremo una garanzia come Gianluca Capuano, nel cast il Mustafà bonario di Ildar Abdrazakov, il Lindoro del mercuriale Lawrence Brownlee, il Taddeo di Nicola Alaimo; per alcune recite, Isabella verrà cantata dal trentacinquenne mezzosoprano russo Nadezhda Karyazina. Nello stesso mese debutta una primizia del Settecento italiano come L’Olimpiade di Pergolesi, inizialmente prevista a novembre 2020 ma cancellata causa Covid, diretta da un esperto del repertorio sei e settecentesco come Ottavio Dantone e, nella compagnia di canto, habitué della musica antica (l’italiano Carlo Allemano, il mezzosoprano Vivica Genaux, Anna Bonitatibus e la francese Delphine Galou).

Ad aprile vedrà finalmente la luce Girl with a Pearl Earring, la nuova opera dello svizzero Stefan Wirth basata sull’omonimo romanzo di Tracy Chevalier: Thomas Hampson indosserà i panni del pittore Jan Vermeer, accanto a lui il soprano Laura Aikin (Catharina Vermeer), l’inossidabile Felicity Palmer (Maria Thins) e il soprano americano Lauren Snouffer (la cameriera Griet, musa dell’artista). Grande è l’attesa per il debutto, previsto il 30 aprile, di Das Rheingold, capitolo iniziale della Tetralogia wagneriana del Ring, che vedrà impegnati, anche nelle stagioni a venire, alla direzione Gianandrea Noseda e, alla regia, il sovrintendente Andreas Homoki; nel cast, il Wotan del basso-baritono polacco Tomasz Konieczny, per la prima volta a Zurigo, l’Alberich di Christopher Purves, il Loge del tenore Matthias Klink e la Fricka del mezzosoprano irlandese Patricia Bardon. La Tetralogia proseguirà con Die Walküre (settembre 2022, con Camilla Nylund debuttante come Brünnhilde), Siegfried (marzo 2023, con il tenore Klaus Florian Vogt che, per la prima volta, affronterà il ruolo del titolo) e Götterdämmerung (novembre 2023); l’intero ciclo verrà nuovamente proposto nella stagione 2023/2024. Dopo una rarità come Il mondo della luna di Haydn, a giugno andranno in scena Il pirata di Bellini, in forma di concerto, protagonisti due belcantisti di razza come il soprano russo Albina Shagimuratova e il tenore messicano Javier Camarena, e Le nozze di Figaro dirette dall’italiano Stefano Montanari, allestite da Jan Philipp Gloger e con, fra gli altri, il baritono australiano Morgan Pearse (Figaro), il soprano rumeno Anita Hartig (Contessa) e il mezzosoprano italo-francese Lea Desandre (Cherubino).

Sedici sono le riprese di spettacoli di stagioni precedenti. Das tapfere Schneiderlein, opera per famiglie di Wolfgang Mitterer tratta dall’omonima fiaba dei fratelli Grimm; sempre a settembre L’incoronazione di Poppea, sul podio Ottavio Dantone e alla regia il discusso Calixto Bieito, alla guida di artisti del calibro di Julie Fuchs (Poppea), il controtenore David Hansen (Nerone), il mezzosoprano italo-canadese Emily d’Angelo (Ottavia), Delphine Galou (Ottone), e I Capuleti e i Montecchi allestiti da Christof Loy, con la bacchetta insigne di Fabio Biondi e la Giulietta cristallina di Rosa Feola. A ottobre è la volta della celebre Tosca metateatrale di Robert Carsen, protagonisti la diva Sonya Yoncheva, il tenore Joseph Calleja e lo Scarpia del baritono tedesco Thomas Johannes Mayer, diretti da Paolo Carignani. A novembre viene riproposto il Così fan tutte radicale del regista russo Kirill Serebrennikov, supportato da un cast di giovani voci mozartiane (il soprano armeno Ruzan Mantashyan, il mezzosoprano russo Anna Goryachova, il tenore Mauro Peter debuttante nella parte di Ferrando, il baritono russo Konstantin Shushakov, la Despina briosa della messicana Rebeca Olvera e il baritono francese Edwin Crossley-Mercer come Don Alfonso), diretto da Christopher Moulds, esperto di partiture barocche e settecentesche.

A fine 2021 doppia ripresa: il sobrio e cameristico Simon Boccanegra (targato Andreas Homoki) del 2020, sul podio Marco Armiliato e una compagnia capeggiata da Ludovic Tézier e, dal 31 dicembre, Le Comte Ory nella vivace produzione di Moshe Leiser e Patrice Caurier appannaggio, nelle passate stagioni, di Cecilia Bartoli; per l’occasione, il giovane Victorien Vanoosten dirigerà l’americana Brenda Rae, per la prima volta nei panni della comtesse Adèle, il tenore Edgardo Rocha e Rebeca Olvera. A gennaio Paolo Carignani tornerà sul podio per il dittico verista Cavalleria rusticana/Pagliacci, con regia di Grischa Asagaroff e, tra gli interpreti, Marcelo Álvarez nel doppio ruolo di Turiddu e Canio, la Santuzza del mezzosoprano Elīna Garanča, Ekaterina Bakanova (Nedda) e il baritono rumeno George Petean (Alfio/Tonio). Nello stesso mese, riappare sulle tavole zurighesi il contestatissimo Don Giovanni di Sebastian Baumgarten, spiazzante e dai colori sgargianti, riambientato dal regista tedesco in un santuario appartenente a una rigorosa setta religiosa. Dal 20 febbraio Olga Peretyatko è la capricciosa Donna Fiorilla nello spassoso allestimento di Jan Philipp Gloger de Il turco in Italia; dirige l’italiano Riccardo Minasi, volto noto al pubblico zurighese.

A marzo un’altra rinomata bacchetta italiana, quella di Nicola Luisotti, riproporrà il Macbeth tetro e psicanalitico dell’australiano Barrie Kosky: Macbeth sarà George Petean, mentre Veronika Dzhioeva e la star russa Anna Netrebko si alterneranno nelle vesti della diabolica Lady. Sempre Verdi pure per il mese di aprile, con il grottesco e discutibile Rigoletto messo in scena da Tatjana Gürbaca nel 2013, alla direzione l’inglese-gibilterrino Karel Mark Chichon, marito della Garanča. A maggio è la volta di due gustosi revival: la straussiana Arabella, regia del 2020 di Robert Carsen, con un cast capeggiato da Anja Harteros e Anett Fritsch, e la Lucia di Lammermoor di Tatjana Gürbaca che debutterà – pandemia permettendo – nelle prossime settimane: alla direzione l’italiano Andrea Sanguineti, nella compagnia di canto Lisette Oropesa, il talentuoso Benjamin Bernheim e Massimo Cavalletti. Chiusura di stagione con il “padrone di casa”, Gianandrea Noseda: il maestro milanese si cimenterà, infatti, con il Wagner di Tristan und Isolde, nel bell’allestimento di Claus Guth approdato, nel 2017, al Teatro Regio di Torino, protagonisti il tenore svedese Michael Weinius e il soprano finlandese Camilla Nylund (debuttante come Isolde), e con il Verdi di Falstaff nella regia elegante di Sven-Eric Bechtolf, tra gli interpreti il panciuto cavaliere di Bryn Terfel, l’Alice Ford di Irina Lungu e la Quickly di Marianna Pizzolato.

Per quanto concerne la stagione di balletto, si registrano otto produzioni. Menzioniamo, almeno, il trittico Angels’ Atlas, su coreografie di Crystal Pite e Marco Goecke; a gennaio e febbraio 2022 la prima mondiale di Monteverdi, coreografia di Christian Spuck e, sul podio dell’Orchestra La Scintilla, Riccardo Minasi; a maggio e giugno 2022 il balletto Peer Gynt del rinomato coreografo rumeno Edward Clug, su musiche di Edvard Grieg.
Tra le Liederabende ricordiamo, quanto meno, il 13 dicembre 2021 la serata con la giovane Lise Davidsen; il 2 marzo 2022 il recital con il tenore Stephen Costello e il 26 aprile quello con il baritono Christian Gerhaher.
Molto ricco, infine, il cartellone dei concerti sinfonici, con artisti del calibro di Gianandrea Noseda, Riccardo Minasi, Manfred Honeck, Tito Ceccherini, la violinista Janin Jansen, il pianista Daniil Trifonov e il tenore Juan Diego Flórez, quest’ultimo protagonista del Neujahrskonzert (in programma musiche e arie di Johann Strauss, Čajkovskij, Brahms, Lehár, Bizet e Puccini).

Ulteriori informazioni: www.opernhaus.ch

image_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino