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Festival di Salisburgo: presentato il programma per il 2021

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Nonostante il clima di incertezza e di sospensione causato dalla pandemia in corso, sempre più festival estivi stanno iniziando ad annunciare il proprio programma, fiduciosi in un ritorno per il prossimo anno a una pseudo-normalità. Tra questi, anche quello che è considerato a ragione “la Ferrari della musica”, ovvero il Salzburger Festspiele, lo scorso 10 dicembre ha ufficializzato i propri piani per l’estate del 2021, presentando un palinsesto davvero ricco e di gran livello. La manifestazione, che vedrà per l’ultima volta al timone Helga Rabl-Stadler nei panni di presidente, proseguirà i festeggiamenti per il centenario del Festspiele, iniziati ad agosto in una versione ridotta e rimodulata, e durerà dal 17 luglio al 31 agosto 2021.

Dopo il gran successo di pubblico e critica, vengono riproposte le due produzioni andate in scena quest’anno: la straussiana Elektra diretta da Franz Welser-Möst e regia di Krzysztof Warlikowski, protagonisti Ausrine Stundyte, Tanja Ariane Baumgartner, la lituana Vida Miknevičiūtė in alternanza con Asmik Grigorian, Christopher Maltman (7 recite); Così fan tutte nella versione ideata appositamente per la kermesse dalla direttrice d’orchestra tedesca Joana Mallwitz e dal regista Christof Loy, nel cast Elsa Dreisig, Marianne Crebassa, Andrè Schuen e Bogdan Volkov (4 repliche). Dal Festival di Pasqua 2018 proviene la discussa edizione di Tosca messa in scena da Michael Sturminger, che per 4 recite vedrà esibirsi, sull’ampio palco del Grosses Festspielhaus, i divi Anna Netrebko, Yusif Eyvazov e Ludovic Tézier, guidati da Marco Armiliato. Come oramai da tradizione, dal 2012 Cecilia Bartoli presenta il titolo da lei cantato durante la sezione di Pentecoste del Festspiele: per il 2021, la scelta è ricaduta sull’oratorio händeliano Il trionfo del Tempo e del Disinganno, allestito da Robert Carsen e con Gianluca Capuano sul podio dell’enselmble Les Musiciens du Prince-Monaco; accanto alla Bartoli, si esibiranno Mélissa Petit, il controtenore Lawrence Zazzo e Charles Workman. Tra le nuove produzioni, grande è l’attesa per le sei performances del Don Giovanni diretto da Teodor Currentzis e con regia del cesenate Romeo Castellucci; tra gli interpreti, segnaliamo almeno il protagonista, Davide Luciano, il Leporello di Vito Priante, Federica Lombardi (Donna Elvira) e Michael Spyres (Don Ottavio). Dopo aver messo in scena a Salisburgo, nel 2018, L’incoronazione di Poppea, l’artista belga Jan Lauwers si cimenta con un caposaldo del repertorio novecentesco, Intolleranza 1960 di Luigi Nono, diretto da uno specialista come Ingo Metzmacher, nel cast il tenore Sean Panikkar (già acclamato sulle tavole salisburghesi nel 2018 in The Bassarids), Anna Maria Chiuri e Sarah Maria Sun. Concludono la sezione opera una recita di Neither di Morton Feldman, su libretto di Samuel Beckett, e una della légende dramatique La Damnation de Faust di Berlioz con Charles Castronovo, Elīna Garanča e Ildar Abdrazakov, sul podio Alain Altinoglu, ambedue eseguite in forma di concerto.

Ampiamente varia è anche l’offerta concertistica. Per quanto concerne le serate con i Wiener Philarmoniker, ricordiamo quanto meno quelle con Christian Thielemann ed Elīna Garanča (in programma musiche di Richard Strauss e Anton Bruckner), la Terza di Mahler con Andris Nelsons e Violeta Urmana, la Missa solemnis di Beethoven diretta da Riccardo Muti, solisti Rosa Feola, Alisa Kolosova, Dmitry Korchak e Ildar Abdrazakov. Tra gli eventi con le orchestre ospiti, menzioniamo Friede auf Erden di Schönberg e il War Requiem di Britten con la City of Birmingham Symphony Orchestra diretta dalla giovane lituana Mirga Gražinytė-Tyla, cantanti solisti il soprano Elena Stikhina, il tenore Allan Clayton e il baritono Florian Boesch; due differenti concerti con Teodor Currentzis e la sua musicAeterna, uno incentrato sulla figura di Mozart, l’altro di Rameau; Manfred Honeck a capo della Gustav Mahler Jugendorchester; due serate con la West-Eastern Divan Orchestra guidata da Daniel Barenboim e da Lahav Shani; Kirill Petrenko e i Berliner Philarmoniker con un doppio appuntamento (Weber, Hindemith e Schubert per il 29 agosto, Rachmaninoff, Prokof’ev e Korngold per il giorno successivo).

Si registrano, poi, cinque Mozart Matinees con, fra gli altri, illustri bacchette mozartiane quali Riccardo Minasi, Antonello Manacorda e Ivor Bolton; cinque le Liederabende, con artisti internazionali: il baritono Matthias Goerne, accompagnato al pianoforte dal sovrintendente del Festival Markus Hinterhäuser nel ciclo schubertiano Die schöne Müllerin; il soprano Asmik Grigorian, impegnata con pagine di Čajkovskij e Strauss; il tenore Benjamin Bernheim, alle prese con Lieder di Ernest Chausson e il Dichterliebe di Schumann; il baritono canadese Gerald Finley con Schwanengesang di Schubert; il baritono Christian Gerhaher, la violinista Isabelle Faust e altri strumentisti in una serata in cui risuoneranno musiche di Othmar Schoeck, Schönberg e Berlioz. Tra i dieci recital solistici, piace qui rammentare perlomeno la partecipazione del pianista russo naturalizzato tedesco Igor Levit, del violinista Renaud Capuçon in collaborazione con l’inossidabile Martha Argerich, del pianista András Schiff alle prese con Bach, di Maurizio Pollini che si cimenterà con brani di Schumann e Chopin, della giapponese Mitsuko Uchida (Schubert) e della violinista Anne-Sophie Mutter, in un programma beethoveniano assieme al pianista statunitense Lambert Orkis. Ricordiamo, infine, il palinsesto Canto lirico, quattro concerti con protagonisti Christina Pluhar e L’Arpeggiata (Alla Napoletana), Sonya Yoncheva e il Donizetti Opera Ensemble, Joyce DiDonato e il pomo d’oro, Juan Diego Flórez con la Sinfonía por el Perú Jugendorchester diretta da Diego Matheuz (Sinfonía por el Perú).

Per quanto riguarda la prosa, oltre all’immancabile Jedermann di Hugo von Hofmannsthal nella Domplatz, 14 recite con regia di Michael Sturminger e, nel ruolo del titolo, il celebre attore tedesco Lars Eidinger, si segnalano almeno il dramma di Friedrich Schiller Maria Stuart, messinscena a cura dell’austriaco Martin Kušej (noto ai più, probabilmente, per il suo Don Giovanni salisburghese “in lingérie” del 2002, diretto da Nikolaus Harnoncourt e con, fra gli altri, Thomas Hampson, Ildebrando D’Arcangelo e una giovanissima Anna Netrebko) e, sempre di Hofmannsthal, Das Bergwerk zu Falun, regista lo svizzero Jossi Wieler.

Ulteriori informazioni: www.salzburgerfestspiele.at

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