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Al San Carlo di Napoli, Tosca va in scena tra i sassi

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È Tosca di Giacomo Puccini ad aprire il 2020 operistico del Teatro di San Carlo in una nuova produzione molto attesa in scena dal 22 al 29 gennaio. A firmare la regia è Edoardo De Angelis, uno tra i registi del cinema italiano più interessanti, che con il capolavoro pucciniano affronta per la prima volta il palcoscenico lirico. Diretta da Donato Renzetti, sul podio dell’Orchestra e del Coro del San Carlo – istruito quest’ultimo da Gea Garatti – Tosca avrà un’altra firma di prestigio, quella di Mimmo Paladino per le scene. I costumi sono di Massimo Cantini Parrini, le luci, invece, di Cesare Accetta. In scena anche il Coro di voci bianche del San Carlo diretto da Stefania Rinaldi.

Nel primo atto niente Sant’Andrea della Valle, ci sono massi di pietra a formare un ambiente sacro sui generis e una statuaria comparsa di colore a ricordare la recondita armonia di “bellezze diverse”. La camera di Scarpia, nel secondo, diventa uno spazio-accumulo di oggetti tipico di un feticista e a simboleggiare la malvagità del barone figura anche un grande coccodrillo appeso per la testa. Nel terzo atto, invece, Cavaradossi canta “E lucevan le stelle” sotto un cielo in bianco e nero tempestato di numeri.
“Questa è una storia di tanti anni fa, – racconta nelle sue note il regista Edoardo De Angelis – di un luogo lontano e capitale come Roma. Questa storia accade oggi in una periferia che è il centro della terra. Un luogo che è terreno bagnato e bruciato, letto di fiume, ventre malato e medicamentoso. In questo luogo c’è un uomo che per smania di potere distrugge tutto e tutti, compreso se stesso. A lui si contrappone un gigante creativo, la cui opera è così vera che riesce a nascere e vivere. Un uomo che crea, lotta contro un uomo che distrugge. Soprattutto, questa è la storia di una donna, Tosca, che ha ottenuto le sue conquiste con fatica ma è disposta a rinunciare a tutto per l’unica cosa che per lei è più importante di tutte. Una donna che genera: può anche morire ma non può perdere. Questa è una storia che si ripete. All’infinito. – continua De Angelis -. Un luogo così vero da essere tutti i luoghi. Un tempo così preciso da essere sempre. Siamo fatti in buona parte di acqua, il resto è melodramma. Tosca è storia di donne e di uomini, ma parla di Dio”.

“In Tosca, rispetto a tante altre opere liriche – spiega Mimmo Paladino – c’è qualcosa in più che affascina, che mi ha colpito: una sorta di inganno continuo, nulla è come sembra. Tutto è altro. Ognuno dei protagonisti non conosce quella parte di verità che lo porterà alla morte. Floria Tosca cade nell’inganno della gelosia, il ventaglio che è altro da quello che le fanno pensare, e lei, che ha vissuto d’arte, con le sue mani “mansuete e pure” uccide Scarpia. E più crudele di tutto si rivela l’inganno finale verso cui vanno felici e ignari i due amanti. Chi sa tutto è Puccini, voglio dire la sua musica che fa da testimone, commenta, grida di dolore. La musica dice tutto: c’è l’alba, c’è la speranza di Tosca, c’è il dolore dell’orchestra – unica a sapere la verità – davanti alla gioia e all’ansia della protagonista. La musica sì, è senza tempo”.
“Un pittore crea, – continua il celebre artista – rilegge il mondo per sensazioni. Lo spazio è quello dello spirito, è quello dell’artista che ascolta la Tosca. È assolutamente senza tempo. E’ come riafferrare il valore eterno di Puccini, di Verdi, di Rossini… La loro musica è storica e perentoria, ma sublime nella capacità totale di staccarsi dal contesto del libretto, dalla trama, per diventare senso assoluto”.

“Con Tosca, come nei titoli di tradizione – spiega invece Donato Renzetti – occorre muoversi nel rispetto totale della musica e la prima cosa da fare è eliminare le incrostazioni di stile accumulatesi in decenni di esecuzioni e restituire Tosca nella sua essenza. In particolare con l’orchestra occorre fare sempre un lavoro nuovo, perché c’è sempre un dettaglio, un colore, un tratto che si rivela all’improvviso. Quella di Tosca oltre che bella è una musica difficilissima; le maggiori insidie non sono nelle arie famose, nei duetti carichi di passione; la parte complicata sta proprio nel mezzo, tra le pieghe dei declamati drammatici, nel perseguire la perfetta adesione tra testo e musica”.

Cast di alto profilo quello impegnato in Tosca, con Carmen Giannattasio che si alterna con Monica Zanettin nei panni di Floria Tosca, Fabio Sartori e Arsen Soghomonyan saranno Mario Cavaradossi, Amartuvshin Enkhbat e George Gagnidze il Barone Scarpia, Renzo Ran Cesare Angelotti, Matteo Peirone il Sagrestano, Francesco Pittari Spoletta.

Ulteriori informazioni: Teatro San Carlo

Photo credit: Francesco Squeglia

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