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Venezia, Salieri e Mozart al Malibran, Rossini alla Fenice. E a novembre arriva Muti

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La Fondazione Teatro La Fenice torna alla sua programmazione lirica in forma tradizionale, «con quel pizzico di orgoglio di chi – per citare le parole di Fortunato Ortombina, sovrintendente e direttore artistico della Fondazione lirico-sinfonica – in questi di gravi difficoltà, è riuscito a sfruttare al meglio le proprie risorse per continuare a produrre e diffondere musica e cultura. La Fenice, in questo delicatissimo periodo, non si è infatti mai fermata, trasformando le ‘limitazioni’ imposte dell’emergenza epidemiologica in occasioni per riconsiderare se stessa e le sue possibilità artistiche. «Il teatro è vivo – continua Ortombina – e deve essere un punto di riferimento per la comunità che ha intorno. La gente deve poter continuare a venire a teatro: insomma, nonostante la situazione critica non ci diamo per vinti, c’è e ci sarà sempre qualcosa da vedere alla Fenice».

A riprova di tale atteggiamento propositivo, basta ricordare le tappe più significative di questo particolarissimo percorso, caratterizzato da spettacoli, concerti e messinscene ‘straordinarie’, sempre contraddistinte dal pieno rispetto delle norme anti-Covid-19 ma anche da una nuova e potente creatività: nel mese di giugno, il Teatro veneziano ha offerto diversi concerti in streaming trasmessi gratuitamente sul suo seguitissimo canale YouTube e diffusi tramite social network per i numerosissimi fan e follower di tutto il mondo; nel mese di luglio e agosto sono stati proposti alcuni concerti cameristici e con formazioni di piccole dimensioni, con pubblico ridotto e l’installazione dell’ormai celebre ‘arca’ sulla scena per garantire il distanziamento sociale sia tra gli spettatori sia tra gli artisti; e ancora nel periodo estivo va ricordato l’allestimento di un’opera che ha permesso al Teatro di conquistare un piccolo ‘primato’ rispetto alle altre fondazioni lirico-sinfoniche della penisola: la Fenice è stata la prima ad allestire uno spettacolo lirico al chiuso alle condizioni imposte dal protocollo anti Covid. Non appena si è potuto, la Fenice con le sue masse artistiche è inoltre stata protagonista di un grande concerto all’aperto, in piazza San Marco, e successivamente è tornata a offrire opere liriche in forma semiscenica di nuovo al chiuso: si è potuto tornare ad ascoltare La traviata, Il trovatore di Giuseppe Verdi, ma anche Roberto Devereux di Gaetano Donizetti.

Il Teatro veneziano torna a proporre al suo pubblico spettacoli lirici in forma scenica tradizionale: al Teatro Malibran, proporrà un dittico di titoli completamente inediti per i palcoscenici veneziani, vale a dire Prima la musica e poi le parole di Antonio Salieri e Der Schauspieldirektor (L’impresario teatrale) di Wolfgang Amadeus Mozart. Si tratta di un nuovo allestimento realizzato dalla Fondazione Teatro La Fenice nell’ambito dell’ormai collaudata collaborazione con l’Accademia di Belle Arti, con la regia di Italo Nunziata e la direzione musicale di Federico Maria Sardelli. Lo spettacolo sarà in scena il 9, 11, 15, 17 e 20 ottobre 2020.
Nel cast di Prima la musica e poi le parole figurano Szymon Chojnacki nel ruolo del maestro di cappella, Francesco Vultaggio in quello del poeta, Francesca Boncompagni in quello di donna Eleonora e Rocío Pérez in quello di Tonina. La compagnia di canto e recitazione del Schauspieldirektor è composta da Karl-Heinz Macek (Frank), Marco Ferraro (Eiler), Szymon Chojnacki (Buff), Francesco Bortolozzo (Herz), Michela Mocchiutti (madame Pfeil), Roberta Barbiero (madame Krone), Valeria de Santis (madame Vogelsang), Rocío Pérez (madame Herz), Francesca Boncompagni (madmoiselle Silberklang), Valentino Buzza (Vogelsang). Maestro al clavicembalo Roberta Paroletti.

A seguire, il 18, 21, 22, 23, 24 e 25 ottobre 2020, tornerà in scena alla Fenice Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, nel collaudatissimo allestimento firmato dal regista Bepi Morassi con le scene e i costumi di Lauro Crisman e il light design di Andrea Benetello. Federico Maria Sardelli sarà alla testa dell’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice e di un doppio cast composto da Antonino Siragusa e Manuel Amati in alternanza nel ruolo del conte d’Almaviva, Omar Montanari e Marco Filippo Romano in quello di Bartolo, Josè Maria Lo Monaco e Laura Verrecchia in quello di Rosina, Simone Del Savio e Filippo Fontana in quello di Figaro; Andrea Patucelli sarà Basilio; Giovanna Donadini, Berta; William Corrò, Fiorello. Gli artisti del Coro Luca Ludovici e Nicola Nalesso completeranno la compagnia di canto alternandosi nel ruolo comprimario dell’ufficiale. Maestro del Coro Claudio Marino Moretti, maestro al fortepiano Roberta Ferrari.

La Stagione dei concerti comincerà a fine ottobre con Juraj Valčuha che, alla testa dell’Orchestra del Teatro La Fenice, dirigerà La mer di Claude Debussy e i Quadri di un’esposizione di Modest Musorgskij: organici di quasi novanta elementi, dunque, grazie a un set scenografico inedito che consentirà ai professori d’orchestra di rispettare il distanziamento sociale imposto dalle misure di contenimento anti-Covid. Nel mese di novembre, sono in agenda il ritorno di Myung-Whun Chung e un concerto straordinario di Riccardo Muti.
Riccardo Muti e il Teatro La Fenice festeggiano insieme le loro ‘nozze d’oro’ con un concerto straordinario che avrà luogo alla Fenice lunedì 23 novembre 2020 alle ore 20.00. Il maestro dirigerà l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in un evento di grande prestigio che cade a cinquant’anni esatti dalla sua prima apparizione del maestro a Venezia. Il programma musicale del concerto vedrà Muti misurarsi con due celeberrime pagine sinfoniche: la Sinfonia n. 3 in re maggiore d 200 di Franz Schubert e la Sinfonia n. 9 in mi minore Dal nuovo mondo di Antonín Dvořák.
Sono passati cinquant’anni esatti dal debutto di Riccardo Muti in Fenice: era l’estate del 1970 quando per la prima volta il direttore d’orchestra oggi forse più conosciuto e apprezzato nel mondo diresse l’Orchestra del Teatro La Fenice e il Coro Filarmonico di Praga nel Magnificat di Bach e nell’oratorio Cristo al Monte Oliveto di Beethoven. Gli anni Settanta videro poi Muti tornare in laguna in numerose occasioni: nel 1971, quando diresse la compagine fenicea nella Settima di Beethoven e la Quinta di Čajkovskij; nel 1972 per interpretare l’oratorio Ivan il terribile di Prokof’ev; e ancora nel 1978, stavolta alla testa della Philharmonia Orchestra di Londra, per dirigere un programma di musiche russe dal Romeo e Giulietta di Čajkovskij alla Terza Sinfonia di Prokof’ev, passando per la suite dell’Uccello di fuoco di Stravinskij. In epoca più recente, molti ricorderanno ancora il memorabile concerto del 1995, quando diresse la Filarmonica della Scala ancora una volta nella Settima di Beethoven e nei Quadri di un’esposizione di Musorgskij; ma indimenticabile e dall’altissimo valore simbolico è ancor più il concerto del 14 dicembre 2003: fu proprio Riccardo Muti a dirigere Orchestra e Coro del Teatro La Fenice nel concerto di riapertura del Teatro ricostruito.

Ulteriori informazioni: www.teatrolafenice.it

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