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“La musica unisce più della politica”: Riccardo Muti parla del suo sesto Concerto di Capodanno a Vienna

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“Non possiamo abolire la cultura, la musica, il teatro, nemmeno in una situazione estrema come questa. Suoneremo non solo per regalare belle note, ma per dare un messaggio di speranza e pace a tutti”. Riccardo Muti ritorna sul podio dei Wiener Philharmoniker, orchestra alla quale è legato da oltre mezzo secolo e di cui è membro onorario dal 2011, per dirigere il suo sesto Concerto di Capodanno a Vienna. Per la prima volta nella storia, l’edizione 2021 del tradizionale appuntamento si terrà il 1° gennaio senza il pubblico seduto nella Sala d’Oro del Musikverein, ma sarà seguito in oltre 100 Paesi, ripreso in mondovisione dalla Orf, la radiotelevisione nazionale austriaca, e trasmesso in Italia da Rai2 alle ore 13.30.

“Di certo – spiega Muti nella conferenza di presentazione dell’evento – quando abbiamo programmato il concerto nessuno di noi avrebbe mai pensato di trovarsi in questa situazione. È così strano. Persino in hotel, qui a Vienna, non c’è nessuno. Anche girando per le strade della città sembra di essere in un film dell’orrore. Concerto sì, concerto no: alla fine abbiamo pensato che non cominciare l’anno con il tradizionale appuntamento sarebbe stato il peggior segnale per l’intero mondo. Abbiamo un gran bisogno di speranza”.

In onore delle 80 primavere che Muti compirà il prossimo 28 luglio, il programma sarà ricco di temi e atmosfere italiane, con alcune prime esecuzioni per la Filarmonica di Vienna. Si va da Franz von Suppé a Johann Strauss II, Josef Strauss, Carl Zeller, Carl Millöcker, Karel Komzßk II. “Suppé – racconta il maestro – si sentiva per metà italiano. La sua Ouverture, che aprirà la seconda parte del concerto, è piena di elementi musicali tipici del nostro mondo operistico. Ma dentro si sente anche molta Austria. È un’Ouverture che racconta due nazioni che sono sempre state legate, a volte con qualche discussione, altre con grande amicizia. È un esempio di come la musica a volte abbia unito l’Europa ben più della politica. Io stesso sono italiano, ma da cinquant’anni lavoro anche qui a Vienna: qualcosa avrò assorbito. E a Napoli – ricorda – abbiamo avuto la regina Maria Carolina d’Austria, che tanto ha fatto per la cultura della mia città”.

Sebbene il maestro possa contare tanti anni alla guida della Filarmonica, e tante volte al Concerto di Capodanno, l’emozione non manca. “Ormai sono pronto a diventare una delle cariatidi del Salone”, scherza. E ricorda la sua prima volta al Concerto di Capodanno, nel 1993: “Ero terrorizzato. Bisogna trovare una via per mettere insieme la tradizione e una cifra che sia tua. Devi essere un pilota esperto, altrimenti l’orchestra potrebbe anche andare da sola. Quella notte non dormii. Davanti a una delle orchestre più grandi del mondo, con un repertorio unico, con la mia inesperienza sentivo che avrei solo potuto peggiorare la situazione. Ma i musicisti mi hanno molto aiutato e tutto è andato bene. Poi negli anni l’esperienza mi ha insegnato che non è mai una passeggiata in giardino. Ma una nuova sfida, ogni anno”.

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