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Teatro San Carlo: grandi nomi e titoli di repertorio per la stagione 2020/21

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Punta sulle grandi voci e sui nuovi talenti della lirica sia italiana che straniera, con nomi “first class” dalle maggiori scuderie, la nuova stagione del Teatro San Carlo di Napoli presentata dal nuovo sovrintendente nonché direttore artistico e primo vertice d’Oltralpe nella storia del Lirico partenopeo Stéphane Lissner, ex scaligero e vertice in scadenza all’Opéra di Parigi alla sua prima uscita semipubblica dopo la nomina dello scorso ottobre e la forzata sospensione delle attività causa Covid. Illustrazione avvenuta, nell’occasione, in palcoscenico e al fianco del sindaco-presidente Luigi de Magistris dinanzi a una sala semideserta, fuori dai consueti binari stampa e senza comunicati ufficiali, attraverso una conferenza in differita streaming subentrata con qualche ora di ritardo rispetto alla diretta per problemi tecnici in fase di partenza.

Pertanto, in primo piano, un valzer di costellazioni canore dagli ultimi lustri con diverse presenze inedite per Napoli come il soprano americano Aylin Pérez, il bel mezzosoprano lettone Elīna Garanča, il tenore messicano Javier Camarena, il baritono serbo Željko Lučić, lo splendido soprano russo scoperto da Gergiev Aida Garifullina, il belcantista americano Lawrence Brownlee cui va aggiunta la coppia celeberrima Anna NetrebkoYusif Eyvazov per la prossima lirica in piazza d’estate. E, ancora, Stephen Costello, Julie Fuchs, Xabier AnduagaJean-François Borras, oltre alle voci già udite di Jessica Pratt, George Gagnidze, Anna Pirozzi, Francesco Meli, Carmen Giannattasio, Francesco Demuro, Piero Pretti, Nicola Alaimo, Paolo Bordogna, Giorgio Berrugi, Gabriele Viviani, Marianna Pizzolato. In rappresentanza dell’ultima generazione purosangue italiana canteranno invece le bravissime Rosa Feola, Eleonora Buratto e Mariangela Sicilia, Selene Zanetti, Damiana Mizzi, Valeria Sepe, Claudia Pavone e i non meno apprezzati Davide Luciano, Luca Micheletti, Giulio Pelligra, Antonio Di Matteo.

In cartellone però, su dieci opere più la ripresa in luglio del Puccini d’apertura ma con altro cast guidato dalla magnifica Mimì di Eleonora Buratto e il repêchage del musical My fair lady, soltanto due saranno le nuove produzioni (La bohème inaugurale del prossimo 4 dicembre firmata da Emma Dante più il Don Giovanni di Mozart con i Muti padre e figlia a chiusura del ciclo dapontiano). E, in ogni caso, tutti titoli del repertorio più battuto. Buone notizie arrivano intanto per il Ballo che aumenta gli appuntamenti a cinque a fronte del minor peso destinato alla concertistica (diciassette i capitoli fra i quali spiccano i pianisti Kissin, Matsuev, Gardiner con il Monteverdi Choir English Baroque Soloists, Muti con i Wiener, un doppio Barenboim alla testa della sua West-Eastern Divan Orchestra, Neeme Järvi) che però accoglierà ulteriori focus a valenza canora. Si segnalano, a tal merito, il Requiem di Dvořák (con Carmen Giannattasio, Gerhild Romberg, Maximilian Schmitt e Alexander Vinogradov), un Gala Belcanto con Jessica Pratt, un Gala Concerto (19 settembre 2021) in doveroso omaggio al mitico Caruso nel primo centenario della morte (Francesco Meli, Javier Camarena e Francesco Demuro diretti da Marco Armiliato), un secondo Gala Belcanto ma, in realtà, con arie del secondo e tardo Ottocento di Verdi, Mascagni, Saint-Saëns e Bizet (3 ottobre 2021), con Elīna Garanča protagonista.

Le inaugurazioni spetteranno comunque alla bacchetta dell’attuale direttore musicale Juraj Valčuha, sul podio stabile non oltre, per sua volontà, la scadenza del mandato nel settembre del prossimo anno ma, in compenso, protagonista già prenotato su un importante progetto in cantiere per la stagione 2022/23. Nel frattempo, in luglio, le attività riprenderanno en plein air da piazza del Plebiscito. In programma: una Tosca di Puccini in forma di concerto (la sera del 23 dedicata a medici, infermieri ed operatori sanitari, in replica il 26) con le stelle a Napoli mai neanche viste NetrebkoEyvasovTézier e la direzione di Valčuha; l’Aida di Verdi (28 e 31 luglio), sempre in forma di concerto diretto da Michele Mariotti e un notevolissimo cast (Anna Pirozzi, Jonas Kaufmann, Anita Rachvelishvili, Claudio Sgura, Roberto Tagliavini), più un cavallo sancarliano ormai di battaglia fuori le mura, il 30 luglio, qual è la Nona Sinfonia di Beethoven con un bel poker di solisti italiani (Maria Agresta, Daniela Barcellona, Antonio Poli e Roberto Tagliavini), Coro e Orchestra della Fondazione guidati dal direttore musicale del Teatro.

Dunque, almeno per la tornata 2020/21 stilata a metà fra vecchia e nuova dirigenza, niente Settecento musicale napoletano né progetti particolari ma – come precisato del neo sovrintendente e direttore artistico – tanta attenzione, più che sui titoli, nella scelta degli artisti, sull’impiego delle masse interne e sulle ripresa di spettacoli prodotti soprattutto in casa che, infatti, contano otto occorrenze su dieci.
D’altra parte, nell’illustrare le linee programmatiche dell’imminente e delle prossime stagioni, Lissner ha ribadito cardini precisi fra i quali, in primis, il reclutamento costante delle voci attualmente al top traendo spunto dalla storica contesa giocata a colpi di ugole d’oro (Callas, Tebaldi, Bastianini, Scotto e simili) fra i due massimi teatri lirici italiani negli anni Cinquanta-Sessanta. Quindi, il grande repertorio italiano, la promozione delle nuove generazioni della lirica riservando sempre un occhio di riguardo per i talenti nazionali, l’interesse per la componente scenico-attoriale e dunque per le firme registiche di pregio. E, non da ultimo, il ruolo sociale della Fondazione che, a tal fine, promuoverà con il sostegno finanziario della Regione Campania, una piattaforma digitale pronta a trasformare il San Carlo in “produttore di se stesso”, ossia in palcoscenico in grado di arrivare – Covid docet – velocemente ovunque nel mondo. Vale a dire, una sorta di Opera-Studio utile a eliminare barriere di ogni genere, socio-economiche, geografiche o di emergenza sanitaria, valida anche per le scuole, per i piccoli e i grandi schermi. In sostanza, un teatro ripensato per avvicinare tutti.

I titoli sono effettivamente triti e ritriti ma, per le orecchie dei napoletani, le sorprese sono tante. La nuova locandina lirica del Teatro San Carlo proporrà infatti un doppio Puccini con la più popolare ma nuova Bohème inaugurale assegnata a una parata di debutti sulle assi napoletane (dalla deliziosa Mimì di Selene Zanetti alla Musetta di Damiana Mizzi, dal Rodolfo di Stephen Costello al Marcello di Ilya Kutyukhin, dallo Schaunard di Pietro Di Bianco al Colline di Daniel Giulianini) e con la non meno frequente Madama Butterfly (30 aprile-13 maggio) versione Ferzan Özpetek con la potente Anna Pirozzi e la nuova bacchetta di Dan Ettinger; un duplice quanto più celebre Verdi diviso fra il Rigoletto (16-24 gennaio) nella tradizionale rilettura di Giancarlo Cobelli (ma con il binomio atteso quanto inedito, per il luogo, LučićGarifullina) e l’inossidabile Traviata (11-27 giugno) sempre del cineasta turco con targa San Carlo e l’alternanza per Violetta delle ottime Pérez e Pratt. Seguono il Mozart (12-20 febbraio) dell’annunciato Don Giovanni di nuova produzione per la regia di Chiara Muti con l’esordiente (a Napoli) Luca Micheletti nel ruolo del titolo, il Rossini (13-26 marzo) del Turco in Italia sempre di casa (regia di Antonio Calenda) ma con le nuove voci di Marko Mimica, Julie Fuchs e Ruzil Gatin, il Donizetti dell’Elisir d’amore (23-31 luglio) nella nota versione “da spiaggia” ideata da Damiano Michieletto per il Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia e il Teatro Real di Madrid, qui con Rosa Feola e Xavier Anduaga al suo debutto sancarliano, sotto la direzione di Riccardo Frizza, pure lui per la prima volta al Massimo partenopeo. Completano la proposta tre emblemi del teatro musicale europeo, con la Salome di Richard Strauss (11-20 aprile) nell’edizione sancarliana di Manfred Schweigkofler e con un bifronte Bizet (opéra-comique e opéra-lyrique) diviso fra la Carmen (20-26 giugno) creata a suo tempo per la Fondazione dal fantasista Daniele Finzi Pasca, ma stavolta fortunatamente calando l’asso Garanča affiancata da Borras nel ruolo di Don José più direzione di Ettinger, e Les Pechêurs des perles (12-25 settembre), nella produzione dell’Opéra Comique a firma Yoshi Oïda con l’ottima terna BrownleeMeachemMachaidze.

Per la prèmiere di gala della Bohème, biglietti compresi fra gli 800 euro della poltronissima oro e i 90 per un posto in balconata, o i 50 per il solo ascolto.

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