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Al Verdi di Trieste, uno storico allestimento di Boris Godunov

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Boris Godunov è un’opera affascinante, come lo è la sua vicenda creativa: unica opera di Modest Petrovič Musorgskij a essere rappresentata con l’autore vivente e suo capolavoro riconosciuto, Boris Godunov – sul palcoscenico del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste dal 7 al 15 febbraio – testimonia la missione del compositore di dare alla Russia una musica veramente figlia del suo popolo, basata sul patrimonio folkloristico e sulla storia nazionale. A imporsi all’ascolto è soprattutto la grande sincerità umana, l’idealismo della visione di Musorgskij, che è riassunta al meglio dalle sue stesse parole: “È il popolo che voglio descrivere, lo vedo anche quando dormo, penso a lui quando mangio e quando bevo l’ho davanti agli occhi, nella sua interezza: e quale ricchezza spaventosa di possibilità e di immagini musicali vi è nel linguaggio popolare, quale inesauribile miniera rimane da scavare per portare alla luce ciò che è vero nella vita del popolo russo. Vi è solo da raccogliere, e si può ballare di gioia quando si è un vero artista”.

A conferma dell’impegno della Fondazione nel proporre al pubblico progetti di rilievo internazionale, con un’attenzione particolare ai Paesi dell’Est Europa, Boris Godunov è uno spettacolo che viene messo in scena in collaborazione con Dnepropetrovsk Academic Opera and Ballet Theater di Dnipro (Ucraina) che ne ha curato l’allestimento e la realizzazione in accordo con la Fondazione; la produzione è infatti basata sulle scelte effettuate di concerto con il Maestro Alexander Anissimov, che ne sarà direttore e concertatore, di muoversi lungo la strada tracciata dalla tradizione dell’edizione Lamm – Asafev (1928), e abitualmente utilizzata nel mondo teatrale russo, tenendo conto di alcune prassi esecutive e, non secondariamente, della popolarissima versione nell’orchestrazione di Rimskij Korsakov, in modo da raggiungere la sintesi che darà luogo alla rappresentazione triestina.

La storia compositiva del Boris Godunov è complessa. Al 1868, ai primi passi della parabola di musicista di Musorgskij, risale la prima idea di trarre un’opera dal dramma di Puškin imperniato sulla figura di Boris Godunov. Dopo una febbrile fase di documentazione storica e letteraria inizia l’ancora più febbrile stesura del libretto e della musica. In un anno e mezzo la partitura è completa. Questa prima versione viene sottoposta alla direzione dei Teatri imperiali, che nel 1871 restituisce all’autore il manoscritto accompagnandolo con un rifiuto alla rappresentazione.
Musorgskij dedica tutto il 1871 a una radicale revisione di Boris, spostando, tagliando, modificando scene e componendo nuovo materiale. In questa seconda stesura avviene un importante mutamento di prospettiva: se prima al centro dell’interesse si trovava la figura del protagonista, ora acquista un grande ruolo l’aspetto politico e storico-sociale del soggetto, una decisione che aumenta il peso della parte riservata al coro. L’opera viene nuovamente respinta, ma Musorgskij e i suoi sostenitori decidono di presentarne comunque alcune parti in esecuzioni private, alle quali assiste un pubblico sempre più numeroso e sempre più entusiasta. La partitura per la terza volta è respinta. Pochi giorni dopo la pubblicazione dello spartito, il 27 gennaio 1874, l’opera viene finalmente rappresentata e le reazioni sono violentemente divise. Anche Rimskij-Korsakov è combattuto, con un conflitto interiore che lo spinge a intraprendere una revisione della partitura con lo scopo di renderla più accessibile: ne nascono due versioni successive (1896 e 1908), che raggiungono un compromesso fra efficacia tecnica e forza espressiva. Un’ulteriore revisione (1940) si deve a Dmitrij Shostakovich, compositore profondamente influenzato da Musorgskij: questa versione si concentra soprattutto sull’orchestrazione, cercando di rispettare il più possibile la sostanza originale.

Con l’Orchestra, il Coro e i Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste e con la partecipazione del Coro e del Corpo di ballo del Dnepropetrovsk Academic Opera and Ballet Theater di Dnipro e del Coro “I Piccoli Cantori della Città di Trieste”, Boris Godunov è diretto dal Maestro Alexander Anissimov; la regia storica è di Yurii Victorovych Chaika, la regia e movimenti scenici sono ripresi da Victoria Chernova, le scene e costumi storici di Anatoly Arefev, Maestro del coro Francesca Tosi, Maestro del coro “I Piccoli Cantori della Città di Trieste” Cristina Semeraro.
Interpreti principali Taras Shtonda/Volodimir Gudz (Boris Godunov), Oleksii Strizhak/Victor Shevchenko (Pimen), Vladyslav Goray/Vitalij Kovalchuk (L’impostore Grigorij), Eduard Srebnytskyi (Vasilij Ivanovič Šujskij), Yuliya Lytvynova (Ksenija), Kateryna Tsimbaliuk (Marina Mnišek), Svetlana Soschneva (La nutrice di Ksenija), Andrii Lomakovych (Andrej Sčelkalov), Alexander Prokopenko (Varlaam), Igor Tishkov (Misail), Anna Evtekhova (L’ostessa), Ruslan Zynevich (Il folle in Cristo, l’Innocente), Igor Dudin (Nikitič, una guardia), Kimika Yamagiwa (Feodor).

Ulteriori informazioni: Teatro Verdi di Trieste

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