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ViruSOStreaming: un forum analizza prospettive e rischi dello streaming

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Lo streaming, per il teatro d’opera, è una momentanea àncora di salvezza o potrebbe divenire, qualora non ne venisse razionalizzato l’utilizzo, un ulteriore tassello di problematicità futura per un settore già in profonda crisi? Fondazioni liriche e teatri di tradizione, in Italia, ne hanno fatto ultimamente largo impiego, nelle più diverse declinazioni: realizzando spettacoli “in” streaming (così ha fatto il Teatro Comunale di Sassari, in diretta e con propri mezzi, mentre i Teatri della Emilia-Romagna sul canale Opera Streaming, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e il San Carlo di Napoli hanno adottato la modalità di registrazione e successiva messa in onda, rispettivamente per YouTube, Rai5 e Facebook) o “per” lo streaming (così hanno fatto il Teatro Coccia di Novara, o l’Opera di Roma e il Teatro alla Scala di Milano, gli ultimi due utilizzando però i canali televisivi della Rai).

Ora l’annuncio, da parte del ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini, del lancio della piattaforma nazionale, definita “Netflix della cultura”, della quale si sa ancora poco, ma con investimenti che, da subito, appaiono risibili rispetto a quelle che sarebbero le esigenze dei teatri, mette in allarme gli stessi su un futuro che, anche dopo l’auspicata fine della pandemia, potrebbe generare confusioni. Far convivere due linguaggi così diversi richiede dialogo, professionalità nuove e, appunto, risorse che vanno messe in essere, analizzate su un tavolo di discussione che permetta un utilizzo di tale piattaforma non come sostitutiva dello spettacolo dal vivo, ma quale forma integrativa, come risorsa aggiuntiva alla programmazione in teatro, come tutti, artisti, produttori e istituzioni culturali auspicano.

Di questo si è parlato nel pomeriggio di venerdì 11 dicembre, nel corso del forum online, intitolato “ViruSOStreaming”, dalla piattaforma dell’AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo), promosso e organizzato da Assolirica, che ha visto la partecipazione di Carlo Fontana, Presidente AGIS, Gianluca Floris, Presidente Assolirica, Massimiliano Gallo del Direttivo Unita, Andrea Marco Ricci, Presidente di Note Legali, Franco Silvestri, Presidente ARIACS, Domenico Chiarello, avvocato esperto in diritto d’autore, Francesco Giambrone, Presidente ANFOLS, Luciano Messi, Presidente ATIT, Filippo Fonsatti, Presidente Federvivo e Vicepresidente AGIS, e Carmelo Di Gennaro del comitato scientifico di Assolirica nelle vesti di moderatore.

“L’idea di una piattaforma nazionale, definita come ‘Netflix della cultura’, va valutata più avanti, quando saremo usciti dall’emergenza – attacca Carlo Fontana – Per il momento dobbiamo limitarci a guardare alle piattaforme digitali con curiosità, apertura e interesse, senza altre fughe in avanti. Io penso che arriveremo a una forma molto simile a quella del calcio, con lo streaming che diventerà un elemento di allargamento del pubblico e di promozione dello spettacolo dal vivo. Mentre per quanto riguarda i prezzi, credo sia giusto pagare per lo streaming, ma non si deve pensare che questo sia un elemento surrogatorio degli incassi che si fanno in teatro. Come Agis abbiamo cercato un’interlocuzione con Chili e il MiBACT e avremo presto un incontro per capire dove andremo”.

“Ci hanno posto questa novità, prima ancora di conoscerne le regole. – rincara Gianluca Floris – Lo streaming è un paradigma dei problemi, che abbiamo ora e avremo domani, quando metteremo mano a una vera riforma dello spettacolo. Possiamo avvalerci di questo nuovo supporto per l’organizzazione di un evento, penso al recente Barbiere di Siviglia, ma il problema per noi artisti è che siamo pagati a recita. Il pericolo più evidente con lo streaming è che il compenso si riferisca soltanto alla prima performance e di usare la piattaforma solo per trasmettere grandi eventi. In questo modo manderemmo a gambe all’aria almeno due generazioni successive di artisti. Perciò dobbiamo fare un fronte unico col decisore pubblico per evitare che le decisioni sul nostro comparto ci passino sopra la testa. Facciamo lavorare di più gli artisti italiani. Diamoci un metodo”.

Sulla nascita della piattaforma digitale per la cultura pubblico-privata, partecipata da CDP e Chili TV, esprime qualche perplessità Filippo Fonsatti, che ritiene insufficienti le risorse finora stanziate, trattandosi di una start-up. Senza la disponibilità di fondi pubblici che possano sostenere anche l’adeguamento digitale delle infrastrutture dei teatri e le istituzioni stesse nella realizzazione di prodotti audiovisivi con standard tecnici elevati, diventa impossibile conquistare un mercato nazionale tutto da inventare e competere su un mercato europeo decisamente più maturo. Inoltre occorrerebbe parallelamente dotarsi di norme, magari mutuandole da altri ambiti disciplinari come la musica popolare contemporanea, per regolare i diritti connessi, la disciplina contrattuale e la equa remunerazione degli artisti della prosa, dell’opera, della danza.

“Una piattaforma è una scatola vuota, senza i contenuti forniti dagli artisti – rimarca Massimiliano Gallo – Ma senza un accordo tra le parti non è possibile andare avanti. Lo spauracchio di uno streaming in deregulation è che all’improvviso si possa assistere a qualunque spettacolo ovunque, creando un sistema che metterebbe in ginocchio i piccoli teatri. Poi c’è un problema di contribuzione”. Francesco Giambrone spinge sulla necessità di guardare allo streaming in tempi ordinari: “La pandemia deve porci nell’ottica di affrontare il problema del divario tecnologico e dell’arretramento, molto italiano, rispetto al tema dell’innovazione. A questo tavolo manca un interlocutore fondamentale, il Ministero”.

Per Luciano Messi lo streaming ha il potenziale per diventare un vero palcoscenico, e come tale andrebbe trattato: “Lo streaming non potrà diventare altrimenti che strutturale e reca in sé risvolti interessanti, non solo economici. Come l’elemento di inclusione e la formazione”. Insomma, sono tanti gli spunti da sviluppare, e soprattutto emerge come le tutele degli artisti coinvolti siano sostanzialmente nulle, come sottolineato da Franco Silvestri e dall’avvocato Andrea Marco Ricci, ricordando in particolare, la mancanza di una immediata applicabilità delle normative farraginose e incomplete sulle trasmissioni on demand.

Carmelo Di Gennaro, tirando le somme della tavola rotonda virtuale, conclude: “Come potremo far sì che lo streaming diventi davvero una risorsa? Come emerso oggi, occorrono disciplina, per far fronte all’attuale deregulation, e una notevole attrezzatura tecnologica. In un’espressione sola, occorre un business plan. Anche per tutelare gli attori e gli artisti lirici, che attualmente soffrono una totale mancanza di garanzie professionali e senza i quali lo Spettacolo non può andare in scena”. La discussione è aperta, anche alla luce delle esperienze streaming vissute dai teatri in questi mesi di chiusura, seppur con diverse modalità e impiego di mezzi, ma il futuro è quanto mai incerto.

Con la collaborazione di Annalisa Masselli, responsabile comunicazione Assolirica

In copertina, prove di registrazione di un concerto in streaming al ROF di Pesaro
Photo credit: Amati e Bacciardi

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